Le Monde diplomatique con il manifesto per tutto il mese a 3€
        
  
Si riparla di «detenuti scomparsi»


di José López Mazz*

Il 2 dicembre 2005 verso le 11 e 30 in una zona rurale vicina alla città di Pando, una studentessa in archeologia dell'Università della repubblica scopre in una strana fossa un osso che in seguito sarà identificato come un perone umano. Dopo un'ora e mezza di lavoro meticoloso, appare uno scheletro completo. Poco tempo dopo un elicottero dell'aeronautica militare uruguaiana atterra sul posto. A bordo vi sono il presidente della repubblica Tabaré Vázquez e il ministro della Difesa Azucena Berrutti. Si tratta della prima scoperta di uno dei circa 260 detenuti scomparsi durante la dittatura (1973-1984) - un operaio comunista morto sotto le torture nel 1974, ma segnalato dai militari dell'epoca come «evaso».
Durante i governi democratici successivi alla dittatura, le ricerche sulle violazioni dei diritti umani non hanno fatto grandi progressi.
Anche se imprescrittibili nei confronti del diritto internazionale, la maggior parte dei crimini è rimasta impunita grazie alla legge votata nel 1986 sotto la presidenza di Julio María Sanguinetti (1985-1989), che stabilisce il principio dell'esenzione «dall'azione punitiva dello stato» (1). Inoltre l'ultimo capo dell'esercito sotto la dittatura è stato ministro della Difesa di Sanguinetti.
In ogni caso prima dell'approvazione della legge sull'esenzione, le deposizioni dei militari davanti alla giustizia erano messe in «cassaforte», secondo l'espressione del ministro della Difesa dell'epoca, il generale Hugo Medina. La presidenza di Luis Lacalle (1990-1995) e il secondo mandato di Sanguinetti (1995-2000) non permettono alcun progresso reale. Si dovrà attendere la presidenza di Jorge Batlle (2000-2004) per assistere alla creazione della Commissione per la pace, incaricata di far applicare l'articolo 4 della legge sull'esenzione.
Questo stabilisce l'obbligo dello stato di accertare le responsabilità dei crimini compiuti sotto la dittatura e di individuare i corpi degli scomparsi.
Un progresso importante è compiuto quando viene trovata la nipote del poeta argentino Juan Gelmán, nata nel 1978 mentre la madre diciannovenne, che non era un personaggio politico di spicco, veniva rapita in Argentina per essere trasferita a Montevideo e poi giustiziata. La bambina era stata «adottata» e allevata da un commissario della polizia uruguaiana, «amico» di altri poliziotti e militari legati al Partito Colorado di Sanguinetti e Batlle.
Tuttavia le informazioni raccolte dalla Commissione per la pace orientano le ricerche verso altre piste, non permettendo né l'accertamento dei fatti né la localizzazione dei corpi né, tanto meno, l'identificazione dei colpevoli. Di fatto gli «scomparsi» rimangono un mistero.
Curiosamente, la legge sull'esenzione costringeva lo stato a rinunciare a punire i militari per i loro crimini, ma non proteggeva gli eventuali complici civili. Così nel 2006 la magistratura uruguaiana ha potuto processare il dittatore Julio María Bordaberry. Pioniere dell'operazione «Condor», anche il suo ex ministro degli Esteri Juan Carlos Blanco è stato arrestato. Di recente le richieste di estradizione di un giudice argentino hanno portato all'incarcerazione di una decina fra militari e poliziotti.
Dopo l'arrivo al potere del Fronte allargato, un gruppo di storici della facoltà di studi umanistici è stato incaricato di studiare gli archivi della dittatura e di trarne le informazioni utili per chiarire le pagine oscure della storia recente. Inoltre un gruppo di archeologi ha ricevuto la missione di cercare i resti dei detenuti scomparsi.
Le ricerche sono iniziate il 17 giugno 2005 presso la sede del Battaglione 13, dove era stato istituito il centro di torture tristemente noto con il nome di «300 Carlos», ma conosciuto dai prigionieri come il «Grande inferno». Le ricerche hanno potuto stabilire che il posto è stato profondamente trasformato, con operazioni di «copertura», di rimboschimento e con modifiche edilizie effettuate alla fine degli anni Settanta nei luoghi indicati come zone di sepoltura. Queste trasformazioni hanno reso difficile la ricostruzione del paesaggio dell'epoca e la visualizzazione spaziale delle testimonianze.
Il 20 agosto 2005, su richiesta dello stesso presidente Vázquez, l'esercito consegna un rapporto precisando il luogo della sepoltura di María Claudia García (nuora del poeta argentino Gelmán) presso la sede del Battaglione 14 e di altre sepolture clandestine, individuali e collettive. Queste informazioni hanno fatto nascere molte speranze, ma il lavoro degli archeologi dimostra che la ragazza assassinata non si trova nel luogo indicato e non ci è mai stata. Lo stesso accade in diversi altri casi - uno di essi probabilmente legato all'esecuzione del gruppo di persone portate da Buenos Aires su un volo clandestino delle forze armate uruguaiane.
Di fatto la richiesta di collaborazione e di informazioni effettuata da Vázquez alle tre armi delle forze armate ha ottenute risposte diverse. A differenza della marina, che si è chiusa in un profondo mutismo, l'aeronautica ha riconosciuto di essere stata responsabile della morte di due operai e ha indicato il luogo di sepoltura in una proprietà rurale presa pochi anni prima ai guerriglieri tupamaros.
È in questa località vicino alla città di Pando, che le ricerche hanno permesso di localizzare Ubagesner Chaves Sosa, morto sotto tortura nella base aerea di Boiso Lanza nel 1976.
Nelle basi del Battaglione 13, il 14 dicembre 2005 sono stati localizzati il corpo del professore universitario Fernando Miranda, padre dell'avvocato Javier Miranda, uno dei principali responsabili dell'Organizzazione delle famiglie dei detenuti scomparsi (Ofdd). Questa scoperta metteva in luce le debolezze del rapporto della Commissione per la pace del governo Batlle e del rapporto dell'esercito consegnato al presidente Vázquez. Al contrario dei fatti riscontrati, questi documenti affermavano che Miranda era stato sepolto presso il Battaglione 14, riesumato, bruciato e le sue ceneri disperse nella baia di Montevideo.
Poco dopo il 15 dicembre 2005, un frammento di radio umano viene trovato nella base del Battaglione 13, in una zona che conserva tracce di lavori recenti (sbancamenti, riempimenti e così via). La scoperta è stata fatta presso un campo di calcio indicato da molti come il luogo in cui avvenivano le inumazioni clandestine. Le autorità dell'istituto medico-legale di Montevideo ritengono che questo frammento appartenga a una donna, ipotesi che però non ha potuto essere accertata in modo definitivo - tre diverse analisi del Dna non hanno dato risultati significativi. Ma per l'ennesima volta si è pensato ad alcune delle prigioniere scomparse (María Claudia García Gelmán o la maestra elementare Elena Quinteros).
Il 19 dicembre 2006, un anno dopo le ultime scoperte, il presidente Vázquez ha messo fine alla prima fase delle ricerche. I risultati, anche se possono sembrare piuttosto scarsi, sono comunque sufficienti per fare luce su diversi punti.
In primo luogo il patto segreto fra i responsabili della repressione e i loro subalterni è, a trenta anni di distanza, ancora in vigore (2). Come si è visto quando l'attuale comando dell'esercito ha fornito informazioni false alle richieste del capo dello stato. Le spiegazioni date dalla Commissione per la pace, così come quelle fornite dai militari sono lacunose. Si afferma ad esempio che i corpi delle vittime erano stati «seppelliti, riesumati, bruciati e le ceneri sparse nella baia di Montevideo». La semplice scoperta del corpo di Fernando Miranda ha dimostrato la falsità di questa versione.
In secondo luogo e dopo quasi un anno e mezzo di lavoro, i ricercatori sono convinti che la dispersione geografica delle inumazioni clandestine sia più grande di quello che si pensasse, e che il numero dei corpi sia probabilmente superiore a quello che era stato annunciato ufficialmente.
Di fatto è stata data ragione all'Ofdd (al contrario di quello che era stato a lungo sostenuto dall'ex presidente Sanguinetti), che ritiene che la maggior parte degli uruguayani scomparsi in Argentina sia stata vittima della politica di repressione uruguayana nel quadro dell'operazione «Condor».
Infine, queste ricerche hanno suscitato una grande speranza popolare, l'approvazione di tutti i partiti politici e il sostegno della maggioranza dell'opinione pubblica. La questione rimane aperta, l'accertamento delle responsabilità di tutti questi crimini deve ancora essere fatto, ma i «detenuti-scomparsi» non sono più una «favola della sinistra radicale», come sosteneva la destra.


