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In attesa della guerra preventiva contro baghdad In Iraq, il dominio vacillante del partito Baath David Baran
Cos'è esattamente il partito Baath? «Una facciata», o «assolutamente nulla», rispondono spesso gli iracheni qualunque, ostili al partito senza essere necessariamente oppositori. E tuttavia, la sua organizzazione sembra onnipresente nel paese. Ad esso si deve tra l'altro l'affissione generalizzata dei ritratti di Saddam Hussein, dagli uffici amministrativi fino alla più piccola bottega. Nell'ottobre del 2000, il Baath si è addirittura mostrato capace di mettere in piedi - in un mese e mezzo - un esercito popolare di sette milioni di «volontari». Eppure, gli effettivi smisurati e l'obiettivo grandioso di questo esercito per «la liberazione di Gerusalemme» (jeish tahrir al-quds) tradiscono già una retorica lontana dalla realtà. In effetti, «l'esercito di Gerusalemme» dà una chiara immagine dei paradossi che vive questo partito.
La sua creazione fu decretata in una riunione di vertice in cui il presidente Saddam Hussein ha ordinato l'apertura di campi di addestramento militare per gli iracheni che avrebbero abbracciato la causa palestinese. Naturalmente non si trattava di andare a combattere davvero, ma lo stesso semplice desiderio di Saddam, oggetto di tutte le adulazioni e i timori, basta a mettere in moto un meccanismo che dà corpo alle sue visioni. Cinque giorni dopo quella riunione, il Baath - con prevedibile puntualità - dava l'annuncio che già 421.422 uomini e 127.179 donne si erano presentati nei campi. Per darne la prova, sin dal mese successivo si sono tenuti in tutto il paese impressionanti parate di «volontari». A Baghdad, un gigantesco corteo ha impiegato tredici ore per sfilare davanti alla tribuna del presidente. Osservando le ondate di cittadini arruolati, non si può far altro che domandarsi come sia stato possibile mettere in marcia tutta quella gente. Con buona pace dei moderni sostenitori dell'ipotesi di una «tirannia orientale», i meccanismi si rivelano più sofisticati e meno brutali di quanto possano sembrare. Il Baath è lo strumento essenziale di un sistema coercitivo in cui l'intimidazione prevale sulla forza bruta. Grazie al partito, il regime esercita la sua pressione moderata e costante sulla vita di ognuno. Questa pressione è sufficiente a garantire una collaborazione di facciata ma senza strappi da parte di una popolazione nel complesso ridotta alla passività e all'indifferenza. Per i militari in pensione, assunti per l'addestramento dei «volontari», «l'esercito di Gerusalemme» offre una preziosa opportunità di integrare la pensione, nel contesto di un generale impoverimento connesso agli effetti dell'embargo. Per i militanti del Baath, responsabili del reclutamento, è necessario molto zelo per raggiungere le quote previste e procedere più rapidamente nella carriera di partito. Perciò essi iscrivono d'ufficio nelle liste dei «volontari» persone a cui non hanno mai chiesto il proprio parere. Anche questa può diventare un'attività lucrativa. Ad esempio, certi selezionatori si fanno pagare anche 75 dollari per prendere il posto del loro debitore durante l'addestramento. Per i cittadini sogetti a obblighi di leva, «l'esercito di Gerusalemme» è a priori solo una scocciatura. La loro partecipazione, fisicamente faticosa, non è retribuita e talvolta comporta considerevoli perdite di reddito. Nelle campagne, dove ogni famiglia deve prestare per due mesi un «volontario» all'addestramento ogni estate, l'assenza di queste braccia si fa sentire in modo pesante. Nondimeno, il reclutamento non implica necessariamente metodi barbari. I contadini hanno tutto l'interesse ad intrattenere buoni rapporti col partito, da cui dipende l'accesso a tutto un complesso di servizi statali indispensabili all'agricoltura, come l'approvvigionamento delle sementi. Per ogni settore professionale, il partito si serve di specifici regolamenti. All'università, soltanto