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L'ISTINTO DI MORTE Jacques Mesrine (trad. di Roberto Moretto) H Nautilus-El Paso, 2006, 13 euro


Ermanno Gallo

Nato a Clichy nel 1936, il bandito francese Jacques Mesrine muore il 2 novembre del 1979 a Parigi, crivellato di colpi da una brigata speciale di oltre 40 uomini a cui l'Eliseo ha dato carta bianca per catturare l'allora nemico pubblico numero 1: l'uomo che usa travestimenti alla Lupin e, tra rapine, evasioni, sequestri e iniziative spettacolari contro il carcere speciale, beffa le forze dell'ordine. Un'«esecuzione pubblica» che scatena polemiche fra polizie e servizi. Si conclude così una corsa à bout de souffle, iniziata negli anni '60; quando il giovane Merine, (secondo lo slittamento linguistico marsigliese) irrompe nel milieu, firmando le sue azioni extralegali con un fuoco spietato, incurante del pericolo. Non era un marginale di nascita, non ha mai invocato scusanti sociali, non si è mai dichiarato paladino di una causa politica precisa (la Francia di Mesrine, d'altronde, non è stata l'Italia dei Notarnicola o dei Fantazzini). Lo spiega in questa autobiografia dal titolo significativo, L'istinto di morte (un libro cult in Francia), e anche in altri testi politici inediti in Italia, quali Coupable d'être innocent, (Colpevole di essere innocente), edizioni Rageot. Aveva stile, una sua etica e ironia, e un talento beffardo nell'uso dei media. Bandito mediatico e scrittore maledetto, Mesrine ha inciso il suo «romanzo criminale» sul filo della rivolta e su quello delle rotative. La sua leggenda metropolitana, trasversale e controversa come ogni leggenda, ispira ancora oggi libri e telefilm d'azione. E fa vibrare rappisti e marginali, che ritmano nelle banlieues le gesta di un irregolare, pronto a sfidare il potere pur sapendo che la sua guerra è persa.