Nel 1995, l'uscita del film di Ken Loach Terra e libertà
(1) precede in Francia i grandi scioperi di dicembre che mobiliteranno centinaia di migliaia di oppositori contro il piano Juppé. Questo film, il cui protagonista è un britannico che si arruola volontario tra le fila del Partito operaio di unificazione marxista (Poum, leninista, anti-stalinista e semi-trotzkista) per combattere il fascismo durante la guerra di Spagna, diventerà, nel contesto di ribellione che regnava alla fine del 1995, il vessillo della memoria libertaria per numerosi spettatori che hanno dimenticato le differenze tra il Poum e la Fai (Federazione anarchica iberica). Da allora, se prendiamo in considerazione il numero dei dibattiti e delle pubblicazioni, un vento anarchico continua a soffiare. Più di sessant'anni dopo l'inizio della rivoluzione spagnola, l'attualità audiovisiva permette di riflettere su questa pagina mal conosciuta del movimento operaio.
Per esempio, il regista Jean Louis Comolli ritorna sulla figura del famoso anarchico spagnolo Buenaventura Durruti (1896-1936). Nel suo film
(2) si interroga sulla rappresentazione fisica di un uomo, diventato leggeda già da vivo, e morto a trentanove anni sul fronte di Madrid.
«Come coniugare questo lavoro impegnato con le necessità materiali di vita di un attore?» si interroga un attore a cui è stato appena proposto di girare uno spot pubblicitario. Abel Paz, biografo di Durruti
(3) e consigliere storico del film, caustico, avverte la troupe: «l'attore che farà la parte di Durruti è fregato. Prima di tutto, deve avere un volto poco conosciuto. In secondo luogo, una volta recitata la parte di Durruti l'attore non avrà che una prospettiva: il suicidio... Perché non avrà mai più l'occasione di impersonare un personaggio così forte».
Buenaventura Durruti simboleggia ancora la lotta radicale per la libertà. Ma l'immagine di quest'uomo, che ha trascorso i tre quarti delle sua esistenza dietro le sbarre o in clandestinità, è stata deformata dai suoi nemici, comunisti e franchisti. Il ribelle castigliano, contrario al concetto di rivoluzionario di professione, si è adoperato per sfuggire al «culto della personalità». Per questo motivo, Jean Louis Comolli avrebbe potuto mantenere il titolo previsto all'inizio del progetto di film: Nosotros (Noi): l'esperieza libertaria del 1936 non si riduceva a un solo uomo.
L'autogestione delle terre e delle fabbriche, dopo due sanguinosi fallimenti nel 1932, è stata effettiva dal marzo 1936, cioè quattro mesi prima del sollevamento militare franchista. In un discoso rimasto celebre, Ascaso, compagno di Durruti, ha riassunto nei seguenti termini la simbiosi tra le idee e la loro realizzazione pratica attraverso l'azione diretta che costituiva il punto di forza degli anarchici spagnoli: «le più belle teorie hanno valore soltanto se sono radicate nelle esperienze pratiche della vita (...) Il nostro popolo è l'azione in marcia incessante. Camminando supera se stesso. Non trattenetelo, neppure per insegnargli le teorie più belle»
(4).
Jean Louis Comolli, gli attori di Els Joglars e lo sceneggiatore, pur sforzadosi di essere pedagoghi e ricorrendo a volte ad immagini d'archivio, si scontrano nondimeno con i limiti della fiction, che non può ricostruire, attraverso un film di durata standard, la complessità delle idee e degli eventi storici.
