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Racconti

IN QUESTA VITA di Anna Ruchat


* Casagrande, 2004, 12 euro
Michele Ranchetti
Anna Ruchat insegna, è traduttrice dal tedesco, ha tradotto Celan, (l'epistolario con Nelly Sachs), Durrenmatt, Klemperer (i Diari, una delle fonti più straordinarie per la ricostruzione della persecuzione degli ebrei in Germania), Thomas Bernhard. Ha anche scritto poesie e un testo «per voci», da testi di Celan e altri, messo in scena a Firenze. Questo è il suo primo libro in prosa che sembra testimoniare e risentire della sua attività di traduttrice, partecipe di quei testi e non altri (letteratura tedesca contemporanea di scrittori non di semplice intrattenimento, ma di testimonianza). Si compone di quattro racconti: il primo (Un lutto bianco) è la voce di una donna che sta per partorire e che apprende, poco prima del parto, che la sua bambina non vivrà; o vivrà, ma contrassegnata da una malformazione gravissima. La donna pensa e attende, e non sa se aspetta la morte o la vita, di sé e della figlia, in una sorta di dialogo fra presente e futuro, entrambi presenti in una prospettiva che oscilla fra disperazione e liberazione, in cui vita e morte finiscono per non distinguersi, in una alternanza che rimarrà il carattere definitivo dell'esistenza, comunque abbia a concludersi il parto. La bambina muore e la donna percepisce, improvviso, un diverso senso del vivere. Nel secondo, i destini tragici di alcune figure si confondono, unificati dal presagio della morte. In questo racconto in particolare, l'esperienza della struttura a più voci della composizione «per voci recitanti», in cui si è esercitata l'autrice, interviene a imprimere al percorso narrativo pause e riprese su toni diversi sulla costante, anche qui, della prefigurazione della morte, prossima o già avvenuta. Nel terzo racconto, l'elemento narrativo è più accentuato: due figure femminili sono accomunate da una terza figura: un amore condiviso all'insaputa l'una dell'altra, che ha retto due esistenze solitarie, che in esso, a morte avvenuta altrove e in solitudine, si riconoscono. Nel quarto racconto, il più elaborato e forse il più riuscito, una scena familiare vede figure femminili legate da legami di parentela e di affetti, per così dire interrotte da una morte imprevista ed estranea ad una norma di comportamento borghese, scandito dal tempo e dalla crescita del benessere. L'effetto di interruzione del tempo è prodotto dalla ripetizione di una descrizione che ricompare più volte con poche varianti, in corsivo, e che ricompone la scena primaria dell'occasione di morte, quale si era verificata senza preavviso e senza alcun presagio, elemento estraneo e insensato attorno al quale, nel secondo tempo dell'esistenza, recuperare o inventare il percorso delle vite individuali.
La scrittura esperta dei racconti si muove su diversi registri: a una voce recitante cui è affidata la narrazione se ne aggiungono altre, non sempre intonate, a testimoniare il carattere non unitario della memoria: l'evento é quindi, in un certo senso, contraddetto da circostanze esterne ad esso ma presenti nella memoria con rilievo non minore. Inoltre, a far parte della vicenda, interne ad essa, compaiono, spesso non avvertite, citazioni di letture, talvolta di titoli. Così, i personaggi possono essere detti sommersi o salvati, e alcune strofe di Brassens immettono una cadenza musicale. Prevale però il carattere di testimonianza dal vero di un'esperienza di dolore e di vita che cerca una forma scritta per essere conosciuta e trasmessa.