i veleni nucleari di cui nessuno sa che fare
Scorie eterne e pericolose
Se l'Europa e soprattutto la Francia hanno fatto bella figura alla conferenza di Kyoto, potendo vantare bassi tassi di emissione di diossido di carbonio, lo devono alla produzione di energia elettrica di origine nucleare: 75% del totale per la Francia, 50% per la Svezia e 30% per la Germania, contro il 20% per gli Stati uniti. Ma questa energia"pulita" pone numerosi problemi: lo dimostrano le difficoltà tecniche incontrate dal governo francese per smantellare il reattore Superphenix. Del resto, la lobby dell'elettronucleare non può ancora vantare, nonostante le rassicurazioni formali, nessuna soluzione soddisfacente per eliminare le scorie. Così, nell'ombra, al riparo da ogni dibattito democratico, viene ipotecata la sicurezza delle popolazioni che devono convivere con il nucleare e quella delle generazioni future.
di DAVID BOILLEY*
Tre pubbliche inchieste sull'apertura di un laboratorio sotterraneo destinato a studiare l'interramento delle scorie radioattive in Francia (1) sono state condotte nella Vienne, nel Gard e alla frontiera tra la Mosa e la Haute-Marne. E' una tappa decisiva nella ricerca di un sito capace di accogliere le scorie altamente radioattive e dal lungo ciclo di vita, prodotte dai reattori nucleari civili e militari e dall'industria del ritrattamento dei combustibili irradiati.
Le pubbliche inchieste una delle rare occasioni in cui il cittadino può dare la sua opinione si sono svolte senza alcun dibattito nazionale e nell'indifferenza dei media, soprattutto di fronte alle migliaia di manifestanti di Chaumont e Bar-le-Duc, l'8 marzo 1997, e all'occupazione del municipio di Pleuville (Vienne) da parte di chi si opponeva al progetto. Ma il problema supera ampiamente il quadro regionale in cui queste polemiche sono state circostritte. Finora, nessun paese ha trovato una soluzione per il futuro delle scorie, buona parte delle quali rimarranno tossiche per milioni di anni e la cui gestione pone problemi enormi all'industria nucleare.
Persino l'inventario delle scorie destinate all'interramento non è ancora noto. Per alcuni paesi, come la Svezia o gli Stati uniti, il combustibile irradiato costituisce già un rifiuto inservibile, mentre in Francia una parte di esso viene trattata per estrarne plutonio e uranio: sulle 1.200 tonnellate di combustibile irradiato prodotto ogni anno dai reattori francesi, 850 tonnellate subiscono un processo di lavorazione nella fabbrica della Compagnia generale delle materie nucleari (Cogema) di La Hague. Il resto viene classificato come scorie inservibili.
I due siti previsti in Francia per impiantarvi un laboratorio sotterraneo saranno selezionati al termine di una procedura che in tutto durerà più di dieci anni. Nel febbraio 1990, dopo le manifestazioni e la forte opposizione nei cinque dipartimenti interessati, Michel Rocard, allora primo ministro, decretò una moratoria (2). Fu nominato un mediatore, Christian Bataille, deputato del Nord, e i suoi lavori portarono alla legge del 30 dicembre 1991, relativa alle ricerche sulla gestione delle scorie radioattive e al lancio dei programmi di ricerca corrispondenti."Ho scelto di capovolgere l'approccio fin qui adottato, fondato soltanto su considerazioni scientifiche e geologiche, partendo dalle candidature dei comuni interessati a cui è seguita, ovviamente, una verifica geologica, spiegava Bataille nel suo rapporto (3). Abbiamo ricevuto una trentina di candidature, dieci delle quali sono state giudicate accettabili da un punto di vista geologico". I 60 milioni di franchi (1 franco=293 lire circa) all'anno destinati alle"misure di accompagnamento e di sviluppo locale" hanno certamente fatto scoprire certe vocazioni...
