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processi

Racconto di un uomo


guglielmo ragozzino

Il famoso Phileas Fogg era un uomo impenetrabile. Inseguito per tutto il mondo da un cocciuto funzionario di polizia, mister Fix, convinto che egli fosse l'autore del celebre furto alla Banca d'Inghilterra, venne raggiunto al rientro in patria, quando ormai aveva vinto la scommessa che lo aveva portato a girare il mondo in ottanta giorni.
Messo in carcere, vi stette per il fine settimana, quanto bastava per perdere. Poi le spiegazioni - i ladri erano altri, già arrestati - l'imbarazzo del bravo poliziotto che perfino l'imperturbabile Fogg prenderà a pugni e il lieto fine immancabile sul filo dei secondi.
Luigino Scricciolo era un giovane, aperto, curioso, fin troppo entusiasta.
Capace di parlare con le persone più diverse e di metterle a proprio agio. Parlava troppo. Si fidava di tutti, era il suo modo per ottenere la fiducia di tutti. Era così bravo che oggi terrebbe dei master all'università e sarebbe un riconosciuto guru di relazioni sociali, tipo il Dale Carnegie di «Come farsi degli amici». Solo che credeva in un mondo di uguali e si dava da fare per costruirlo. E credeva, ingenuamente, nel fatto che tutti, in fondo, la pensassero allo stesso modo; quanto meno tutti coloro che si dichiaravano compagni. Forse per questo non piaceva a certuni e appariva sospetto. Fu accusato delle cose peggiori, 25 anni fa, rimase in carcere per ben più di un giorno e una notte. Poi scarcerato, anche per effetto del suo disperato sciopero della fame - una mela ogni due giorni - fu tenuto d'occhio e sempre richiamato in causa, per le cause più diverse.
Poi le imputazioni caddero e i procedimenti si chiusero, senza scuse, senza spiegazioni. La sua vita era cambiata, l'entusiasmo finito.
Nessun lieto fine. E mister Fix dubitava ancora.
Ora Scricciolo ha pubblicato un libro (1) per rievocare le sue vicende, ormai alle spalle. Fu arrestato nel momento in cui la sua capacità di trattare con le persone più disparate lo aveva portato ai vertici del sindacato, il formidabile sindacato di allora, come responsabile internazionale dell'Uil. Il 4 febbraio del 1982, durante i consigli generali Cgil-Cisl-Uil, nel bel pieno della sua possibile giornata di gloria, quando deve riferire all'assemblea del colpo di stato in Polonia e dei contatti con solidarnosc clandestina. Arrestare uno, distruggerne la reputazione di fronte ai suoi, umiliarlo...
Si ottiene il maggior clamore possibile con il minimo sforzo. Le accuse erano di far parte delle Brigate rosse, anzi di aver fatto da collegamento tra le Br e certi spioni bulgari, desiderosi di restituire il generale Dozier all'esercito americano e agli affetti familiari, tanto per fare bella figura con la Nato, dopo averlo interrogato un po'. Mesi dopo l'accusa era diventata quella di aver venduto Walesa agli stessi bulgari di prima, durante la visita romana del capo di solidarnosc, su invito del sindacato italiano, anzi, di Scricciolo in prima persona, avvenuta l'anno precedente. Le accuse che si innestano l'una sull'altra, sono state una prerogativa di una fase di storia processuale italiana. Niente di speciale, dunque. Ma quando uno ci capita dentro, può davvero essere ridotto alla disperazione. Scricciolo rievoca la sua disperazione, i suoi due anni di carcere inutile.
Poi esce in libertà condizionata e infine, anni dopo è libero di muoversi. La sua istruttoria è però sempre aperta, quindi non ha lavoro, né al sindacato, molto cauto con un'accusa tanto scottante, né al lavoro precedente, presso lo Scau, il Servizio per i contributi agricoli unificati. Così per vivere si inventa il lavoro di giardiniere - giardiniere da terrazze e poi da vivaio - finché con la legge del '90 che prevede il reintegro al lavoro delle persone soggette a istruttoria, rientra nello Scau che più tardi sarà assorbito dall'Inps. A poco a poco si ricomincia, si respira di nuovo. La vita o quel che resta, riparte. Poi, nel 2001, a vent'anni di distanza dal fragoroso arresto, un giudice scrive la sentenza finale di assoluzione. Non che ci sia stato un processo; semplicemente un atto dovuto, per non avere troppe pratiche pendenti. Nessun cenno, nessuno ne parla, se non Daniele Protti, sull'Europeo. Nessuno che abbia detto: ci dispiace, Scricciolo, le abbiamo rovinato la vita, la prossima volta staremo più attenti.
Anzi. Ogni occasione è buona, ogni Commissione Mitrokin che dio manda sulla terra consente a Fix di ricominciare.


note:

(1) Diario minimo di Luigino Scricciolo 20 anni in attesa di giustizia», memori, pp.173, euro 14.