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Triplo scacco negli Stati uniti
Nel suo discorso del 19 gennaio davanti al Congresso il presidente Clinton ha proposto di investire in Borsa una parte dei fondi pubblici destinati alle pensioni, per accrescerne il rendimento. Una proposta che ha fatto sussultare Alan Greenspan, presidente della Riserva federale americana che, tenendo conto del corso già alto delle azioni, ha giudicato un simile progetto molto imprudente per i futuri pensionati...
di Jacques Nikonoff*
Una formidabile campagna di propaganda messa in atto su scala mondiale cerca di spaventare i cittadini mistificando la situazione finanziaria dei sistemi pensionistici a ripartizione. Il vero motivo è che i mercanti di servizi finanziari hanno un nuovo prodotto da smerciare, i fondi pensione, le cui virtù quasi miracolose permetterebbero al tempo stesso sia di risolvere le supposte difficoltà di finanziamento di quei sistemi pensionistici sia di apportare il capitale che mancherebbe alle imprese per creare nuovo impiego. Ma quell'elisir di giovinezza è solo un prodotto adulterato, come testimonia il triplo scacco dei fondi pensione americani, modello che oggi si tenta di imporre anche altrove.
Prima di tutto scacco sociale, per l'aggravamento delle ineguaglianze. Non solo in proporzione il numero dei salariati coperti dai fondi pensione è basso, ma va addirittura abbassandosi: 53% nel 1987; 40% nel 1995 (1). L'ammontare della pensione è sempre meno definito in precedenza e sempre di più determinato dall'andamento aleatorio dei mercati finanziari: nel 1989 il 28% dei salariati era coperto da un fondo a prestazioni definite (2). Nel 1995 erano solo il 19% (3). Particolarmente colpiti i dipendenti delle piccole e medie imprese (Pma): solo il 15% delle imprese con meno di 500 dipendenti disponeva nel 1991 di un fondo pensioni. Per quelle con meno di 25 salariati, ad essere coperti sono solo il 6,2%. L'ammontare delle pensioni è talmente basso che il 57% delle persone di più di 62 anni è costretto a continuare a lavorare (4). Il rapporto tra l'ultimo salario versato e l'ammontare della pensione fuori dalla previdenza sociale e per trent'anni di anzianità è particolarmente basso e va dal 29% al 37%. In secondo luogo, scacco finanziario, perché i fondi pensione sono una delle principali componenti dell'instabilità finanziaria mondiale, poiché il 43% del loro attivo, ovvero circa 5000 miliardi di dollari, è costituito da azioni. I loro apporti massicci di capitali, tanto negli Stati uniti che nelle Borse degli altri paesi comportano in effetti una sopravvalutazione artificiale dei corsi e creano una"bolla" finanziaria speculativa. Paradossalmente le performance dei fondi pensione americani sono mediocri: nel periodo 1968-1983, i più importanti di essi (quelli con un attivo superiore ai 20 milioni di dollari) hanno avuto un rendimento annuale reale medio negativo dello 0,3% (tasso di ritorno 6,8%; tasso di inflazione 7,1%). Così un dollaro investito nel 1968 da un salariato nel suo fondo pensione, 15 anni dopo valeva come potere d'acquisto solo il 96% (5). Nel periodo che va dal 1926 al 1994 il rendimento reale delle azioni è stato solo del 4,46% (6). Certo dopo è aumentato in ragione della"esuberanza irrazionale dei mercati", per parlare come il presidente della Federal Reserve, ma per quanto tempo continuerà a farlo? Inoltre bisogna ricordare che il 95% dei gerenti del portafoglio non arriva a"battere il mercato" (7)... Infine, scacco economico: i fondi pensione non hanno alcun impatto positivo sull'economia reale. Le masse di capitali che muovono non hanno avuto alcuna influenza sull'occupazione e in questi ultimi trenta anni l'economia americana non è andata particolarmente meglio di quella italiana, tedesca o francese, paesi in cui quei fondi non esistono. In dollari correnti, dal 