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Appuntamento mancato con i movimenti sociali brasiliani

La difficile «terza via» del presidente Lula


Due anni dopo l'arrivo al potere del presidente Luiz Inacio «Lula» da Silva, la politica monetarista del governo ne ha fatto l'idolo degli ambienti finanziari, ma 58 milioni di brasiliani continuano a vivere con meno di un dollaro al giorno. Con effetto-boomerang, le elezioni amministrative d'ottobre-novembre 2004 hanno prodotto risultati deludenti per quel che riguarda il Partito dei lavoratori, mentre due formazioni - del centro e del centrosinistra - hanno lasciato la coalizione di governo.
Emir Sader
rrivato a metà mandato, Luiz Inacio «Lula» da Silva non può più contare sul pieno sostegno dei movimenti sociali. Alcuni di essi, i più radicali, si oppongono ormai apertamente al suo governo. Altri, come il Movimento dei lavoratori senza terra (Mst), adottano una posizione critica ma di dialogo, secondo i termini del suo dirigente più noto, Jo‹o Pedro Stedile. Altri ancora, come la Centrale unica dei lavoratori (Cut), contestano la politica economica del governo anche se continuano a sostenere - sempre più timidamente, a dire il vero - Lula.
La presenza di da Silva al Forum sociale mondiale e al Forum economico di Davos, all'inizio del suo mandato, nel gennaio 2003, ha irritato alcuni settori sociali che ritenevano impossibile qualunque forma di mediazione fra due forum così diversi. Altri invece hanno visto in questi viaggi la volontà di occupare tutti gli spazi possibili per realizzare quella che è la priorità di Lula come presidente e come dirigente internazionale: la lotta alla fame.
Tuttavia le misure adottate hanno mostrato che nessuna delle proposte del Forum sociale mondiale - peraltro definito da Lula il 24 gennaio 2002, davanti ai suoi partecipanti entusiasti, la «più straordinazione realizzazione della società civile mondiale» e «il più grande avvenimento politico dell'intera storia dell'umanità» - è stata presa in seria considerazione dal suo governo. Non si è fatto nulla sulla regolamentazione del capitale finanziario né sulla moratoria del pagamento del debito né sulla lotta contro gli organismi geneticamente modificati (Ogm) o sulle altre proposte uscite dal forum di Porto Alegre. Quando gli organismi multilaterali - dal Fondo monetario internazionale (Fmi) alla Banca mondiale - hanno lodato la politica economica del governo, è diventato evidente che le scelte di da Silva erano ormai più vicine alla stazione sciistica svizzera che alla capitale gaucha.
Tuttavia il divorzio fra il governo nato dal Partito dei lavoratori e i movimenti sociali è il risultato di un processo di lunga durata e non una svolta improvvisa, anche se l'arrivo al potere di Lula ha accelerato le tendenze che si sono andate delineando in questi ultimi anni.
Senza avere i legami organici che il Partito laburista inglese possiede con il movimento sindacale del paese, il Pt ha sempre avuto la sua espressione sindacale nella Cut, così come l'Mst aveva nel partito il suo interlocutore politico privilegiato. Via via che sono state assunte delle responsabilità politiche, inizialmente a livello locale, poi a quello statale e che si sono create delle strategie di alleanze politiche, i quadri direttivi del Pt hanno sviluppato un'attività specificatamente politica in funzione degli spazi istituzionali occupati.
Le elezioni presidenziali del 1994, con la sconfitta di da Silva, largamente favorito, da parte di Fernando Henrique Cardoso e dal suo piano di stabilizzazione monetaria, hanno rappresentato un momento decisivo. Da allora, alla ricerca di una maniera per arrivare al potere, il Pt ha modificato la sua posizione. Questa evoluzione è diventata evidente nel caso del debito estero: da una sospensione del pagamento come premessa per una sua rinegoziazione, il partito è passato nel corso della campagna elettorale del 2002 a una politica di rispetto degli impegni presi (e dall'inizio del mandato continua a pagare regolarmente le scadenze).