Come capire la debolezza della Confederazione nazionale del lavoro (Cnt), l'organizzazione anarco-sndacalista, malgrado i suoi 1.200.000 iscritti, senza ripensare alle terribili repressioni che i governi di ogni colore le avevano inflitto dalla fine degli anni '10? Come evocare, attraverso una fiction, le divisioni in seno alla Cnt, che hanno portato i dirigenti, dopo l'inizio della guerra e contro il parere di Durruti, a scegliere di collaborare con una Repubblica socialista che aveva quasi altrettanta paura del popolo in armi che di una vittoria dei franchisti? Come spiegare la volontà degli stati democratici europei, e in particolare la Francia del Fronte popolare, di non intervenire nel conflitto spagnolo, mentre Hitler e Mussolini spalleggiavano il generale Franco dal luglio 1936? Come rappresentare l'infiltrazione degli agenti stalinisti della Gpu all'interno del governo repubblicano e la volontà dello «zio baffone», come veniva chiamato Stalin in Spagna, di soffocare una rivoluzione che si stava facendo senza il suo accordo? Malgrado questi limiti «naturali», il film resta comunque stimolante, spesso divertente, e rianima la riflessione sulla rivoluzione e la sua realizzazione. Attraverso alcune conversazioni scambiate tra attori del film di Comolli, apparentemente improvvisate, viene schizzato un panorama della politica e dell'attuale crisi di mobilitazione.
Attraverso alcune domande, la pertinenza delle idee anarchiche sembra tornare a galla.
Diego, di Frédéric Goldbronn, realizzato con mezzi minimi, rende omaggio a Diego Camacho che, con lo pseudonimo di Abel Paz, è uno dei maggiori conoscitori della rivoluzione anarchica
(5). Diego/Abel, nato nel 1921, figlio di una straccivendola «rivoluzionaria nell'anima», rievoca la sua adolescenza barcellonese ai tempi dell'effervescenza operaia del 1936. Quando scoppia la rivoluzione, Diego è apprendista in fabbrica e già iscritto alla Cnt. «Una nuova società era in marcia. Gli operai cessavano di essere schiavi e diventavano uomini liberi», afferma di fronte ad alcune fotografie dell'epoca. Sono ritratti dei miliziani entusiasti e fiduciosi nell'avvenire, sicuri di stare scrivendo una delle più belle pagine della storia del proletariato. Collettivizzazione dei trasporti, delle fabbriche e degli alberghi, chiese incendiate, prigioni aperte e demolite... «Eravamo artefici del nostro tempo, cosa che sembra incomprensibile a chi non l'ha vissuto. In seguito ci è stato imposto un altro tempo, ma io vivo ancora in quello che avevamo creato. Non ho mai più ritrovato l'intensità del 19 luglio 1936...».
Le collettività rivoluzionarie hanno coinvolto numerosi settori industriali (si veda l'articolo qui sopra) tra cui - caso unico, per quanto ne sappiamo - quello dell'industria cinematografica. I sindacati dello spettacolo di Barcellona, prima città conquistata dai rivoluzionari, seguendo il precetto adottato al congresso della Cnt di Saragozza nel maggio 1936, si sono impossessati della produzione degli spettacoli musicali, teatrali e cinematografici fin dal 23 luglio.
Aboliamo la matematica! La guerra civile spagnola è il primo grande conflitto dopo l'arrivo del cinema sonoro (1929); il cinema sarà quindi utilizzato come strumento di propaganda politica
(6). Poiché le infrastrutture di produzione si trovavano soprattutto a Barcellona e a Madrid, città che rimarranno nel campo anti-franchista praticamente fino alla fine della guerra nel 1939, nel campo repubblicano verranno girati circa 200 film di propaganda e documentari, a fronte di una cinquantina di titoli prodotti dai nazionalisti
(7). Tra agosto 1936 e giugno 1937, 84 film vengono realizzati dagli anarco-sindacalisti, la maggior parte a Barcellona.
L'avventura si complica dal maggio 1937 con la confisca della rivoluzione spagnola da parte dei comunisti. Richard Prost, che continua il suo lavoro di ricerca sulla memoria anarchica, ha ritrovato le tracce di alcune fiction. Non essendo riuscito a convincere un distributore a far uscire questi film in sala, ha deciso di diffonderli in videocassetta
(8).