1950 al 1997, il loro attivo finanziario è passato da 17 miliardi a quasi 5.000 miliardi di dollari. Ma la società americana era in espansione nel 1950 ed era invece in crisi nel 1997 e, malgrado la crescita economica degli anni '90, le disuguaglianze non hanno fatto che aggravarsi. Nel complesso negli Usa i fondi pensione possedevano nel 1997 il 50% di tutte le azioni quotate, contro l'1% del 1950. Questa sola constatazione ci autorizza a dubitare del legame automatico che alcuni vorrebbero sostenere tra la loro esistenza, la crescita economica e l'occupazione. Bisogna però sapere che negli Usa con i fondi pensione nascono proporzionalmente meno imprese che in Francia senza quei fondi: nel 1996, 842.357 in un caso (8), 275.286 nell'altro (9). Con una popolazione quattro volte meno numerosa, la Francia crea dunque proporzionalmente il 30% di imprese più degli Usa. Quanto al loro tasso di sopravvivenza è identico: il 50% a cinque anni. Se le piccole-medie imprese americane ricevono, malgrado tutto, trenta volte più capitali delle loro omologhe francesi è perché tanti degli investimenti realizzati hanno un carattere"politico": provengono in larga parte dai fondi pensione pubblici, gestiti dagli stati o dagli organismi pubblici locali (pompieri, poliziotti, insegnanti, dipendenti comunali...). Obbediscono a considerazioni di sviluppo locale (acquisto di obbligazioni locali, di azioni di imprese quotate localmente, sostegno alle Pme, alle costruzioni ecc.) e non alla sola redditività finanziaria: quegli investimenti si fanno"sotto il mercato" (10). L'esempio degli Usa è continuamente invocato per supportare quella causa ma raramente, ed è chiaro perché, viene analizzato e ancor meno valutato e questo dimostra come la volontà di creare fondi pensione in Francia e altrove abbia in realtà un solo obiettivo: trasferire sui salariati i rischi finanziari un tempo assunti dagli stati e dalle imprese. In altre parole legare l'ammontare delle pensioni alle prestazioni dei mercati finanziari. note:
* Ex addetto finanziario a New York e rappresentante della Caisse des dépots negli Usa, presidente del Movimento Un travail pour chacun. Autore di Chomage: Nous accusons! Arléa, Paris 1998 e di La Comédie des fonds de pension, che uscirà a marzo per le edizioni Arléa. (1) Board of Governors of the Federal Reserve System, Survey of Consumer Finances, Washington 1997. (2) In un fondo a prestazioni definite, l'ammontare delle pensioni è fissato in anticipo: lo stato o l'impresa sopporta il rischio finanziario. In un fondo a contributo definito, l'ammontare della pensione dipende dai risultati della gestione finanziaria: il rischio finanziario ricade allora sul salariato. (3) Survey of Consumer Finances, op. cit. (4) Employee Benefit Research Institute, Ebri Data Book, IV edizione, Washington 1997. (5) U.S. Department of Labor, Trends in Pensions, Washington 1990. (6) Laurence B. Siegel e David Montgomery,"Stocks, Bonds and Bills after Taxes and Inflation", The Journal of Portfolio Management, inverno 1995. (7)"Battere il mercato" significa, per un gerente di portafoglio (l'istituzione finanziaria privata che gestisce i soldi dei fondi pensione) ottenere un rendimento superiore ai rendimenti medi del mercato (generalmente calcolato a partire dall'indice S&P 500). (8) Small Business Administration, The State of Small Business: A Report of the President, Washington 1998. (9) Fonte: Agenzia per la creazione dell'impresa (Apce). (10) Investire"sotto il mercato" significa comprare azioni il cui rendimento prevedibile sarà inferiore al tasso di rendimento medio del mercato. Un comportamento paragonabile a quello di coloro che mettono una parte dei loro risparmi su un libretto postale. In entrambi i casi la sicurezza e/o l'utilità sociale prevalgono rispetto alla prospettiva di guadagni superiori. (Traduzione di M.B.) |