Un nuovo presidente, Abdoulaye Wade, si è insediato in Senegal. In questo paese-chiave dell'ex"Francafrica", il potere monopolizzato per quarant'anni dal"partito-stato" socialista ha cambiato di mano, senza che l'esercito e le potenti confraternite religiose si siano mosse. Alla guida di un partito socialista lontano dai cittadini e incapace di soddisfare la domanda sociale, il presidente Abdou Diouf ha perso la battaglia nelle città dove vive la metà della popolazione senza peraltro ottenere il sostegno tradizionale delle campagne. Wade, vecchio oppositore ostinato che questa volta è riuscito ad abbandonare la demagogia, non fa più paura alla classe dirigente e si è persino alleato alla sinistra. Vuole realizzare uno"stato modesto" e promette di risolvere nel più breve tempo possibile il problema della guerriglia in Casamance. Ma lo stato di grazia potrebbe essere di breve durata, tanto le attese della popolazione sono forti e da troppo tempo deluse...
Con grande sorpresa di tutti, i due turni dell'elezione presidenziale in Senegal si sono svolti senza problemi e l'alternanza ha avuto luogo, per la prima volta dall'indipendenza: Abdoulaye Wade succede a Abdou Diouf.
Tuttavia, il paese è scosso da terribili convulsioni: da un lato il Partito socialista (Ps), al potere dal 1960, nel quale alcuni dirigenti hanno privilegiato la ricerca del profitto personale a spese dell'interesse generale, e dall'altro un"aiuto" internazionale che aveva come obiettivo di assoggettare piuttosto che sviluppare, hanno provocato una autentica decomposizione sociale.
Per questo motivo, la decisione del Ps di modificare la costituzione così da permettere al suo capo-fila Diouf di candidarsi per un ennesimo mandato e la paura che si ripetessero le irregolarità che, a detta dei partiti di opposizione, avevano caratterizzato gli scrutini precedenti, avevano fatto temere il peggio
(1). Manovre dilatorie, falsificando il gioco democratico, avrebbero potuto provocare una reazione imprevedibile delle masse, per le quali cambiamento era sinonimo di speranza. In un tale contesto, i dibattiti di fondo sono stati occultati: le preoccupazioni si sono concentrate sull'affidabilità delle misure prese per garantire la trasparenza della consultazione.
Per capire bene la vittoria di Wade bisogna riprendere i risultati del primo turno, che avevano visto il presidente uscente totalizzare il 41,33% dei voti, contro il 30,97% alla coalizione dell'opposizione
(2). In altri termini, se Diouf è stato costretto ad affrontare un secondo turno, lo deve in gran parte ai dissensi che hanno minato il suo partito i due candidati transfughi del Ps, Moustapha Niasse (16,76%) e Djibo Ka (7,09%) hanno totalizzato quasi un quarto dei voti.
D'altronde, lo scrutinio lo mostra chiaramente: la gente non vuole più Diouf, ma non per questo è entusiasta della coalizione che si è coagulata attorno a Wade, la cui credibilità è stata intaccata dalla presenza in essa di tre membri che hanno collaborato con il regime. In terzo luogo, lo scrutinio rivela la disillusione dell'opinione pubblica nei confronti delle dinastie marabù che avevano dato consegna di voto a favore di Diouf, il loro tesoriere. La sconfitta del presidente colpisce anche loro.
Secondo la logica, Wade dovrebbe sciogliere l'Assemblea dominata dal Ps le elezioni legislative offrirebbero un'occasione per dibattere sulle soluzioni da proporre al paese. Allora si aprirebbe un periodo di transizione per il Senegal. La decisione del presidente eletto di scegliere Niasse come primo ministro è di buon augurio. Quest'ultimo è un uomo influente. Gode della stima dell'opinione pubblica, quali che siano le posizioni politiche
(3). Un esecutivo"alla francese", formato da un presidente liberale e da un primo ministro socialista costituirebbe una formula nella quale la maggior parte dei senegalesi potrebbe riconoscersi.
