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LA VITA VERA DI DOMINGOS XAVIER José Luandino Vieira H Tullio Pironti, 2006, 10 euro


Ilaria Urbani

Se il romanzo di José Luandino Vieira - scritto nel 1961 - ha visto la luce, è merito di Carlos Everdosa, critico letterario e archeologo, che salvò il manoscritto durante l'arresto dello scrittore angolano, di origine portoghese, per la sua attività anticoloniale. La censura del dittatore portoghese Antonio de Oliveira Salazar lo tenne nascosto per tredici anni, fino alla rivoluzione dei garofani. Prima di quella data, il testo è stato tradotto solo in Francia nel '71 e nel '73 in Russia. A contribuire alla diffusione di Luandino in Italia è stato invece l'editore Tullio Pironti che ha pubblicato per la prima volta nel 2004 La vita vera di Domingos Xavier (recensito allora nelle pagine di Diploteca), e ha deciso adesso di ristamparlo. Il romanzo racconta le storie di prigionieri e protagonisti del movimento per l'indipendenza dell'Angola, sottoposti a torture e violenti interrogatori.
Sullo sfondo, la nascente consapevolezza dell'autodeterminazione di un popolo oppresso dall'atroce e plurisecolare colonialismo portoghese.
Pironti ha deciso di ristampare il testo per riproporre un autore quasi sconosciuto nel panorama editoriale italiano, ma anche per dare risalto alla coerenza etico-politica di Luandino che nel maggio scorso ha rifiutato il prestigioso premio letterario Cam&cslash;es e la somma di 100.000 euro. Motivando la scelta della giuria, il premio Nobel José Saramago aveva definito quella di Luandino «un'opera importantissima, con radici profonde nella terra e nella cultura del suo paese, l'Angola».
Ricevere denaro non sarebbe, però, rientrato nel percorso politico letterario dell'autore, sempre controcorrente, né con il cammino spirituale che ha intrapreso negli ultimi anni in un monastero nel nord del Portogallo.