L'Agenzia nazionale per la gestione delle scorie radioattive (Andra), incaricata delle ricerche, ha preso in considerazione tre siti, sui quali si è svolta una pubblica inchiesta. Com'era prevedibile, tutti e tre hanno ricevuto parere favorevole. Si tratta di La Chapelle-Bëton nella Vienne, di Marcoule nel Gard e di Bure nella Mosa. Spetterà al governo sceglierne uno o due per insediarvi un laboratorio, di concerto con la popolazione, come vuole la legge. Le perforazioni dovrebbero cominciare nel 1998, le ricerche nel 2001, mentre per i primi risultati si dovrà aspettare il 2006. Ma secondo un responsabile dell'Andra, è assai improbabile che si possa rispettare questo calendario.
In cinque anni si dovrà decidere se il sito è adatto a custodire scorie per milioni di anni."Uno dei siti preselezionati per accogliere un laboratorio sotterraneo potrà in seguito essere proposto al Parlamento come centro di stoccaggio", spiega la Direzione per la sicurezza degli impianti nucleari (Dsin). Ma già da ora,"dal punto di vista della sicurezza, un sito appare particolarmente favorevole, quello dell'Est (4)". I giochi non sono dunque già fatti?
Dalla miniera alla centrale elettrica, ogni fase della catena del combustibile genera la sua partita di scorie, di solito classificate in base alla radioattività e alla durata di vita. Soltanto quelle di scarsa radioattività e dal breve ciclo di vita (meno di trent'anni) hanno trovato una sistemazione definitiva. Sono conservate in superficie, nell'Aube, a Soulaines-Dhuys. Questo centro ha preso il posto di quello della Manche che l'Andra, l'ente gestore, non riesce a chiudere. Fughe di radioelementi hanno già contaminato l'ambiente circostante (5), mentre i 530.000 m3 di scorie sono destinati a rimanere lì per l'eternità. Il centro nell'Aube è dieci volte più grande ha una capienza doppia ed è previsto il deposito per 300 anni. In questo sito-vetrina dell'Andra, solo cinque anni dopo l'arrivo delle prime scorie una inchiesta pubblica ha autorizzato il rigetto di residui radioattivi nell'ambiente. E' stato impossibile ottenere il primo rapporto sulla sicurezza.
In altri paesi Svezia, Finlandia, Germania queste stesse scorie sono conservate sotto terra. Una soluzione troppo costosa e inadeguata per i 50 milioni di tonnellate di residui minerari accumulati in quarant'anni di estrazione mineraria in Francia.
Eppure, in Germania, i siti di Helmsdorf e Culmitzsch contengono rispettivamente 50 e 86 milioni di tonnellate e, nel mondo, circa 6 miliardi di tonnellate sono conservate con questo sistema. Se questi residui sono molto poco radioattivi, hanno però l'inconveniente di contenere radioelementi di lunga durata: 75.000 anni per il torio 230. D'altra parte, uno dei derivati dell'uranio il radon è un gas tossico, il che rende difficile lo stoccaggio. Questi tipi di scorie sono di solito depositati in vecchie miniere a cielo aperto, oppure in bacini chiusi da una diga, nell'attesa di una soluzione migliore che eviti il rischio di dispersione dei radioelementi per effetto dell'erosione o dello stillicidio (6). Nel Gabon, fino al 1975, una filiale della Cogema, la Comuc, ha versato i rifiuti direttamente nel letto del fiume Ngamaboungou (7).
Un grave problema si pone poi per le altre scorie poco radioattive, quelle prodotte dallo smantellamento degli impianti nucleari. In Francia si deve ancora trovare una soluzione a basso costo per le 15 milioni di tonnellate attese nei prossimi anni. Parte di esse è destinata al"riciclaggio", grazie a generose soglie di tolleranza che permettono di considerarle come scorie non radioattive. Un progetto di legge in questo senso aveva provocato una tale levata di scudi che il Parlamento francese era stato costretto ad abbandonarlo. Ma queste soglie sono stati introdotte dalla legislazione europea (8) e già coprono lo smaltimento di rifiuti industriali speciali. Ben presto dovrebbe cominciare la"banalizzazione" delle scorie poco radioattive, senza che la popolazione direttamente esposta sia stata consultata. Per scorie che superino i limiti, sono allo studio centri di stoccaggio in superficie.