note:
* Professore di antropologia presso la facoltà di studi umanistici dell'Università della repubblica, Montevideo.
1) Questa legge è stata ratificata con un referendum vinto di stretta misura (con il 52,7% dei voti) dai suoi promotori nel 1987. Con la sola esclusione dei fautori della dittatura, tanto i sostenitori dell'amnistia dei militari che i suoi oppositori hanno preferito votare la legge, allo scopo di sostenere una fragile democrazia.
Molti infatti temevano un nuovo colpo di stato, qualora l'esercito si fosse sentito minacciato.

(2) Il 17 settembre 2006 in Argentina, Jorge Julio López, 77 anni, è «scomparso»; la sua testimonianza aveva permesso la condanna all'ergastolo di uno più feroci torturatori della dittatura, Miguel Etchecolatz.
Il 27 dicembre Luis Angel Gerez è stato sequestrato per tre giorni e torturato: le sue dichiarazioni hanno impedito all'ex vicecommissario Luis Patti, aguzzino degli anni Settanta, di far parte del parlamento all'inizio del 2007. Alla televisione il 30 dicembre il presidente argentino Nestor Kirchner ha parlato del coinvolgimento di elementi «paramilitari» e «parapolizieschi» (Bbc, Londra, 30 dicembre 2006).
(Traduzione di A. D. R.)