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Medioriente, la pace che in pochi osano sognare


di Georges Corm *

L'amministrazione americana, largamente seguita dai governi europei, mette al centro della sua visione per una soluzione globale dei conflitti del Medioriente tre principali elementi: lo sradicamento di Hamas a Gaza e in Cisgiordania e di Hezbollah in Libano - perlomeno del loro braccio armato - ; la messa in riga dei regimi iraniano e siriano che ritiene contrari alla sua politica di stabilità nella regione; la diffusione della democrazia e dello stato di diritto nelle società arabe della regione.
La vittoria sul terrorismo mediorientale dipenderebbe dal successo di questa politica, che i governi, i partiti politici e la società civile araba dovrebbero mettere in pratica con convinzione. Essa permetterebbe allora di trovare una soluzione al problema palestinese, poiché Israele, una volta rassicurato sul suo futuro e sul suo inserimento pacifico nella regione, potrebbe rendere qualche territorio e tollerare la costituzione di uno stato palestinese.
Agli occhi di numerosi media e partiti politici occidentali, le azioni degli eserciti americano e israeliano nella regione non hanno altro scopo: si tratta di liberare il mondo dal flagello del terrorismo e di far regnare pace e democrazia. Ecco, in breve, la dottrina occidentale sul Medioriente.
La visione qui esposta è invece «dissidente», e verrà considerata irrealistica e pericolosa. Ci sembra comunque necessario presentarla.
Riflette, a nostro avviso, le aspirazioni di molti democratici e pacifisti della regione - siano essi ebrei, cristiani o musulmani.
Largamente ispirata al diritto della «comunità internazionale» sul conflitto israelo-palestinese dal 1947, questa visione parte da una considerazione di buon senso: la violenza che affligge il contesto libano-siro-palestinese è in gran parte il prodotto delle decennali occupazioni israeliane dei territori di questi tre paesi, e del trattamento subito quotidianamente dalle popolazioni occupate, in violazione dei principi generali del diritto e dei principi umanitari.
1. Conformemente allo spirito del diritto stabilito dalle Nazioni unite sulla guerra ebreo-palestinese e poi israelo-araba nel '48 e nel '49, la terra di Palestina, dal Mediterraneo al Giordano, è una società aperta e multicomunitaria: nessuna comunità religiosa ha il diritto esclusivo al potere politico e alla forza armata; Gerusalemme è una città aperta gestita da un consiglio municipale composto da ebrei, cristiani e musulmani in ugual numero.
2. Conformemente al parere espresso dalla Corte internazionale di giustizia dell'Aia nel 2004, il muro costruito da Israele in Cisgiordania per rinchiudere gli abitanti originari di questo territorio deve essere distrutto subito, affinché i palestinesi siano totalmente liberi dei loro movimenti e dei loro spostamenti all'interno della Cisgiordania e verso la striscia di Gaza. I loro spostamenti all'esterno - salvo l'ingresso in territorio israeliano - non saranno più controllati dallo stato d'Israele, ma esclusivamente dall'Autorità palestinese e dai servizi di polizia dell'Egitto e della Giordania alle frontiere terrestri di questi stati. Israele deve togliere immediatamente il blocco aereo, marittimo e terrestre che mantiene sulla popolazione palestinese.
3. Gli abitanti delle colonie israeliane insediate in violazione della convenzione di Ginevra saranno autorizzati a restare nelle loro abitazioni, previo risarcimento dello stato israeliano ai palestinesi le cui terre sono state requisite - e tenendo conto d'un tasso di interesse legale che sarà quello del tasso interbancario per i depositi in dollari a un anno sul mercato di Londra.
4. Secondo quanto stabilito dalla risoluzione 194 adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni unite l'11 dicembre 1948, i palestinesi e i loro discendenti espulsi o fuggiti per l'invasione dell'esercito israeliano nel '48, e poi nel '67, potranno usufruire del diritto al ritorno sull'insieme del territorio storico della Palestina oppure essere risarciti dallo stato d'Israele.
5. L'esercito israeliano dovrà lasciare entro quindici giorni le zone che occupa in Cisgiordania e a Gaza e lasciare il posto a una forza internazionale di protezione della popolazione palestinese dei territori occupati.
6. Dopo un periodo di sette anni, verrà organizzato un referendum nei territori occupati dal '67 da Israele e nello stesso Israele per sapere se i cittadini dei due popoli vogliono vivere in uno stesso stato federale o unitario, o in due stati separati.
7. Verrà costituito un fondo di risarcimento della popolazione dei territori occupati, finanziato in parti uguali dai paesi del G8 e dai paesi arabi membri dell'Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Opec), a titolo di riparazione per l'occupazione e l'oppressione subite durante gli ultimi decenni.
8. Qualunque sia la soluzione scelta, lo stato israelo-palestinese o i due stati israeliano e palestinese dovranno dichiarare la loro neutralità nel contesto internazionale e non intrattenere relazioni privilegiate, militari o politiche, con le grandi potenze e le potenze regionali.
9. Il territorio del Golan siriano occupato dallo stato di Israele dal 1967 verrà reso allo stato siriano, e verranno istallate zone di sicurezza smilitarizzate sui due lati della frontiera. I coloni israeliani che vivono in questo territorio saranno autorizzati a restarvi alle stesse condizioni dei coloni di Cisgiordania. Verranno stabilite relazioni diplomatiche ed economiche tra i due paesi fin dall'istallazione delle zone di sicurezza e il pagamento di indennizzi dovuti dai coloni.
10. Dopo la restituzione del territorio libanese delle fattorie di Sheba ancora occupate da Israele, lo stato d'Israele procederà allo sminamento del sud del Libano, che ha occupato per ventidue anni in violazione della risoluzione 425 del Consiglio di sicurezza del Libano e impedendo il dispiegamento della Forza interinale delle Nazioni unite in Libano (Finul) fino alla frontiera tra i due paesi.
Zone di sicurezza smilitarizzate verranno istallate sui due lati della frontiera sotto il controllo delle Nazioni unite. Sarà creato un fondo di risarcimento per indennizzare il Libano delle ripetute perdite economiche che gli ha procurato lo stato d'Israele dal 1968 in nome del diritto di rappresaglia, diritto che ha praticato sistematicamente e in modo assolutamente smisurato. Questo fondo sarà finanziato in parti uguali dallo stato d'Israele, dai paesi del G8 e dai paesi arabi membri dell'Opec e tenendo conto degli interessi arretrati come definiti qui sotto.
11. Lo stato d'Israele deve rilasciare senza indugio tutti i prigionieri palestinesi di Cisgiordania e di Gaza, e così quelli del Libano e della Siria.
12. I palestinesi diventati cittadini israeliani dovranno godere di uguali diritti, civili e politici. Il sistema elettorale israeliano dovrà assicurare loro una giusta rappresentazione nel parlamento israeliano e negli enti locali, nelle istituzioni amministrative, militari e giudiziarie del paese.


note:
* Ex ministro delle finanze libanese, autore di Il libano contemporaneo, 2006 (Jaca Book).