Anche gli Stati uniti sperano di seguire questa strada. Eppure, disseminare materia contaminata rischia di nuocere alla salute pubblica, con conseguenze non ancora misurabili. Ma per chi gestisce l'industria nucleare, questa nocività non è dimostrata, quindi non esiste.
Quanto alle scorie più tossiche e dal ciclo di vita più lungo, oggetto delle recenti inchieste pubbliche, tutti a livello internazionale sembrano d'accordo per stivarle sotto terra, anche se i progressi nelle ricerche dipendono molto da considerazioni di politica locale. L'argomento di solito avanzato è quello della protezione delle generazioni future (9). Ma non è un argomento valido, in quanto il sotterramento potrà cominciare solo quando si concluderanno le ricerche e cioè dopo che le attuali centrali avranno esaurito il loro ciclo produttivo. Quanto alle generazioni davvero lontane, la loro sicurezza dipende più dalla scommessa pascaliana che dalla scienza.
In Francia, oltre al deposito nel sottosuolo, la legge del 30 dicembre 1991, che fornisce un quadro per le ricerche sulla gestione delle scorie radioattive, prevede lo studio della separazione degli elementi radioattivi più pericolosi nel lungo periodo, quello della loro trasmutazione, e"lo studio dei processi di condizionamento e di deposito di queste scorie in superficie per lunghi periodi". Al proposito è stata creata una commissione nazionale di valutazione (Cne) con il compito di redigere ogni anno un rapporto (10) sui progressi compiuti nelle ricerche. Al massimo dopo quindici anni, quindi nel 2006,"il governo presenterà in Parlamento un rapporto conclusivo su queste ricerche, accompagnato da un disegno di legge che autorizzi, se opportuno, la creazione di un deposito di scorie radioattive ad alta attività e dal lungo ciclo di vita".
La separazione e la trasmutazione proposte dalla legge sono spesso presentate come processi di riciclaggio delle scorie radioattive; una soluzione alternativa al deposito a vita. Ma si ricordi che queste ricerche"non prendono in considerazione le precedenti scorie vetrificate, gli stock di bitume e le scorie B immagazzinate alla rinfusa", come osserva la Cne nel suo primo rapporto. Le ricerche riguardano quindi i combustibili irradiati dalla prossima generazione di reattori e non le scorie finora accumulate.
La separazione di certi radioelementi del combustibile irradiato richiede operazioni chimiche complesse. Le ricerche in corso mirano essenzialmente a migliorare le capacità di lavorazione delle scorie della fabbrica di La Hague. La trasmutazione, invece, richiede l'impiego di reattori nucleari e serve a giustificare a posteriori l'esistenza dei megageneratori. La commissione Castaing (1996), incaricata di stimare le capacità di Superphénix come inceneritore, si dichiarara consapevole del fatto che queste ricerche"potrebbero essere condotte in condizioni molto più soddisfacienti in un reattore interamente dedicato a questi lavori (...). Ma (...) tale reattore sperimentale arriverebbe troppo tardi per conseguire risultati utili ai fini del dibattito fissato da questa legge per il 2006".
Inoltre la commissione lamenta"un investimento insufficiente" nel programma per la distruzione delle scorie. Secondo il rapporto della Corte dei conti pubblicato prima che il governo di Lionel Jospin decidesse di chiudere definitivamente Superphénix, il reattore, costato in tutto 60 miliardi di franchi, avrebbe richiesto 7 miliardi di franchi di spese di gestione fra il 1995 e il 2000... Quanto alle altre ricerche, non potranno mai terminare entro il 2006.