Frattura coloniale La popolazione ha chiaramente manifestato un desiderio di cambiamento. Bisognerà quindi"risanare" il bilancio, malconcio dopo circa vent'anni di presidenza Diouf. Un anno dopo il suo arrivo al potere nel 1981, Diouf aveva improvvisato il progetto di Senegambia, come risposta al colpo di stato di Kukoi Samba Sagna, e aveva fatto intervenire l'esercito senegalese in Gambia per rimettere al potere Daouda Diawara. Il quale, una volta reinsediato, ha rimandato alle calende greche il progetto di riunificazione dei due stati. Il ricordo dei morti resta vivo e rende ancora più difficile un'evoluzione favorevole della situazione. Lo iato coloniale rappresentato dal Gambia pone dei problemi politici, economici e sociali che il governo di Diouf ha gestito solo con una politica del giorno per giorno, lasciandone in sospeso l'essenziale.
Il Senegal ha in seguito conosciuto il dolorosissimo episodio del massacro dei senegalesi perpetrato in Mauritania nel 1989, al quale seguirono le rappresaglie dei senegalesi contro i mauritani che vivevano in Senegal. Il contenzioso è ancora aperto.
Altro male che affligge il paese, è la guerra in Casamance
(4), che si estende alla Guinea Bissau. L'economia del Senegal è stata troppo a lungo dipendente dalla coltura dell'arachide, che trasforma le terre arabili in terre aride. Per trovare nuove terre più ricche, coltivatori wolof sono emigrati verso le terre grasse della Casamance, sconvolgendo il ritmo delle colture tradizionali della regione e causando gravi problemi politici e comunitari. I casamancesi hanno la sensazione di essere vittime di un'ingiustizia.
Il settore economico privato resta quasi esclusivamente nelle mani di gruppi industriali francesi (Bolloré, Bouygues, Mimran, France Télécom...). Alcuni si sono aggiudicati, nei settori-chiave dell'economia (acqua, telecomunicazioni, alberghi ecc.) alcune società pubbliche comprate a prezzi stracciati grazie alla svalutazione del 50% che ha colpito il franco Cfa nel gennaio 1994. In più, Mimran, che aveva il monopolio della produzione e della vendita dello zucchero nel paese, si è visto offrire l'agenzia locale dell'ex Banca internazionale per l'Africa occidentale (Biao). La soluzione alternativa per capitalizzare questa banca sarebbe stata di fare appello al risparmio nazionale e incoraggiare il rientro dei capitali fuggiti all'estero.
Le vittime del colpo di mano rappresentato dalla svalutazione, oltre a perdere quanto possedevano, hanno sofferto del rincaro del costo della vita. Il costo del denaro, già proibitivo, ha toccato livelli vertiginosi, per contenere un rialzo dei prezzi del 60% nel settore alimentare, oltre che dei prodotti importati.
Le agenzie locali delle banche francesi, piene di soldi grazie all'afflusso di capitali speculativi, si sono ben guardate dall'assumere personale. Invece, hanno finanziato con prestiti a breve le importazioni di beni di consumo.
L'imposizione, all'indomani delle indipendenze, di una moneta unica, il franco Cfa, nel momento in cui non operavano più all'interno di un mercato comune federale garantito dalla Francia, ha costituito per i paesi della zona del franco una trappola mortale. Le massicce fughe di capitali verso la Francia hanno dissanguato le loro economie, mentre gli scambi commerciali all'interno dell'area si atrofizzavano.
La firma, tra la Francia e questi paesi, dei trattati che hanno istituito l'Unione economica e monetaria dell'Africa occidentale (Uemoa) e la Comunità economica e monetaria dell'Africa centrale (Cemac) è stato un ripiego
(5). Un'unione economica non si costruisce a ritroso, a cominciare da un'unione monetaria. La non intercambiabilità dei franchi Cfa in circolazione in questi due spazi ne è una perfetta illustrazione. In un tale contesto, lo sviluppo di mercati paralleli ha portato a una serie di svalutazioni del franco Cfa e, a termine, la sua disintegrazione non è esclusa.
Un tale clima di incertezza è sfavorevole allo sviluppo, ma molto adatto allo sperpero e alla speculazione. Il costo del debito è un altro incubo. Si elevava già a 3.678 milioni di dollari nel 1994, rappresentando il 272,7% delle esportazioni e il 99% del prodotto interno lordo (pil)
(6). Le risorse ittiche del paese sono state svendute ai membri dell'Unione europea che le hanno saccheggiate, esponendo le popolazioni a una miseria ancor più grande
(7). A ciò si aggiunga lo scandalo della corruzione, eretto a sistema di governo.