I rapporti con la Cut sono sempre stati molto stretti. Tuttavia nel corso del tempo gli alti responsabili del Pt si sono mostrati sempre più a disagio di fronte alla politica di occupazione delle terre e alle pressioni dell'Mst per ottenere finanziamenti per gli asentamentos (occupazioni). La direzione del partito si è comportata come se avesse a che fare con un parente maleducato, con il quale non si può negare i legami di parentela anche se vi è disaccordo sul modo di agire.
Era ormai chiaro che il partito preferiva rivolgersi al sistema, all'élite, come se la sua istituzionalizzazione fosse ormai scontata e giustificasse la condanna delle azioni e delle dichiarazioni dell'Mst.
In ogni modo durante la campagna presidenziale da Silva ha ricevuto il sostegno dei movimenti sociali, soprattutto grazie alle sue dichiarazioni sulla necessità di «uscire subito dalla politica di Pedro Malan» - ministro dell'Economia di «Fhc» (Fernando Henrique Cardoso). Ma nel frattempo da Silva firmava un documento di compromesso intitolato «Lettera ai brasiliani», nel quale precisava che avrebbe rispettato gli impegni finanziari presi dal paese, ciò allo scopo di frenare la fuga di capitali derivanti da una sua possibile vittoria - a tal punto che il «rischio Brasile» era diventato il «rischio Lula».
Come si può governare avendo le mani così ben legate? Ma sono state le scelte fatte nella composizione della squadra economica - tutta di estrazione liberista con esperienze nei governi precedenti e nella quale non ha trovato posto alcun economista del Pt né di altri settori della sinistra - che hanno mostrato i primi segni evidenti dell'allontanamento dalla base popolare. L'ex sindaco di una città molto ricca dell'interno dello stato di San Paolo (Ribeir‹o Preto) Antonio Palocci, coordinatore della campagna elettorale, è stato nominato ministro dell'Economia.
La presidenza della Banca centrale è andata a Henrique Meirelles, ex presidente della banca di Boston e iscritto al partito di Cardoso.
Nello stesso tempo è stato fatto l'annuncio che sarebbe stata rispettata la politica economica adottata dal precedente governo.
Tuttavia il potere ha continuato a mandare segnali contraddittori.
Da un lato ha affermato che questa continuità è il frutto di un'«eredità maledetta» dovuta al governo precedente. Da esperto in materia, Palocci ha detto che «non si cambia medico nel corso della malattia». E da Silva ha dichiarato di non poter rivelare le reali condizioni del paese per non suscitare ulteriori preoccupazioni. Tutti però si dicevano convinti del carattere transitorio di questa politica, volta a conquistare la «fiducia del mercato» e che in un secondo momento si sarebbe potuto cominciare a ridurre i tassi di interesse, aumentati fin dalla prima riunione della commissione della Banca centrale. Così sarebbe ripreso lo sviluppo del paese.
La Banca mondiale loda la riforma delle pensioni Ma a poco a poco il tono è cambiato. Ristabilendo una bilancia commerciale in attivo, con delle eccedenze addirittura superiori a quelle richieste dall'Fmi, Palocci ha presentato questa scelta come permanente, aggiungendo che se avesse potuto avrebbe mantenuto questi attivi per dieci anni.
Nel frattempo incontrava Cardoso e dichiarava di agire seguendo la politica del governo precedente.
L'elemento più significativo del cambiamento è stato la proposta di riforma delle pensioni. Secondo un modello che corrisponde perfettamente alla seconda generazione di riforme raccomandate dalla Banca mondiale, si prevede che i pensionati paghino di nuovo delle imposte. Questa proposta ha inoltre limitato i tetti pensionistici dei lavoratori del settore pubblico e ha creato la possibilità di sviluppare dei sistemi di fondi pensione, una ghiotta occasione per il mondo finanziario.
