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La subdola guerra della selva Lacandona Hermann Bellinghausen
Le basi di appoggio dell'Esercito zapatista di liberazione nazionale (Ezln) si trovano per lo più nei trentotto municipios (1) del Chiapas che si sono dichiarati autonomi nel dicembre 1994. Almeno cinque di questi municipi ospitano le comunità indigene dei confini della selva Lacandona e in particolare quelle che si trovano nella Riserva integrale della biosfera Montes Azul. Qui nel febbraio 1995, mentre fingeva di negoziare con l'Ezln, il presidente Ernesto Zedillo ha lanciato una vasta offensiva, trasformandola nella regione più militarizzata del paese.
Solo nei Montes Azul e nei suoi dintorni quaranta insediamenti militari, tra i quali la grande base di San Quintín, raccolgono 20.000 uomini (su un totale non confermato di 60.000 soldati per tutto il Chiapas). Agendo come un governo parallelo, i militari occupano illegalmente le comunità e le terre ejidales e sostengono di nascosto i gruppi paramilitari camuffati in organizzazioni contadine legate al Partito rivoluzionario istituzionale (Pri). E anche se non governa più né lo stato federale né il Chiapas, l'ex «partito unico», padrone incontrastato del Messico per oltre settant'anni, continua a rappresentare la «base sociale» della controrivoluzione. Montes Azul è il nome di una regione montuosa dell'estremo nord-est della selva Lacandona. Per «salvare» quest'ultima parte vergine della foresta, il presidente Luis Echeverría nel 1972, ne aveva dato 614.000 ettari a sessantasei famiglie che formavano all'epoca la totalità del popolo «caribo», ribattezzato «tribù lacandona», e le cui tre uniche comunità avevano in realtà chiesto solo 10.000 ettari (i «caribi» sono un piccolo gruppo indigeno proveniente dal Campeche che si è insediato nella selva Lacandona alla fine del diciannovesimo secolo; i veri lacandoni sono scomparsi durante la colonizzazione). Trasformando questo piccolo gruppo nel «guardiano ecologico» del territorio, questa decisione voleva vietare l'accesso ai coloni di altri gruppi indigeni. Altri successivi decreti, contraddittori e confusi, si sono aggiunti nel tempo, tra cui quello di José López Portillo, che ha creato la Riserva integrale della biosfera nel 1978. Sottomessi al potere Attribuire ai lacandoni sopravvissuti tanta ricchezza presentava un enorme vantaggio: si sarebbero estinti in breve tempo. Sottomessi al potere, senza conoscere le loro stesse terre, hanno abbandonato l'agricoltura per accogliere i turisti nei loro villaggi, per vendere lance, becchi di tucano o altri souvenir, e per amministrare le biglietterie delle aree archeologiche di Bonampak e di Yaxchilán, con le quali non hanno alcuna relazione culturale o storica. Ma nonostante siano stati artificialmente contrapposti ai loro fratelli ch'oles, tzeltzales e tzotziles che hanno popolato queste terre malgrado il divieto, i lacandoni hanno cominciato a capire il ruolo imposto loro. Così, il 12 ottobre, per la prima volta, uno dei loro gruppi ha partecipato alle proteste contro il piano Puebla-Panama (Ppp) che fino a quel momento avevano sostenuto senza riserve. I funzionari statali parlano solo di «ingovernabilità», di «priorità strategiche», di «protezione dell'ambiente», di «patrimonio dell'umanità». Ma «gli investitori possono aspettare», ha dichiarato uno di loro. Poco prima di essere nominato rappresentante del Messico al Consiglio di sicurezza dell'Organizzazione delle Nazioni unite, il coordinatore della Sicurezza nazionale, Adolfo Aguilar Zinser, ha annunciato che «azioni di guerra sarebbero state necessarie» per «normalizzare» la situazione. Mentre nel settembre 2001 alcuni rappresentanti del Messico e dello stato del Chiapas partecipavano a un incontro sull'ambiente che avrebbe dovuto «risolvere» il problema, un'operazione militare destinata a ripulire la foresta maya dagli indiani veniva pianificata per il marzo 2002. Da allora le comunità zapatiste hanno fatto sapere che non avrebbero permesso questa espulsione. Altre organizzazioni, come l'Associazione rurale di interesse collettivo indipendente, si sono unite a questa opposizione. Davanti alle reazioni nazionali e internazionali, l'attacco è stato sospeso. Tuttavia il municipio autonomo Ricardo Flores Magón, nella parte settentrionale della selva è la località che ha subito il maggior numero di incursioni militari nel 2002. In agosto un attacco paramilitare ha provocato la morte di quattro contadini zapatisti e ha lasciato sul terreno diverse decine di feriti. «I progetti di spostamento delle comunità si sviluppano insieme con la guerra di bassa intensità», ha concluso in luglio in Centro di analisi politica e di inchieste sociali ed economiche (Cepise) di San Cristobal de las Casas. Uno spostamento forzato I rappresentanti zapatisti «autonomi» della regione accusano il governo di Fox di voler vendere la terra «con i suoi abitanti e con tutto quello che vi si trova sopra». Terminata la stagione delle piogge, gli osservatori civili e gli indigeni temono più un'offensiva «paramilitare» per provocare uno spostamento forzato della popolazione che una pura e semplice espulsione. Del resto l'esempio di Chenalhó e della zona nord, dove 10-15.000 zapatisti vivono da sfollati da molti anni, dimostra che il ricorso ai paramilitari fornisce risultati «migliori» della repressione diretta. Chissà a cosa si riferiva Fox quando ha dichiarato a Dublino, il 13 novembre, che il suo governo viveva «in pace con gli zapatisti»? note:
* Scrittore, giornalista, direttore della rivista Ojarasca (Città del Messico). (1) Il municipio è una federazione di villaggi, sotto la tutela della città più importante, il capoluogo o cabecera. (Traduzione di A. D. R.) |