Di fronte a questi blocchi che paralizzano la società, i nuovi dirigenti riusciranno a dare prova di audacia e di immaginazione? Le questioni della Casamance, del Gambia e della Guinea Bissau devono essere viste sotto la stessa angolatura: le somme spese in una guerra lunga e costosa potrebbero essere usate per compensare le ingiustizie perpetrate in Casamance.
Questa misura potrebbe essere completata dal trasferimento della capitale amministrativa a Ziguinchor (Casamance). Dakar rimarrebbe la capitale economica. Questa decisione avrebbe il vantaggio di creare una dinamica di sviluppo e di ripresa attraverso un programma di grandi lavori. Si potrebbe costruire un ponte sul fiume Gambia, oltre a vie di comunicazione, una università... Un'analoga strategia di rilancio della domanda potrebbe prevalere nel resto del paese con la ripresa di progetti come il canale del Cayor, le valli fossili, la cintura verde ecc.
Quanto alle privatizzazioni, che sarebbe meglio chiamare liquidazioni, lo stato dovrebbe legiferare per far aumentare il capitale delle imprese coinvolte. La sottoscrizione dovrebbe essere riservata ai senegalesi che vivono nel paese e a quelli espatriati all'estero. Una misura del genere favorirebbe il ritorno dei capitali fuggiti all'estero, permettendo al tempo stesso agli abitanti di avere un controllo sulla gestione delle società in questione.
Per quanto riguarda le banche commerciali, dovrebbe essere richiesto alla Banca centrale degli stati dell'Africa occidentale (Bceao) di varare direttive che ingiungano loro di concedere prestiti a medio e lungo termine alle piccole e medie imprese locali
(8).
Una crociata giudiziaria Il Senegal si è piegato ai programmi di liberalizzazione dell'economia
(9). Ma poiché i paesi occidentali non hanno rispettato gli accordi conclusi nel 1993 che sancivano l'apertura dei loro mercati alle esportazioni africane, sarebbe necessario negoziare con l'Organizzazione mondiale del commercio (Wto), congiuntamente agli altri stati del continente, una moratoria di protezione del mercato africano contro le importazioni che distruggono la sua agricoltura di sussistenza e l'industria nascente. Si dovrebbero privilegiare una politica volontarista e una diplomazia attiva che mirino all'integrazione delle economie sub-regionali e alla crescita degli scambi a questo livello, nel quadro della Comunità economica degli stati dell'Africa occidentale (Cdeao)
(10).
E' di moda parlare dell'annullamento del debito, ponendo di nuovo l'Africa nel ruolo di postulante. Ma così facendo si dimentica che l'Africa nera, priva di accesso ai mercati dei capitali, è stata costretta a subappaltare il proprio sviluppo alle istituzioni di Bretton Woods. Ma il contratto di subappalto non è stato rispettato. Lo attestano i rapporti di valutazione ex post dei progetti finanziati dalle banche multilaterali. La maggior parte di questi progetti non ha raggiunto gli obiettivi voluti. Il prestito dipende da una transazione finanziaria tra due o più parti. Se questa transazione porta pregiudizio a una delle parti, quella che è stata danneggiata può e deve far ricorso alla clausola di arbitraggio, per chiedere riparazione.
Il Senegal deve difendere e promuovere questo approccio, per trovare una soluzione al problema del debito. E che dire del debito mai estinto nei confronti dei neri a causa della schiavitù? Il Portogallo, la Spagna, la Francia, l'Olanda, la Gran Bretagna, gli Stati uniti e la Danimarca hanno sfruttato il lavoro forzato dei neri e istituzioni come i Lloyds, NatWest ecc. hanno accumulato enormi profitti. Il Senegal deve porsi all'avanguardia della crociata giudiziaria perché i figli dell'Africa siano risarciti, come lo sono stati i figli di Israele. Le somme da versare servirebbero alla costituzione di un Fondo panafricano di sviluppo. Il suo compito sarebbe di sradicare la povertà della comunità nera nel mondo
(11).