Contro questo progetto, le più grandi manifestazioni organizzate dall'inizio del governo «Lula», hanno riunito i sindacati dei lavoratori del settore pubblico e ottenuto l'appoggio dell'Mst, della Cut, del movimento studentesco, di parlamentari del Pt e di altri partiti di sinistra. In questo contesto l'espulsione di parlamentari da parte della direzione del Pt - tre deputati federali (Jo‹o Batista Araujo, Jo‹o Fontes, Luciana Genro) e una senatrice (Heloísa Melena) - è apparsa come la volontà del partito di punire chi non obbedisce ai nuovi orientamenti, anche se questi non sono stati adottati nel corso di un congresso o durante la conferenza nazionale del Pt.
L'episodio ha rivelato la preferenza del nuovo governo per le soluzioni di mercato a scapito del settore pubblico. Lula ha definito la riforma delle pensioni come «l'iniziativa più importante del primo anno del governo». In questo modo ha mostrato alle classi dirigenti che il potere era pronto ad agire contro i sindacati del settore pubblico, settore che fino a quel momento il Pt aveva sempre sostenuto, e a espellere i parlamentari ribelli per dimostrare la sua adesione alla politica economico-finanziaria del governo Cardoso.
Questa continuità con i governi precedenti è stata associata a politiche sociali compensatorie, localizzate e contingenti, in conformità - ancora una volta - alle strategie indicate dalla Banca mondiale.
Il programma «Fame zero» e quelli che gli sono succeduti non sono stati caratterizzati da politiche fondate sui diritti universali, ma hanno definito delle zone e delle città di «estrema povertà» ricorrendo a schede di identificazione delle famiglie più povere.
Due elementi hanno finito per contraddistinguere la cosiddetta «terza via» del governo Lula: il mantenimento della stabilità monetaria e lo sviluppo di politiche sociali compensatorie, mentre sono state combattute le conquiste dello stato sociale. L'obiettivo era quello di creare un clima favorevole agli investimenti esteri.
Il dualismo, se non lo scontro, fra il ministero dello Sviluppo agrario e quello dell'Agricoltura riflette le contraddizioni del governo.
Schierato su posizioni vicine a quelle della multinazionale Monsanto, il ministro dell'Agricoltura raccomanda apertamente l'adozione di coltivazioni transgeniche, soprattutto nelle piantagioni di soia nel sud del paese, mentre l'Mst lotta con energia contro questa politica, fedele alle tesi del movimento contadino Vía Campesina e dei forum sociali mondiali. Allo stesso modo il ministro dell'Industria - peraltro grande imprenditore, attivo nell'esportazione di pollame - sostiene lo sviluppo dell'agrobusiness rivolto al mercato straniero, mentre l'Mst lotta per un modello di sviluppo agrario incentrato sulle piccole e medie proprietà rivolte soprattutto alla produzione per il mercato interno.
Quando il governo ha aumentato il salario minimo, le contraddizioni fra la sua politica economico-finanziaria e gli interessi dei lavoratori sono diventate ancora più evidenti. È stata la Banca centrale a definire il livello insignificante di questo aumento, malgrado l'opposizione della Cut e di tutti i sindacati del paese. In questo caso da Silva si è reso conto del carattere intransigente della sua équipe economica, ma nonostante il valore simbolico della decisione non ne ha impedito la realizzazione.
Questo aumento estremamente ridotto ha fatto capire come sarebbe stata la crescita economica del 2004. Una crescita fondata solo sull'esportazione e sul consumo delle élite, poiché non era stata rafforzata la capacità di consumo del mercato interno attraverso il miglioramento del tenore di vita dei lavoratori. Dopo due anni di stagnazione, il livello di crescita previsto - intorno al 3,5-4% - rappresenta un risultato piuttosto modesto e non comporta una ripresa dell'occupazione e del potere di acquisto dei lavoratori dipendenti. A quanto pare il governo dispone del sostegno delle grandi imprese, del capitale finanziario e gode della simpatia dei grandi media. Inoltre può ancora contare sulla solidarietà degli ambienti popolari non organizzati, che si identificano in Lula e lo considerano come uno dei loro che sia riuscito a elevarsi fra le élites.
