Fumetti


Stefano Liberti
5 è il numero perfetto.
Igort.
* Coconino Press, 2002, 14 euro.
È in una Napoli livida e autentica che si consuma la vicenda di questo romanzo per immagini recentemente premiato come miglior fumetto dell'anno alla Fiera di Francoforte. Al centro della storia il vecchio Peppino Lo Cicero, camorrista in pensione che, dopo l'uccisione del figlio da parte di una banda rivale, si rigetta nella mischia e scompagina gli equilibri un po' precari della malavita locale. Anti-eroe partenopeo, lontano dal modello del vendicatore implacabile caro al cinema americano, l'ex gregario sembra l'orfano un po' spaesato di un'epoca in declino.
Peppino spara, ma ha paura. Uccide il suo boss, ma trema quando deve lasciare la sua casa tra le pallottole che gli fischiano sopra la testa. Vuole giustiziare il killer di suo figlio, ma lo risparmia per stanchezza. Si andrà poi a rifugiare in Sudamerica, dove finirà per ripercorrere con nostalgia e disincanto le tappe di quelle notti pazze in cui per la prima volta nella sua vita si era sentito davvero indipendente («due braccia, due gambe, una faccia: 5 è il numero perfetto»). Con un gioco di accelerazioni e pause, di geometrie variabili e calcolate, di digressioni oniriche dai tratti espressionistici, Igort riesce a catturare il lettore e a indirizzarlo lungo il percorso mai scontato delle sue vignette bianco-nero-azzurrine. Sullo sfondo si staglia la città di Napoli, pagana e mistica, crudele e solidale, con la propria musica, la propria lingua e quell'atmosfera un po' ruvida che la rende unica.