Anche il Giappone ha lanciato un simile programma di ricerca, ma l'incidente al megageneratore Monju, nel dicembre 1995, a pochi mesi dall'inaugurazione, ha rimesso in discussione tutta la strategia. E l'esplosione nella fabbrica di riciclaggio di Tokaòmura, nel marzo 1997, potrebbe darle il colpo di grazia.
Negli Stati uniti il Comitato sulle tecnologie di separazione e i sistemi di trasmutazione (Stats) non è riuscito a dimostrare l'efficacia dei processi di trattamento. E conclude che il deposito delle scorie, attualmente la formula più economica (11), non deve essere abbandonato.
In Francia, Edf (l'Enel francese) stima che il"riciclaggio" del plutonio costerebbe 15 miliardi di franchi all'anno, ovvero 4 centesimi per chilowattora. Si tratterebbe inoltre di una operazione molto inquinante. E i costi aumentano in proporzione all'intensità del trattamento subito dalle scorie. Per quelle attuali non rimane dunque che lo stoccaggio nel sottosuolo o il deposito in superficie per periodi di tempo variabili.
Quest'ultima soluzione sembra quella preferita dagli ecologisti, ma non è ancora seriamente studiata in Francia, dove"la legge, contrariamente a quanto è successo per gli altri strumenti d'intervento, non ha prodotto, su questo punto, significativi progressi nella ricerca né a livello tecnico (12)". In tutti i paesi l'industria nucleare sembra orientarsi verso l'"evacuazione geologica", anche se siamo ancora a livello di studio nessun deposito sotterraneo è stato ancora costruito.
I laboratori setterranei sono generalmente di due tipi: quelli costruiti per studiare il sotterramento delle scorie e quelli posti in gallerie già esistenti, di solito in miniere abbandonate. Nel primo caso, esistono buone probabilità che il laboratorio si trasformi in deposito di scorie, come in Francia. Ecco perché ad AspÜ, in Svezia, la creazione di un laboratorio è stata subordinata all'impegno di abbandonare il sito una volta terminate le ricerche. Il deposito sarà costruito altrove, ma a che distanza? In Svizzera, si è creato un laboratorio internazionale in una galleria di servizio della diga al passo del Grimsel. Un altro è stato inaugurato in un tunnel autostradale ancora in costruzione.
Anche in Francia esistono laboratori di piccole dimensioni, come quello di Tournemire, gestito dall'Istituto per la protezione e la sicurezza nucleare (Ipns). Ma il terreno di ricerca ancora da esplorare è notevole. Si può ragionevolmente concludere che la costruzione di nuovi siti su scala industriale, prevista dall'Andra, è quanto meno prematura, soprattutto quando se ne conosce il costo: fra 1,2 e 1,8 miliardi di franchi, senza contare le spese di esercizio e le misure d'accompagnamento (13).
In Giappone, dove i terremoti sono frequenti, è difficile trovare un luogo di raccolta sicuro. C'è motivo di temere che il deposito di Rokkasho-mura sia già crepato in seguito al sisma del dicembre 1994. La stampa ha rivelato che la vicina fabbrica per l'arricchimento dell'uranio conta più di sessanta crepe, che sono state camuffate (14). Per l'arcipelago la soluzione più semplice sembra essere il deposito... all'estero.
E' quello che ha fatto Taipei firmando un accordo con la Corea del Nord per lo stoccaggio di 60.000 fusti di scorie radioattive in una miniera di carbone abbandonata. Da quindici anni e contro la volontà del popolo tao questi fusti si trovano sull'isola dell'Orchidea (Lan-Yu) al largo di Taiwan. Se l'accordo dovesse essere applicato, si aprirebbe la strada del traffico di materiale radioattivo. Pare che Taiwan stia trattando con la Russia e la Cina continentale per stivare le scorie dal ciclo di vita più lungo. La Cina popolare, invece, sembra preferire la provincia autonoma del Tibet come propria pattumiera nucleare.
