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Africa

Il crollo - di Chinua Achebe


Edizioni e/o, 2002, 13 euro
Alessandro Leogrande
Il crollo è la storia dell'annientamento di un uomo e di un genocidio culturale. È la storia di Okonkwo, guerriero di un villaggio ibo della Nigeria orientale che assiste impotente allo sgretolamento culturale, religioso, sociale, economico della propria civiltà sotto i colpi dei missionari, dei soldati e dei mercanti occidentali. Il crollo racconta il colonialismo nel suo farsi, ma lo fa dalla parte dell'Africa, tanto da essere riconosciuto come il più riuscito anti-Cuore di tenebra.
In questo romanzo, la difesa culturale degli ibo, di fronte all'imperialismo britannico, si fa serrata. Achebe non intende contrapporre un'Arcadia felice pre-coloniale all'orrore dei bianchi, il suo intento è diverso (e più politico): demistificare il mito dei neri primitivi e incivili cui i bianchi portano il dono delle leggi, del mercato, della religione.
Una civiltà ibo, ci dice Achebe, esisteva ed era ben strutturata.
Una civiltà contadina basata sulla coltivazione degli ignami, che ha sviluppato codici familiari e di gruppo, venerato propri dei e celebrato sacrifici, con propri costumi, feste, giochi. Il villaggio ibo non è un mondo felice privo di norme ingiuste, ma è una società: esattamente ciò che i britannici negavano. Questa società viene annientata in meno di sei anni: dall'arrivo dei primi missionari a quello del governatore, con la sua amministrazione e il suo carcere, il genocidio è già compiuto. Gli ibo verranno passivamente acculturati. Ma Okonkwo non ci sta e, dopo aver ucciso un messo del tribunale coloniale, si impicca.