i docenti che prendono parte all'Esercito per Gerusalemme possono sperare di beneficiare di un periodo di formazione all'estero. Quanto agli studenti, per loro è in gioco l'iscrizione a determinati corsi. Con l'occasione, l'addestramento militare consente di guadagnare bonus di voti per gli esami. La pressione può diventare più diretta, sino a livello di quartiere, dove i militanti del partito tengono aggiornati dettagliatissimi elenchi. Di fonte ai recalcitranti, i reclutatori chiamano volentieri direttamente in causa Saddam: «Allora, non rispondiamo all'appello del presidente?». Così, il reclutamento, condotto da una base del partito estremamente vicina al suo obiettivo, non si basa sugli arresti, la tortura e le esecuzioni, ma su una minuziosa panoplia di tacite minacce, sanzioni relative e piccoli privilegi, e procede assai efficacemente in un contesto di penuria. Se necessario, il Baath dispone di punizioni più estreme. Ha un braccio armato, la milizia, disponibile per operazioni repressive. Ma per le attività normali i militanti, nei quartieri e nei posti di lavoro, preferiscono ignorare le teste troppo dure, le «teste di kurdo», che in fin dei conti sono troppo rare e inoffensive per meritare provvedimenti. I più provocatori o i più caparbi non sono però al sicuro dalle punizioni. Nel momento in cui l'intercessione favorevole del partito è necessaria per un qualsiasi atto amministrativo, il Baath è investito di un potere che ricorda quello della scomunica. Un cittadino sconfessato non riesce a percepire le sue razioni, ad aprire un conto in banca o ad affittare un appartamento, perciò finisce presto in mezzo a una strada senza che siano compiuti atti espliciti di brutalità. Questa morte civile è davvero più radicale, ossia più crudele, delle misure di polizia di cui il regime può generalmente avvalersi. È evidente che l'Esercito per Gerusalemme è un'armata da operetta, composta da coscritti obbligati, che non sono d'accordo a battersi contro il «nemico sionista», né verosimilmente contro gli americani. Si tratta perciò di una «facciata», ossia di un «nulla», come dicono certi iracheni. Con un unico distinguo: centinaia di migliaia di persone corrono e sudano davvero nei campi di addestramento. Fintanto che mostrano la propria sottomissione senza creare problemi, non importa quello che pensano. Il Baath non è alla ricerca di una vera mobilitazione, di natura ideologica, ma si accontenta di un consenso formale, pragmatico e disincantato da parte di una popolazione legata da tutte le molteplici ramificazioni del suo apparato. La stessa organizzazione del partito, una struttura ridondante e gerarchizzata, è finalizzata a questi obiettivi. Alla base, la cellula (halaqa) o il nucleo (kheliya) riunisce una volta alla settimana una decina di militanti che abitano nella stessa via o che lavorano in uno stesso servizio. Si discute di attualità, o meglio, si ripropongono i discorsi che ci si aspetta di sentire, in applicazione della dottrina del partito e degli orientamenti del regime. Si ricevono istruzioni, peraltro piuttosto sommarie. Si segnalano al capo eventuali anomalie osservate nel corso della settimana e trascritte in rapporti di rito. A livello superiore si trova la divisione (firqa), che raggruppa le cellule di un quartiere, di una piccola amministrazione o di una fabbrica, e poi la sezione (shu'ba) e la federazione (fere') che ingloba l'insieme di una grande città o di un governatorato (1). A differenza delle cellule, le sezioni e le federazioni hanno prerogative importanti. Esse sono legalmente autorizzate a incarcerare eventuali sospetti, in base a procedure che aggirano il sistema giudiziario. Esse assolvono a molte tradizionali funzioni di polizia, in particolare fuori dalla capitale. Dispongono di diversi uffici specializzati, che si occupano degli affari culturali, dell'agricoltura, e di altri settori. In ogni governatorato, il «comando delle organizzazioni» (qiyadat al-tandhimat), che