In questo contesto, le elezioni amministrative dell'ottobre-novembre 2004 hanno rappresentato la prima seria sconfitta elettorale del partito dopo il suo ingresso nella vita democratica (1). Anche se il numero di voti è aumentato nel paese, la presenza geografica e sociale del Pt si è spostata dai principali centri politici - come San Paolo e Porto Alegre, città simbolo dove aveva governato per sedici anni - verso le regioni dell'interno del paese, con meno peso politico e una minore mobilitazione, come la regione centrale del Brasile (2).
Conseguenza diretta della delusione causata dalle scelte del governo, la scarsa mobilitazione di militanti ha rappresentato la principale debolezza nelle campagne elettorale del Pt. È come se questo partito avesse perduto la sua anima e cercasse di sostituirla con la «professionalizzazione», cioè con l'introduzione di specialisti di marketing politico per condurre le sue campagne elettorali - incentrate molto più sulla televisione che sulla piazza - e di «cabos eleitorais» (persone pagate per fare propaganda elettorale) al posto dei militanti. Per tradizione i suoi candidati avevano l'abitudine di intensificare la loro azione negli ultimi giorni prima delle elezioni, incoraggiati dagli sforzi dei loro sostenitori. Ma questa volta non è stato così.
Dopo questi deludenti risultati, il governo Lula ha cercato di ricomporre delle alleanze con i partiti del centro (il Partito del movimento democratico brasiliano - Pmdb) e della destra (il Partito popolare - Pp) in vista delle elezioni presidenziali del 2006. Una strategia che in parte si è avvitata su se stessa quando, il 12 dicembre, il Pmdb, principale alleato del Pt, ha deciso di lasciare la coalizione governativa esortando i suoi membri a sostenere un proprio candidato alle presidenziali. Il giorno prima, anche il Partito popolare socialista (Pps, ex comunista) aveva rotto i ponti. I ministri appartenenti a queste formazioni hanno deciso di restare al governo. In sostanza i responsabili dei due movimenti rimproverano a «Lula» di condurre una politica economica troppo conservatrice. Dal canto loro, i movimenti sociali hanno rilanciato la mobilitazione, confermando la loro presa di distanza dal governo: occupazioni di terre da parte dei braccianti che avevano proposto una tregua durante la campagna elettorale; opposizione degli studenti e dei professori alla riforma universitaria considerata «privatizzante»; rifiuto della riforma del diritto del lavoro che comporta un indebolimento dei sindacati e un aumento della precarietà del lavoro...
note:
* Professore all'università statale di Rio de Janeiro.
(1) Nato direttamente dai movimenti sociali e in particolare dal grande sciopero dei lavoratori metallurgici di San Paolo nel 1980 durante la dittatura militare (1964-1985), il Pt ha conosciuto il suo primo grande successo nel 15 novembre 1988, quando Luiza Erundina de Souza è diventata sindaco di San Paolo. Nel dicembre 1989 Luiz Inacio da Silva, anche se sconfitto da Fernando Collor de Mello, aveva ottenuto il 48% dei voti al secondo turno delle elezioni presidenziali, un risultato che all'epoca aveva rappresentato un avvenimento storico.
(2) A San Paolo (7,7 milioni di abitanti) il candidato del Partito socialdemocratico brasiliano (Psdb), José Serra, ha battuto il sindaco «petista» Marta Suplicy con il 55,47% dei voti. José Fogaza, del Partito popolare socialista (Pps), è diventato sindaco di Porto Alegre con il 53,32% dei voti. Ma accanto a queste due sconfitte simboliche, il Pt controlla 411 comuni (contro i 187 del 2000) e ha conquistato alcune città importanti come Belo Horizonte (Mina Gerais), Recife (Pernambuco) e alcuni comuni alla periferia di San Paolo e di Rio de Janeiro.
(Traduzione di A. D. R.)