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AFFARISTI E POLITICI ALLA CONQUISTA DI GIORNALI E TELEVISIONI
La razzia dei media russi
Il nuovo ricovero in ospedale del presidente russo, nel dicembre del '97, ha riacutizzato la lotta per il potere a Mosca. Un mese prima, il licenziamento del vice segretario del Consilgio di sicurezza, Abramovich Berezovsky, aveva rappresentato un nuovo sviluppo di notevole impatto nella"rivoluzione dei media" in corso da un anno. Forti del loro appoggio dato a Boris Eltsin durante l'elezione presidenziale del '96, i candidati alla sua successione si sono avventati sulla stampa e la televisione, con il sostegno dei gruppi finanziari e industriali che li sostengono.
dalla nostra inviata speciale Pascale Bonnamour*
Nessuno si fa più illusioni al quotidiano Izvestia, in piazza Puskin a Mosca. Lo conferma Maxim Iussin."Da quando il giornale è stato comprato dalla società petrolifera Lukoil e dal gruppo finanziario Onexim, non sappiamo ancora con che salsa ci mangeranno".
La trama è degna dei migliori romanzi polizieschi, con i suoi bravi colpi di scena. L'ex quotidiano del Soviet supremo dell'Unione sovietica pubblica il primo aprile scorso un articolo sul patrimonio di Viktor Cernomyrdin, primo ministro ed ex dirigente di Gazprom, la società che detiene il monopolio del gas e di cui lo stato possiede il 40% delle azioni. Il gruppo Lukoil, azionista di maggioranza delle Izvestia, anch'esso posseduto in parte dallo stato, cerca allora di sbarazzarsi del redattore capo, Igor Golembiovsky. In quel momento appare però il gruppo Onexim, diretto da Vladimir Potanin, probabile candidato alle prossime elezioni presidenziali, che rileva a tempo di record le azioni dei piccoli investitori, con l'aiuto degli stessi giornalisti, e conclude all'ultimo minuto un accordo con Lukoil. Sempre nell'aprile 1997 e con la stessa tecnica, Onexim, battendo sul tempo Gazprom, si appropria del quotidiano Komsomolskaja Pravda, più nota come Komsomolka, ex organo della Gioventù comunista (Komsomol).
Questo colpo di mano primaverile sui giornali guida del paese, spesso gli unici distribuiti in provincia, è una prova del braccio di ferro in corso al vertice dello stato tra Viktor Cernomyrdin e Anatoli Chubais, quest'ultimo vicino agli interessi delle banche. Ma l'operazione del gruppo finanziario Onexim ha segnato anche l'inizio della guerra tra i"baroni dell'industria" per aggiudicarsi il più alto numero di"portavoce" in vista delle presidenziali del 2000. Alcuni futuri candidati preferiscono invece fondare propri giornali. Il gruppo Onexim ha lanciato, all'inizio del '97, il quotidiano Russkij Telegraf, che si è segnalato"svelando" i legami presunti tra Yurij Luzhkov, sindaco di Mosca e con ogni probabilità candidato alle prossime presidenziali, e la mafia. Ai primi di novembre è apparso anche il quotidiano (a colori) Novije Izvestija, il cui capitale, accuratamente dissimulato, sarebbe stato fornito da gruppi bancari e petrolieri sotto la guida, si dice, di Boris Berezovsky. Suo capo redattore non è altri che Igor Golembiovsky.
.. La moltitudine di pubblicazioni che saturano il mercato della capitale (18 quotidiani, 8 settimanali e numerose riviste) non sembra preoccupare nessuno.
Sempre nella primavera del 1997, il presidente dell'Unione dei giornalisti, Valerij Bogdanov, commentava."I giganti della finanza hanno deciso di conquistare il quarto potere. Perché in Russia il potere permette di accedere al denaro. Si stanno comportando come selvaggi (1)".