Nel Sud non mancherebbe l'accoglienza, ma gli accordi di Lomé vietano ogni esportazione di materiale pericoloso dai Quindici verso i paesi Acp (Africa-Caraibi-Pacifico).
Il problema si pone anche all'interno dell'Unione europea (Ue).
C'è chi vorrebbe considerare i materiali radioattivi alla stregua di merci ordinarie, per le quali non esistono più frontiere. Altri immaginano già depositi europei (15); una soluzione che piace ai paesi più piccoli, come l'Olanda. Ma Svezia e Francia proibiscono simili pratiche. L'articolo 3 della legge del dicembre 1991 stabilisce infatti che"il deposito in Francia di scorie radioattive importate, anche se lavorate sul territorio nazionale, è vietato oltre i tempi tecnici previsti per la lavorazione". In realtà, questo articolo è già stato violato, perché a la Hague sono depositate scorie provenienti dall'estero, già trattate, che sarebbero potute tornare nei paesi d'origine già da molto tempo. Senza parlare delle scorie previste nei primi contratti esteri della Cogema, per le quali non esiste alcuna clausola di ritorno.
Solo per far scortare dalla polizia il primo convoglio di scorie vetrificate, di ritorno in Germania, ci sono voluti 55 milioni di marchi. Per il secondo convoglio il conto è salito a 90 milioni di marchi e per l'ultimo, nel marzo 1997, accolto da quasi diecimila manifestanti al suo arrivo a Gorleben, 150 milioni. In tutto, si prevede un centinaio di trasferimenti...
Per limitarne il numero, la Cogema spera di rispedire il 5% in più di scorie vetrificate, più compatte, e di tenersi gli altri tipi, più ingombranti. Le quote di radioattività dovrebbero essere rispettate, ma non quelle di volume. Bnfl, il concorrente britannico della Cogema, offre già questo servizio... La selezione delle scorie è già cominciata: a la Hague, nel deposito di la Manche, le scorie tecnologiche immagazzinate sono dieci volte più ingombranti di quelle in attesa di essere rispedite al mittente (16). Belgio e Spagna invece avrebbero già firmato un accordo di scambio tra scorie ad alta attività e scorie a bassa attività. Il deragliamento di un treno che trasportava combustibile già sfruttato, avvenuto di recente nella Mosella, ci ricorda che un centinaio di convogli attraversa ogni anno il confine tedesco, un quarto dei quali diretto in Gran Bretagna. L'Ipsn calcola che siano 450 i convogli di combustibile irradiato che circolano in Francia. Una volta trattato, il plutonio, di cui ben si conosce la pericolosità, viene trasportato da la Hague nella fabbrica belga di Dessel e in quelle francesi di Marcoule e Cadarache. Si prevede che dal 2001 circolerannno ogni anno non meno di 117 convogli (17). In un futuro più lontano, invece, si dovrà tener conto del trasporto delle scorie verso i luoghi di interramento.
Per il momento, sotto terra esistono soltanto laboratori, non depositi. Scopo delle pubbliche inchieste è anche quello di raccogliere il parere della popolazione e di rispondere ai suoi interrogativi. Ma le inchieste durano soltanto due mesi e il cittadino che volesse consultare il dossier a casa sua se gli orari del municipio non coincidono con i suoi dovrà sborsare circa... 6.700 franchi. All'Andra, invece, non mancano i crediti per comperare pagine di pubblicità e sostenere campagne sul territorio: in ognuno dei comuni che ospiteranno il sito, i prefetti hanno distribuito in questi anni 5 milioni di franchi per finanziare i progetti più disparati, dal restauro del campanile alla costruzione di sale per le feste da ballo. Ma quando si tratta di garantire il buon funzionamento della democrazia, le casse sono vuote.