presiede a tutte le organizzazioni, incarna l'autorità suprema, nonostante la presenza di un'amministrazione di tipo tradizionale. In effetti, il Baath è una replica dell'apparato statale, ponendosi con esso in competizione, e al contempo infiltrandosi e sovvertendolo. L'associazione degli amici del presidente In cima a questa struttura si pone il «comando regionale» (2) (qiyadat al qutr), un direttorio eletto democraticamente, almeno in teoria, al momento del congresso. In pratica, il voto suggella solamente le nomine effettuate da Saddam Hussein. Questo comando regionale è dotato di «uffici» che sono dei quasi-ministeri, investiti di questioni militari o culturali, che svolgono una diplomazia parallela, si occupano della gestione di vasti segmenti della popolazione, come i contadini, gli operai e i giovani. L'esercito, i cui componenti sono obbligatoriamente militanti del partito, è un reticolato di cellule di competenza dell'ufficio militare, le quali spiano su ogni forma di dissenso in seno ai suoi ranghi. Il servizio interno di sicurezza del Baath, infine, garantisce la lealtà e l'ortodossia all'interno del partito stesso. A differenza del metodico controllo capillare operato dalla polizia politica, la rete del partito viene tessuta interamente dalla stessa popolazione. L'impegno dei reclutati si scagliona in diversi livelli. Ci si affilia al Baath in qualità di semplice simpatizzante (mo'ayed), senza altro impegno che assimilare l'ideologia professata nelle riunioni settimanali. I gradi superiori di «militante» (nassir) e «militante avanzato» (nassir mutaquaddem) comportano simbolicamente la disponibilità a prendere le armi per difendere l'interesse del partito. La transizione da uno stadio ad un altro implica un periodo di attesa e il superamento di un esame di dottrina. In linea di massima, occorrono circa sei anni per aspirare allo status di «candidato membro» (murasheh 'edhu), per poi divenire membro a pieno titolo ('edhu). Facendo carriera, il militante guadagna privilegi e autorità. Un membro di sezione percepisce circa 250 dollari al mese: non solo la somma è di per sé considerevole in un contesto contrassegnato dall'embargo, ma conferisce un prestigio sociale magnificato dalle sperequazioni. I segretari generali di federazione, che percepiscono uno stipendio di 750 dollari, hanno potuto tutti fruire di un'»auto blu», eclatante segno di distinzione. In cambio, il militante viene portato a compromettersi con le operazioni sporche del partito, dalla caccia ai disertori alle operazioni di repressione condotte in collaborazione con gli apparati di sicurezza. Queste compromissioni danno luogo a gelosie, disprezzi e odi. In linea di principio, i capi-cellula non hanno alcun interesse materiale nell'indottrinamento degli adepti, ma per progredire più rapidamente nei ranghi del partito talvolta ne acquisiscono di nuovi. Un liceale può diventare simpatizzante in cambio di qualche dollaro o qualche Cd. In fondo, tutto ciò gli costa soltanto la partecipazione ad una riunione ogni settimana, alla quale è peraltro possibile sottrarsi pagando una piccola somma allo stesso capo-cellula! Le difficoltà della vita spingono una gran parte della popolazione a calcoli che possono sembrare avvilenti. Così, il vantaggio più diffuso consiste nel bonus di cinque punti a beneficio dei figli maturandi dei simpatizzanti. E i risultati della maturità determinano direttamente l'accesso a varie facoltà. Ad esempio, l'orientamento più prestigioso, la facoltà di medicina dell'università di Baghdad, richiede talmente tanti punti che gli studenti non provenienti da famiglie militanti ne sono praticamente esclusi in partenza. Si può ben immaginare il dilemma vissuto dai genitori in questo paese dove le possibilità di farcela sono già di per sé segnate da grande incertezza. Nel sud sciita, considerato ferocemente ostile al regime, molti hanno scelto pragmaticamente di aderire al partito, mentre - qualora se ne presentasse