Realizzate a volte nell'emergenza, queste fiction non sono tutte di buona qualità. Una delle più curiose è senza dubbio ÁNosotros somos asi! (Noi siamo così!), un'improbabile commedia musicale che ha come principali protagonisti dei bambini. Il tentativo di colpo di stato militare avrebbe avuto luogo durante la ripresa del film, realizzato da Valentin R.Gonzalez nel 1936: tutta la troupe si sarebbe precipitata nelle strade di Barcellona per filmare gli avvenimenti.
Alcune immagini di barricate, che interrompono la storia, sembrano confermare quest'ipotesi. In una trentina di minuti il film illustra le principali idee della Cnt: accesso per tutti alla scuola e alla cultura, eguaglianza tra i sessi, borghesia cieca, classe operaia generosa. Ricorderemo soprattutto la folle speranza condivisa da tutti i bambini, vero elemento comico del film: la rivoluzione deve sopprimere l'insegnamento della matematica! Guardando volentieri al cinema sovietico dell'epoca e anticipando il neo-realismo italiano, Aurora de esperanza (Aurora di speranza) di Antonio Sau (1937) rispecchia la situazione dei lavoratori colpiti dalla crisi sociale. Al ritorno dalle sue prime vacanze, Juan trova la sua fabbrica chiusa. L'umiliazione è al colmo quando la moglie trova un posto in un grande magazzino, permettendo così alla famiglia di non essere gettata sul lastrico. Ma Juan esplode quando scopre la natura di questo lavoro: modella vivente per biancheria di lusso...
Decide allora di rimandare la famiglia al paese di origine, per metterla al sicuro, bussa a tutte le porte in cerca di un lavoro, passa dal ricovero notturno alla mensa popolare e alla fine si mette alla testa di una marcia della fame verso la capitale. All'alba, le centinaia di manifestanti incrociano i miliziani e si uniscono a loro nella lotta per la libertà...
note:
(1) Il titolo del film fa riferimento ad un giornale anarchico degli anni '30 che aveva ispirato il nome di una delle colonne libertarie durante la guerra civile spagnola.
(2) Co-prodotto dall'unità per i documentari della Sept/Arte, Durruti, di Jean Louis Comolli, sarà diffuso dalla rete Arte e distribuito nelle sale cinematografiche nel 2001.
(3) Abel Paz, Durruti e la rivoluzione spagnola, Bfs.
(4) Nuestro anarquismo, pubblicato dalla Fai (Federazione anarchica iberica) nel 1937 e ripreso da Abel Paz, op. cit.
(5) A Montpellier è stato aperto tre anni fa un Centro Ascaso-Durruti (Cad), per far conoscere le idee libertarie, grazie al dono da parte di Abel Paz della sua biblioteca personale, ricca di opere legate alla rivoluzione del 1936. Obbligato a lasciare i locali occupati finora, il Cad lancia una sottoscrizione pubblica per comprarne uno nuovo: CAD, souscription achat, CCP 4 911 50 E MON, Tel./fax: 04.67.58.83.03.
Il film Diego è edito in video dalle Editions Reflex, 21 ter, rue Voltaire, 75011 Parigi.
(6) Cfr. Emilio Sanz de Soto, «Les écrivains et la guerre d'Espagne», Le Monde Diplomatique, aprile 1997.
(7) I rari film di fiction nazionalisti sono stati girati negli studios dell'Ufa a Berlino. L'aiuto dato dal Terzo Reich a Franco non si limitava ai nuovi tipi di armamento...
(8) Dobbiamo in particolare a Richard Prost Un autre futur, un documentario sulla memoria anarco-sindacalista spagnola. Per gli altri video, tra cui Nuestro culpable (Il nostro colpevole) di Fernando Mignoni (1937) e Barrios bajos (Bassi-fondi) di Pedro Puche, rivolgersi ai Films du Village, 24-26 rue des Prairies, 75020 Parigi. Tel.: 00331.44.
62.88.77.
(Traduzione di A.M.M.)