In Gran Bretagna, a Sellafield (West Cumbria), si è svolta una pubblica inchiesta, durata cinque anni, per valutare l'opportunità di aprire un laboratorio sotterraneo. In quell'occasione gli Amici della Terra hanno presentato una contro-perizia (18) sottoscritta, fra gli altri, da un pool di scienziati indipendenti. Dopo la divulgazione di un documento a uso interno secondo cui Nirex, l'ente gestore, avrebbe avuto bisogno di più dati, da dieci a cento volte in più di quelli in suo possesso, prima di impiantare un laboratorio (19), il governo ha deciso di bocciare il progetto. Le associazioni hanno chiesto il rinvio dell'intero programma per dieci anni. Tutto questo sembra impossibile in Francia, dove il presidente della pubblica commissione di inchiesta per i due siti (l'Est e la Vienne) ha chiesto a gran voce, attraverso la stampa locale, una inchiesta... sulle associazioni troppo invadenti:"Di certo le inchieste pubbliche su certe associazioni, le loro finalità, il numero reale dei loro membri e il modo in cui si finanziano porterebbe a conclusioni sorprendenti (20)".
Quello stesso commissario si era già segnalato per la parzialità con cui aveva condotto una precedente inchiesta pubblica sulla chiusura del deposito di la Manche, in un periodo in cui l'Andra aveva fatto di tutto per nascondere il vero stato di salute del centro e le conseguenze sull'ambiente. Solo dopo le rivelazioni dell'Associazione per il controllo della radioattività nell'Ovest (Acro) un laboratorio indipendente sulle gravi negligenze in tema di sicurezza (21), una nuova commissione di esperti indipendenti, nominata dal governo, ha presentato un rapporto (22) le cui conclusioni contraddicevano quelle dell'inchiesta pubblica, che si dovrà rifare. L'analisi era spietata: a causa della presenza di molti elementi dal lungo ciclo di vita e di 27.000 tonnellate di piombo, quel deposito rimarrà lì per l'eternità. Contrariamente alle previsioni dell'Andra, fra 300 anni quel sito non potrà essere banalizzato. Non accettando la smentita, l'Andra ha denunciato l'Acro per diffamazione.
Come quasi sempre accade in tema di nucleare, i rapporti frutto di pubbliche inchieste non valutano seriamente le opinioni della popolazione. Così, nella Vienne si precisa che"agli appunti presi dai membri della commissione di inchiesta, sono state apportate correzioni da parte degli enti o delle persone consultate". La lettura del rapporto sull'inchiesta lascia di stucco: si scopre, ad esempio, che i commissari, preoccupati di lasciare una traccia del sito, hanno proposto di depositare una copia dei documenti... sulla luna! La Cne, da parte sua, ha espresso molte riserve sulle capacità di raccolta di questo sito.
Tutto procede come se i centri di stoccaggio sotterranei dovessero essere costruiti a qualsiasi prezzo e si dovesse arrivare a una soluzione definitiva al più presto. Eppure, l'argomento è di quelli che provocano grande inquietudine fra i cittadini. Alcuni stati proibiscono la costruzione di nuove centrali finché non si risolverà il problema delle scorie nucleari. I fautori del nucleare si augurano di disporre al più presto di soluzioni certe, per rinnovare il parco centrali ora in funzione. Nell'attesa, l'Edf spera di prorogare fino a qua-rant'anni e oltre il ciclo di vita dei suoi impianti. E' evidente che la gestione delle scorie renderà il conto dell'elettronucleare più salato rispetto ad altre fonti di energia. Il gas, utilizzato in cogenerazione, è già da ora molto più economico, richiede meno investimenti e consente un uso più diversificato. La posta in gioco, quindi, è di quelle che contano per l'industria nucleare: anche se, per ragioni economiche, molti paesi sembrano intenzionati ad abbandonare questo tipo di energia, c'è sempre qualcuno che spera di rinnovare l'attuale parco centrali e di trovare nuovi mercati nel mondo. Quali che siano le opzioni energetiche che sceglieranno i diversi paesi, il problema delle scorie già accumulate è ancora tutto da risolvere. E' quindi necessario, nel rispetto della democrazia, fare ricerche trasparenti.
note:
(1) Per una introduzione al problema delle scorie radioattive, leggere Jean-Paul Shapira,"Dans le labyrinthe des déchets nucléaires", le Monde diplomatique, maggio 1989; L'ACROnique du nucléaire, n.18 e 35, settembre 1992 e dicembre 1996 (Associazione per il controllo della radioattività nell'Ovest Acro -, 138 Rue de l'Eglise, 14200 Herouville-Saint Clair).