Mai come la scorsa estate la sudditanza dei giornali verso il potere politico-finanziario è stata così evidente. Il popolare Moskovski Komsomolets quasi un moscovita su due lo legge ogni giorno ha pubblicato il 12 agosto un edificante schema che illustra la collusione tra il mondo dell'economia, della politica e dei media e da cui emerge che i principali magnati della stampa sono uomini politici e banchieri schieratisi con Boris Eltsin alle presidenziali del 1996: Viktor Cernomyrdin, primo ministro, si è accaparrato le agenzie stampa Itar Tass e Ria Novosti, le emittenti Golos rossi e Radio Mayak, il quotidiano Rossijskaja Gazeta, il settimanale Profil finanziato dalla banca Imperial , i quotidiani Trud, Rabochaja Tribuna e Selskaja Zhizhn (attraverso Gazprom) e un quotidiano di prossima pubblicazione, Delo (in società con il potente gruppo finanziario Menatep); Anatoly Chubais, vice-primo ministro, controlla il quotidiano governativo Rossijskie Vesti e il bimestrale Rossijskaia Federazia, la seconda rete della televisione di stato (Rtr), Radio Rossi, oltre ai giornali finanziati dal gruppo Onexim di Vladimir Potanin; Boris Berezovsky, discusso uomo d'affari, diventato vice-segretario del Consiglio di sicurezza, prima di essere licenziato all'inizio di novembre, dirige l'impero della carta stampata di Logovaz, il quale controlla la prima rete della televisione di stato Ort (posseduta al 51% dallo stato), la rete privata TV-6, il prestigioso quotidiano Nesavizimaya Gazeta e il settimanale Ogoniok; Vladimir Gusinsky è il padrone del gruppo Media Most, il quale possiede la rete televisiva privata Ntv, Radio Echo di Mosca, il quotidiano Segodnja, il settimanale Itogi (in società con l'americana Newsweek) e la popolare rivista Sjem Dnei; il gruppo Lukoil possiede invece il quotidiano Izvestija, il settimanale Obshaja Gazeta e, attraverso Menatep, i quotidiani Moscow Times e Saint Petersburg Times, il settimanale Literaturnaja Gazeta, oltre alle riviste Cosmopolitan, Playboy e Kapital; Aleksander Smolenskij, per mezzo del gruppo Stolichnij Bank, controlla la casa editrice Kommersant che pubblica con questo titolo un settimanale e Denghi (Soldi), uno dei quotidiani più autorevoli di Mosca e l'agenzia Nazionalnaja Slujba Novosti; il Partito comunista della federazione russa possiede attraverso le sue banche i quotidiani Pravda e Sovetskaja Rossija, il settimanale Pravda Rossij e più di 250 pubblicazioni regionali; infine, il sindaco di Mosca, Yurij Luzhkov, ha creato nel giugno '97 insieme alla banca Inkombank (Vek) la propria rete televisiva, Centro Tv. Inoltre, è proprietario della rete via cavo Gkt, dei quotidiani Moskovskaja Pravda e Vecernaja Moskva, dell'edizione della sera di quest'ultimo (Vecernij Klub), del settimanale Centr Plus e della radio di Mosca.
"In Russia i media si muovono nel quadro del capitalismo di stato. Per tutti i gruppi industriali e finanziari che li controllano è fondamentale conquistare le grazie del potere, se vogliono fare profitti", spiega Dimitrij Babic, brillante commentatore del programma"Obosrevatel" su Tv-6. Dopo le elezioni presidenziali del giugno 1996, in cui i media si sono mostrati scandalosamente di parte, la concentrazione editoriale si è accelerata. Il gruppo Media Most di Vladimir Gusinsky e il consorzio Logovaz di Boris Berezovsky controllano due delle prime tre reti televisive russe, ovvero il 60% dell'audience. Entrambi i personaggi hanno svolto un ruolo chiave nella rielezione di Boris Eltsin, barattando l'appoggio al presidente con una carica politica. Di qui l'ascesa effimera come si è visto di Boris Berezovski.
"Fra il potere economico e quello politico si svolgono vere e proprie contrattazioni: tu mi dai due posti nel prossimo gabinetto dei ministri e una robusta bustarella. In cambio, mobilito i miei giornali e Tv per curare la tua immagine o la tua rielezione", denuncia Elena Koneva, direttrice di Comcon 2, un istituto di monitoraggio televisivo. Così, a titolo di ricompensa per l'appoggio dato a Boris Eltsin durante le ultime presidenziali, Vladimir Gusinsky ha ottenuto per decreto presidenziale, il 20 settembre 1996, il permesso di triplicare gli orari di trasmissione della sua rete Ntv. Inoltre, ha potuto lanciare un rete via satellite a pagamento, Ntv-plus (2).
