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I campi di detenzione dei repubblicani spagnoli
di Denis Fernandez-Recatala*
Sessant'anni fa, la caduta di Barcellona e la sconfitta subita dalla seconda repubblica spagnola sul fronte della Catalogna comportava il ripiego massiccio di centinaia di migliaia di soldati verso la frontiera francese. Altrettanti, o quasi, civili li accompagnavano in condizioni drammatiche: quelle di un esodo aggravato dal clima inclemente nevicava e dall'atteggiamento dei gendarmi francesi, che per vari giorni contennero questa moltitudine, inebetita, vacillante, affamata e stesa nel fango, alle porte di un paese che avrebbe potuto proteggerla, almeno dagli ultimi bombardamenti e mitragliamenti dell'aviazione franchista.
Il passaggio fu ritardato, ma certo la sofferenza non si arrestò quando si aprirono finalmente alcune brecce nel dispositivo di contenimento messo in opera da un governo nato dalla Camera del Fronte popolare. Fin dal 1936 alcuni rifugiati si erano spinti verso il nord dei Pirenei, ma nulla era stato previsto per accogliere, nel febbraio del 1939, il flusso caotico che si precipitò verso questa meta. L'incapacità di prevedere, per non dire la negligenza, soffocò la passione repubblicana. Tuttavia, diverse misure furono prese per"accogliere" questi rifugiati. Non indugeremo sui particolari patetici. Nella fattispecie, è inutile tingere a tinte più forti la realtà. Per far fronte all'emergenza, donne, bambini e vecchi furono condotti presso famiglie. La solidarietà, anche se non prevalse in questa circostanza, ebbe un ruolo innegabile. Alcuni si ricordano ancora dell'accoglienza ricevuta in alcune stazioni ferroviarie francesi, dove furono salutati con bandiere rosse e canti rivoluzionari. Ma la grande maggioranza si trovò di colpo in un disastro prolungato, che accrebbe il sentimento di abbandono che provavano. A differenza degli anni precedenti, quando, per esempio, le navi repubblicane guadagnavano la costa francese per fuggire le forze franchiste, la Francia non svolse più il ruolo di santuario provvisorio. I militari, allora, erano stati rinviati su un altro fronte per proseguire il combattimento. Qui, sulle creste e sui colli, i soldati furono invece disarmati e umiliati ancor più gravemente, poiché nessuno si preoccupo' di sapere se volevano proseguire la lotta. Madrid non cadrà che nel marzo del 1939, in seguito al tradimento del colonnello Casado, e qualche speranza, illusoria senza dubbio, persisteva. Si perpetuerà fino all'indomani della seconda guerra mondiale, addirittura fino a metà degli anni '50. Anche a causa dell'impreparazione, il numero degli sfollati fece paura. Secondo diverse stime, si ritenne che circa mezzo milione di persone avevano passato la frontiera: 275mila furono internate in campi improvvisati. Il primo fu Argelès. Seguì poi l'apertura di altri due campi nelle vicinanze: Saint-Cyprien e Barcarès, sistemati dagli stessi prigionieri. E' impossibile ricostruire qui nei dettagli l'insediamento e la vita in questi campi sprovvisti delle più elementari strutture: né baracche, né latrine, né cucina, né infermeria e nemmeno l'elettricità. Dappertutto la dissenteria infieriva. I malati e i feriti riempirono in fretta gli ospedali del Midi. Donne, bambini e anziani conobbero una sorte relativamente miglore nelle caserme, in prigioni cadute in disuso o in edifici industriali, in conventi, in vecchie scuderie. Alcuni di loro furono imprigionati. A Argelès, alcuni prigionieri furono radunati sulla spiaggia, guardati a vista da truppe coloniali tra cui anche dei marocchini, circostanza he aumentò l'amarezza degli spagnoli. Si ricordavano difatti che le unità dei Regulares, comandate