(2) Movimenti di opposizione sono nati anche in altri paesi. In Giappone e Germania ci sono state violente manifestazioni; in Spagna alcuni funzionari sono stati sequestrati; in Corea le manifestazioni si sono conclude con morti e feriti.
(3) Mission de médiation sur l'implantation de laboratoires de recherche souterrains, rapport du médiateur, 20 dicembre 1993, La Documentation française, Parigi.
(4) Contrôle, Dsin, Parigi, n.113, ottobre 1996.
(5) Cfr. Le Centre de stockage de la Manche, Herouville-Saint-Clair, a cura dall'Acro, di prossima pubblicazione.
(6) Cfr. Jean-Louis Bugarel,"45.000 tonnes de déchets radioactifs; les dépôts de résidus de traitement d'uranium", Info-uranium, n.55, marzo-aprile 1992 (Action Environnement, 7, rue de l'Auvergne, 12000 Rodez). Per farsi un'idea sui residui minerari nel mondo, si consulti il sito Internet di WISE Uranium Project: http://antenna.nl/wise
(7) Cfr. Claude Birraux, Rapport sur le côntrole de la sPtreté des installations nucléaires. Office parlementaire d'évaluation des choix scientifiques et technologiques, Parigi, marzo 1996.
(8) Direttiva 96/29/Euratom del consiglio dei ministri del 13 maggio 1996, che fissa le regole fondamentali sulla protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori, contro i pericoli causati dalle radiazioni ionizzanti, Journal officiel des Communautés européennes, n.L159, 29 giugno 1996, articolo 5, Lussemburgo.
(9) Cfr. Fondements environnementaux et éthiques de l'évacuation géologique, Ocde/Aen, Parigi, 1995.
(10) Questi rapporti sono consultabili presso la commissione nazionale di valutazione, tour Mirabeau 39-43, quai André Citroæn, 75015 Parigi.
(11) Cfr. La Gazette du nucléaire, n.151/152, luglio 1996 (2, rue François Villon, 91400 Orsay).
(12) Rapport sur l'évolution de la recherche sur la gestion des déchets nucléaires à haute activité, Christian Bataille, Office parlementaire des choix scientifiques et technologiques, Parigi, marzo 1996.
(13) Ibidem.
(14) E' il caso anche di altri rifiuti. Leggere, in particolare, Jean-Loup Motchane e Michel Raffoul,"Il vagabondaggio dei rifiuti tossici in Europa", le Monde diplomatique/il manifesto, settembre 1996.
(15) Cfr. Rapporto della commissione di valutazione sul deposito di la Manche (la cosiddetta commissione Turpin), luglio 1996, disponibile presso i ministeri dell'ambiente e dell'industria.
(16) Cfr. Le Monde, 6 febbraio 1997.
(17)"Les transports de l'industrie du plutonium en France", WISE-Paris, ottobre 1995 (31/33, rue de la Colonie, 75013 Parigi).
(18) Documento disponibile on line sul sito Internet di Friends of the Earth: http://www.foe.co.uk/
(19) Friends of the Earth, comunicato stampa del 15 gennaio 1997.
(20) L'affranchi de Chaumont, 7 febbraio 1997, e La Nouvelle République du Centre-Ouest, 12 febbraio 1997.
(21) Cfr. l'ACROnique du nucléaire, n.31, marzo 1996.
(22) Rapporto Turpin, op. cit.
(Traduzione di R.L.)