l'opportunità - sarebbero i primi a dar fuoco alle sezioni. Per il momento, tuttavia, si adattano. Diverse azioni meritorie, tra cui la partecipazione «volontaria» all'esercito per Gerusalemme, vengono ricompensate con una medaglia. Due medaglie danno l'accesso all'Associazione degli amici del presidente, i cui membri ottengono premi e cinque punti supplementari per i loro figli maturandi. Questa logica cumulativa si protrae con l'eventuale adesione ad altre strutture legate al partito, come la Federazione nazionale delle donne o quella degli studenti. Inoltre, in questo universo di permanente frustrazione, il Baath è anche una fonte di potere. Un potere meschino, invero, quello cioè di essere temuti dal prossimo, dai propri insegnanti, dai colleghi o addirittura dai propri superiori meno avanzati nella gerarchia parallela del partito. O quello di redarguire severamente un commerciante per l'assenza nella sua bottega del ritratto di Saddam Hussein, oppure di essere autorizzato, raggiunto un certo grado, a portare un'arma da fuoco. Individui fragili, complessati, si affiliano al Baath per trovarvi innanzitutto una forma di rassicurazione (3). Tirando le somme delle piccole debolezze e viltà, dei piccoli calcoli che allignano nel partito, si giunge ad un quadro che rappresenta una macchina di dubbia efficienza. Con un vero e proprio paradosso: la mobilitazione forzata e di facciata finisce col determinare una smobilitazione della popolazione. E tutto fa credere che questo sia in effetti il vero intento. Il partito ha fatto la sua comparsa in Iraq durante gli anni '50, ed era un movimento politico composto da militanti solidali e devoti alla causa della nazione araba. Il suo credo laico e progressista gli è valso un rapido successo tra gli studenti, i piccoli commercianti e l'esercito. Il partito ha svolto un ruolo determinante in occasione del colpo di stato del 17 luglio 1968, che ha inaugurato l'era dell'attuale regime, il quale lo ha poi progressivamente snaturato per farne soltanto uno strumento di potere, malleabile e strumentalizzabile a seconda delle necessità. Il presidente Saddam Hussein ha ridotto il Baath al ruolo di un organismo parallelo, che si sovrappone all'apparato statale, tendendo a compensarne le carenze. Malgrado i cambiamenti, il regime persegue cinicamente l'utilizzo di un'ideologia del compromesso, una sorta di logomachia inoffensiva e convenzionale, di finzione che consente a tutti di salvare la faccia. Al tempo stesso, con le sue prassi irride allegramente i pilastri del dogma. Avversario socialista degli oscurantismi religiosi, esso ha finito con l'organizzare le celebrazioni del genetliaco del profeta. Il colmo dell'ironia per questo partito laico è che l'ispiratore del Baath iracheno, Michel Aflak, siriano di affiliazione cristiano-ortodossa, alla sua morte è stato ribattezzato «Ahmed» e sepolto ufficialmente secondo il rito musulmano. Quindi, in definitiva, cos'è il Baath? Un immenso intreccio di orgoglio, ipocrisie, rinunce e paure. Forte di questi milioni di «volontari» reclutati per fingere, con una consumata arte della farsa, la liberazione della Palestina, esso sarà a malapena in grado di allineare una decina di migliaia di combattenti per far fronte fisicamente all'urto militare americano. Il groviglio del partito si sfalderà al momento della caduta del regime in Iraq, ma sino a quel momento si manterrà tanto saldo e compatto quanto le prospettive per il futuro saranno segnate dalla precarietà. note:
*Giornalista. (1) L'Iraq si compone di 18 governatorati, di cui tre abitati in maggioranza da kurdi, e che attualmente godono di autonomia. (2) Nell'ideologia del Baath, l'Iraq è soltanto una «regione» della più grande nazione panaraba. (3) Per sfumare questa valutazione troppo dura, si può dire che i benefici narcisistici che si possono ottenere esercitando tale potere meschino sono universalmente diffusi, come chiunque può constatare nella quotidianità. (Traduzione di P. M.) |