da Franco, erano essenzialmente formate da Moros, ritenuti dai repubblicani la punta di lancia delle truppe"nazionaliste". A Argelès e a Saint Cyprien tra uomini e donne, i detenuti erano 180mila. A Barcarès, meglio"attrezzato" e concepito per ospitare 50mila uomini, ne vennero incarcerati 70mila. I campi si moltiplicarono, bisogna aggiungere quelli di Bram e di Gurs, uno degli ultimi ad essere organizzato, in cui"soggiornarono", come indica una lapide sistemata all'entrata,"23mila combattenti spagnoli, 7mila volontari delle Brigate internazionali, 120 patrioti e resistenti francesi, 12.860 ebrei immigrati internati nel maggio-giugno 1940, 6.500 ebrei tedeschi del Baden, 12mila ebrei arrestati in Francia da Vichy". Infatti, i campi"spagnoli" prefigurarono molto in fretta altre forme di campi, a partire dall'armistizio. Dal febbraio del 1939, furono definiti dalle autorità francesi"campi di concentramento", come se un inconscio amministrativo si fosse espresso attraverso questo lapsus, per annunciare una realtà che avrebbe voluto soffocare. Possiamo immaginare questi campi dove la disciplina militare si incrociava con una sorte di abbandono e di disperazione morale che favorirono la melanconia e le depressioni. Ogni giorno, i gendarmi invitavano i prigionieri spagnoli a tornare a casa loro o ad arruolarsi nella Legione straniera. Le misure repressive colpirono prima di tutto i"sobillatori", di cui venne redatta una lista e a cui venne riservato un destino a parte: furono concentrati in determinate zone, soprannominate ippodromi, chiuse da filo spinato, all'aria aperta, dove senza sosta andavano avanti e indietro, o trottavano per non gelare di notte. Altri verrano spediti in prigioni militari, come il castello di Collioure, trasformato appositamente in carcere. Tuttavia, abbastanza rapidamente la vita si organizzò, una vita culturale e politica. Gli internati cercarono di ritrovare l'identità, cioè la dignità. Furono organizzati dei corsi di formazione, furono redatti giornali a carattere informativo e sovversivo, malgrado la censura che colpiva anche la posta. Ci si riuniva per fazioni. Le divisioni generate dalla guerra civile persistevano, e da questo punto di vista il patto germano- sovietico sostenuto dai comunisti come una tattica confermerà l'avversione degli anarchici verso il comportamento cinico e criminale dello stato sovietico. In ogni modo, ogni organizzazione, separata o assieme alle altre, avrebbe intrapreso il proprio percorso verso la Resistenza. Si formeranno così organizzazioni partigiane a componente comunista o anarchica. Il paradosso è che il nemico comune non riuscirà a renderli davvero solidali, né in Spagna né Francia. Un altro modo per liberare i campifu l'organizzazione di compagnie di lavoro, dove i prigionieri furono subito impiegati in lavori pubblici, nel ruolo di cantonieri, oppure nell'industria che lavorava per la difesa nazionale; in seguito, dopo il maggio-giugno del '40, lo stato francese"cedette" queste persone all'occupante, che li destinò alla costruzione del muro dell'Atlantico, delle basi sotto-marine ecc. Una parte fu deportata in Germania, verso campi di altra natura: Dachau, Buchenwald e Mathausen, dove sono morti 6-7mila spagnoli. Dopo il marzo del 1939, 10mila si arruolarono nella Legione straniera. Ciò sollevò una polemica. Allora non si trattava di contestare un combattimento legittimo, ma il modo di aderirvi. Alcuni dirigenti si opposero a questo reclutamento mercenario. Secondo loro, l'onore risiedeva nel riconoscimento dei titoli e dello stato di servizio dei soldati spagnoli pronti a sacrificarsi per la Francia, a condizione che gli fosse proposto un posto adeguato, dignitoso, nelle truppe