Quanto all'Unione europea, la convenzione sulla pesca firmata con il Senegal nel 1997 deve essere rinegoziata. E' necessario un periodo di sospensione, per permettere il rinnovo della fauna.
Nei nuovi negoziati dovrebbero essere riesaminate le quote, le specie da pescare, le misure di controllo e la quantità pescata in Senegal.
Allo stesso modo, vanno rivisti i rapporti politici, economici e militari con la Francia. Benché sia logico che un paese agganci la propria moneta a quella del suo principale partner commerciale, l'aggancio del franco Cfa è, invece, contrario agli interessi delle ex colonie africane della Francia. I tassi di cambio differenziati dovrebbero essere la regola. Il fatto che il Tesoro francese trattenga nelle sue casse il 65% delle riserve di cambio è ingiusto. La fuga di capitali deve essere bloccata. Sul piano militare, la Francia dovrebbe pagare un canone per l'occupazione della base militare di Dakar.
L'importanza strategica di questa base lo giustifica. Se Parigi non è disposta a sottoscrivere questo impegno, il Senegal dovrà allora avviare negoziati con le potenze militari mondiali per sondare le offerte e prendere una decisione in funzione degli interessi del paese. Per quello che riguarda la politica estera, le ambasciate chiuse in Sudafrica, in Brasile e a Mosca dovranno essere riaperte e le relazioni con la Cina, trascurate a vantaggio di Taiwan, dovranno essere rilanciate.
Il popolo senegalese ha una disposizione naturale per lo spirito imprenditoriale, la creatività, l'innovazione, il piacere del rischio e il commercio. Sono proprio queste le qualità che creano la prosperità delle nazioni nell'era della globalizzazione. Ma il costume, il modo di agire e le pratiche in vigore da trent'anni hanno snaturato questi dati di fatto. E' ormai necessario un cambiamento radicale dei metodi di governo e delle mentalità.
note:
* Economista, Londra
(1) All'indomani delle elezioni legislative del maggio 1998, il Ps, forte della maggioranza all'Assemblea nazionale, ha modificato le disposizioni della costituzione che limitavano a due i mandati presidenziali. La durata di un mandato è di sette anni.
(2) Abdou Diouf è stato primo ministro dal 1970 al 1980 e presidente della repubblica dal 1981. Il suo successore, Abdoulaye Wade, è alla testa di una coalizione di quattro partiti che si chiama"Alternanza 2000".
(3) Prima di lasciare il Ps, Niasse era stato direttore di gabinetto del presidente Leopold Senghor, ministro degli esteri e primo ministro.
(4) Cfr. Jean Claude Marut,"Pugno di ferro sulla Casamance", Le Monde diplomatique/il manifesto, ottobre 1998.
(5) L'Unione economica e monetaria dell'Africa occidentale riunisce il Benin, il Burkina, Faso, la Costa d'Avorio, il Mali, il Niger, il Senegal e il Togo. La Comunità economica e monetaria dell'Africa centrale riunisce il Camerun, il Centrafrica, il Congo, il Gabon, la Guinea equatoriale e il Ciad.
(6) World debt tables, World Bank, Washington, 1996.
(7) Cfr. Pierre Gilet,"Quand l'Africa brade son poisson à l'Europe", Le Monde diplomatique, settembre 1997.
(8) La Banca centrale degli stati dell'Africa occidentale è la banca dei paesi membri dell'Uemoa.
(9) Cfr. Tom Amadou Seck,"La società sfida l'adeguamento strutturale", Le Monde diplomatique/il manifesto, ottobre 1998.
(10) La Comunità economica degli stati dell'Africa occidentale è l'organismo designato dall'Organizzazione dell'unità africana (Oua) per portare a termine l'integrazione economica dei suoi membri (Benin, Burkina Faso, Costa d'Avorio, Mali, Niger, Senegal, Togo, Mauritania, Capoverde, Nigeria, Liberia, Sierra Leone, Guinea, Gambia, Guinea Bissau, Ghana).
(11) Cfr. Elikia M'Bokolo,"La tratta dei neri vista dall'Africa", Le Monde diplomatique/il manifesto, aprile 1998.
(Traduzione di A.M.M.)