Poco importa che i media rilevati o creati ex novo siano davvero redditizi."Contrariamente alle dichiarazioni ufficiali, i gruppi industriali e bancari che si dividono la torta si interessano soltanto all'aspetto politico e non a illusorie fonti di profitto", conferma Viktor Loshak, redattore capo delle Notizie di Mosca. Il famoso settimanale è una delle poche pubblicazioni in cui i giornalisti possiedono ancora la maggioranza delle azioni, e ha dunque una completa indipendenza di vedute. Una rarità condivisa con il quotidiano Moskovskij Komsomolets e il non meno popolare settimanale nazionale Argumenty i Fakty. Ma, nel complesso, l'euforia che si viveva nel mondo della carta stampata negli anni 1988-1991 grazie al felice incontro fra l'appetito dei lettori per gli argomenti tabù sotto il regime sovietico, le sovvenzioni pubbliche, i modici prezzi della carta e le forti entrate pubblicitarie è definitivamente scomparsa. Ora il potere politico, che non evita certo di intervenire, non sembra più in grado di fermare la"guerra dei baroni dell'industria" per la conquista dei media. Ma è sua la responsabilità se, nel 1994, sono cominciati i trasferimenti di proprietà: senza più le sovvenzioni dello stato, la carta stampata ha dovuto fare appello a diverse forme di capitalizzazione per sopravvivere. All'inizio gli azionisti di maggioranza erano gli stessi giornalisti, ma con l'aumentare delle difficoltà, molti sono stati costretti a vendere la loro quota come alle Izvestia. Incuria del potere oppure compromissioni politico-finanziarie? Tutte e due, al tempo stesso.
Chi si scandalizza più? Dopo la nomina a presidente della Federazione russa, Boris Eltsin non si è certo distinto per il rispetto della libertà di stampa. Due esempi da tenere a mente.
Ottobre 1993:il padrone del Cremlino scioglie manu militari il Parlamento russo. Soltanto pochi giornali hanno il coraggio di denunciare l'atto di forza anticostituzionale; fra questi la Nesavizimaya Gazeta... i cui articoli vengono in parte censurati (3). Primo dicembre 1994: in piena guerra cecena, viene creato un Consiglio per l'informazione, allo scopo quasi dichiarato di..
. disinformare! Si aggiunga la decisione del Consiglio per la politica estera, nel luglio 1997, di censurare alcuni giornali stranieri fra cui Le Monde, La Repubblica e il Washington Times.
.. accusati, a causa forse di certi articoli sul patrimonio di Viktor Cernomyrdin, di dare una"immagine non obiettiva e deplorevole" della Russia e di trasmettere"stereotipi negativi" (4). Ma ancora più grave è la debolezza dell'arsenale legislativo.
Aleksis Venediktov, responsabile dell'informazione alla radio Ekho Moskvy, sottolinea le contraddizioni della legge russa sui media adottata nel febbraio 1992 e considerata molto democratica.
Essa attribuisce numerose competenze al"fondatore" del giornale (outcreditel, che spesso coincide con la redazione).
Invece la legislazione sulle società per azioni la forma adottata da quasi tutti gli editori a partire dal 1993 attribuisce tutti i diritti al proprietario. Venediktov conclude con humour."Voi, in Occidente, avete avuto prima il capitalismo e poi la libertà di stampa; noi prima la libertà di stampa e dopo il capitalismo".
Non dovrebbe sorprendere se la"guerra delle banche" per il contollo dei media si spostasse in provincia. I giornali locali, infatti, sono sempre più potenti; un segno dell'indifferenza con cui la maggior parte della popolazione russa assiste alle piroette dei politici moscoviti (5). Secondo Pavel Gutiontov, presidente del comitato per la libertà della stampa, un organo dell'Unione dei giornalisti russi, la stampa moscovita copre non più del 20% della tiratura complessiva dei giornali russi.
Gazprom possiede una ventina di giornali e televisioni locali (6), e la banca Onexim non fa mistero di volere rilevare alcuni media regionali.
Nonostante la grande concentrazione editoriale, dal mondo dei media arrivano anche segnali incoraggianti. Nel 1995 è stato approvato un codice deontologico che traduce la voglia di professionalità del giornalismo russo. La concorrenza fra redazioni ha risvolti positivi: fin dal 1995 Kristian Feigelson notava come la competenza stesse diventando uno dei criteri del nuovo giornalismo russo (7). Insomma, si può ben sperare che certi magnati della stampa capiscano che è nel loro interesse lasciare ai professionisti dell'informazione il compito di fare i giornali: per conservare a lungo termine i loro lettori.
note:
(1) Le Figaro, 27-28 aprile 1997.
(2) Cfr. Washington Post, primo aprile 1997.
(3) Cfr. l'editoriale di Vitali Tretiakov nella Nezavissimaia Gazeta, Mosca 23 aprile 1997.
(4) Le Figaro, 16 luglio 1997.
(5) Cfr. Anne Nivat,"Les médias en Russie", Problèmes politiques et sociaux. La Documentation française, Parigi, n.766, 26 aprile 1996.
(6) Cfr. Argumenti i Fakti, Mosca, n.16, aprile 1997.
(7) Kristian Feigelson,"Sulle nuove frontiere delle reti televisive", le Monde diplomatique/il manifesto, febbraio 1995.
(Traduzione di R.L.)