francesi. Invece, fino alla fine furono ermarginati. Anche in questo caso, l'antifascismo non ebbe un ruolo predominante. I rossi non ebbero la fiducia del governo Daladier. A partire dal 1941, questi reggimenti di fanteria della Legione straniera divennero Forze francesi libere e combatterono in Africa del nord e in Medioriente. Un'avventura che fu un'epopea. Alcuni, partiti da Perpignan, si ritrovarono nella seconda divisione blindata (2&oordDb) comandata dal generale Leclerc, il cui terzo battaglione era diretto dal luogotenente-colonnello Putz e dove la nona compagnia era composta praticamente di soli spagnoli: vi si parlava infatti il castigliano. Alla nona compagnia fu affidato il compito di venire in aiuto e di appoggiare l'insurrezione parigina dell'agosto del 1944. Simbolo, ormai dimenticato, furono i carri armati che per primi entrarono a Parigi, battezzati con i nomi di città spagnole che ricordavano vittorie o disastri:"Guadalajara","Madrid","Guernica","Belchite" e"Brunete". Finiranno la loro corsa nel nido d'aquila di Hitler. Inoltre, meno di un trimestre dopo la sconfitta che seguì la"drôle de guerre" del 1940, tre riunioni si svolsero in zona occupata. Non furono le sole, ma queste sono documentate. A esse collaborò il Partito comunista francese, o almeno una frangia della sua direzione, che era divisa sulla condotta da tenere. Nel campo di Argelès, alcuni responsabili del Partito comunista spagnolo (Pce), impressionati e sorpresi dalla disfatta, decisero di dare il loro contributo, in due direzioni, allo sforzo di lotta che si stava delineando. Furono organizzati dei gruppi di sabotaggio e, in secondo luogo, per contrastare la minaccia di Franco sulla parte meridionale nel contesto dell'epoca si impegnarono a intensificare la guerriglia nella stessa Spagna. Sempre nell'autunno del 1940, secondo la testimonianza di Juan Castillo, capo di una regione della resistenza nel sud-ovest, ebbe luogo un incontro con Charles Tillon a Bordeaux, per intensificare i sabotaggi e mettere già a punto azioni militari collettive. Fino a quel momento, gli attentati contro l'occupante avevano mantenuto una portata individuale. Il primo di questi attentati aveva avuto luogo a Royan, in agosto, e un soldato tedesco era stato ucciso. Ancora in autunno, ma stavolta a Parigi, Lise Ricol (Lise London) metteva in collegamento le organizzazioni clandestine spagnole e i primi gruppi di resistenza francesi, sotto l'egida del Pc. Gli spagnoli, organizzati in tutti i comuni della regione parigina, si impegnarono a moltiplicare i sabotaggi nelle fabbriche dove lavoravano. I campi furono un focolaio e una risorsa per la resistenza... Gli spagnoli parteciparono alla lotta in sessanta dipartimenti francesi. Sotto la guida di Cristino Garcia, i guerriglieri spagnoli liberarono Foix e furono determinanti nella liberazione di numerose città del centro e del sud-ovest, come Tolosa, Dax, Carmaux, Tulle, Perpignan, Brive, Alès e Vichy. E' stato calcolato che più di mille di loro contribuirono alla liberazione di Parigi... Non sono stati dimenticati. Qui e là dei monumenti commemorano il loro coraggio. Ma la loro memoria è stata dispersa, senza essere mai assurta a livello nazionale. Quale governo ha reso loro l'omaggio che meritavano? Dopo la guerra, la loro presenza è stata ridimensionata. Un'altra circostanza ha portato alla loro marginalizzazione nellamemoria nazionale: il loro desiderio di tornare a battersi nella loro terra dopo la vittoria dell'esercito alleato sull'hitlerismo. L'Inghilterra non voleva una seconda Grecia e si era accordata con Franco. La Francia, dal canto suo, si era chiusa in un nuovo non-intervento. Sessant'anni sono passati in un mezzo silenzio... |