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Gli anarchici

Disobbedienza contagiosa


È raro che gli anarchici non partecipino, con altri, alle lotte sociali. Ma, dalle Borse del lavoro all'amore libero e dal sindacalismo rivoluzionario all'insubordinazione, sono loro gli ideatori di nuove forme di sovversione dell'ordine costituito.


di CLAIRE AUZIAS *

Quello di essere un modesto movimento sociale e insieme un prezioso creatore di iniziative fantasiose non è l'unico paradosso dell'anarchismo.
Tutti, perlomeno in Francia, conoscono la canzone di Léo Ferré che degli anarchici dice: «Non son l'uno per cento ma credetemi/ esistono».
Nelle piazze, prima di tutto, perché è raro che perdano un'occasione di lotta. Poi, in modo più indiretto, tramite quella che il sociologo Alain Pessin definisce la «potenza immaginifica dell'anarchia (1)», che favorisce la sua influenza sociale.
L'anarchismo è un'analisi critica formulata per la prima volta nel 1793 dal pensatore britannico William Godwin nel suo saggio sulla giustizia politica (2). Durante tutto il XIX secolo essa è poi stata costantemente arricchita da diversi pensatori, quali Charles Fourier, Pierre-Joseph Proudhon (leggere l'articolo di Edward Castleton pagine 18 e 19) o Mikhail Aleksandrovic Bakunin.
L'esempio di Godwin è abbastanza rivelatore del modo in cui il pensiero libertario penetra nella società del tempo. Sposato con la scrittrice femminista Mary Wollstonecraft - da cui avrà una figlia, Mary Wollstonecraft Godwin, più nota con il nome di Mary Shelley (autrice di Frankenstein) - , vicino a lord Byron e ai suoi amici, come il poeta romantico Percy Bysshe Shelley, inventò e condivise con loro, dentro e fuori le mura domestiche, un'avventura sovversiva sia sul piano politico e sociale che privato (3). Questa esperienza collettiva influenzò notevolmente il pensiero sociale inglese dell'epoca e dette grande risonanza alle teorie anarchiche. Ma la nascita dell'anarchia come movimento politico organizzato, si data, in genere, dal congresso antiautoritario internazionale di Saint-Imier, in Svizzera, dove, il 15 e 16 settembre 1872, si riuniscono federazioni e sezioni di vari paesi: italiane, francesi, spagnole, americane e del Giura in disaccordo con gli orientamenti del consiglio generale di Londra dell'Associazione internazionale dei lavoratori (Ait). Il congresso, tra l'altro, dichiara: «La distruzione di qualsiasi potere politico è il primo dovere del proletariato».
In Francia, è su questo terreno che si è sviluppata l'influenza di Proudhon, il quale viene considerato uno dei fondatori del mutualismo, sia a livello teorico che politico. Il movimento arriva a contare duemila casse di mutuo soccorso nel 1848 e conosce un fervore che non si smentisce fino alla sua istituzionalizzazione con la Previdenza sociale o la Mutualità (4).
Gli anarchici occupano un posto importante anche nel sindacalismo, con la creazione delle Borse lavoro e quella della Confederazione generale del lavoro (Cgt), nel 1895. Le prime, guidate da Fernand Pelloutier (1867-1901), offrono un sostegno agli operai malati o disoccupati e a quelli in lotta (per i quali vengono organizzate le cosiddette casse di sciopero); esse inoltre, attraverso l'organizzazione di corsi professionali o di cultura generale e lo sviluppo di biblioteche, contribuiscono all'istruzione della classe lavoratrice (5). Il ruolo degli anarchici nella Cgt si evidenzia, in particolare, nell'adozione, nel 1906, della carta di Amiens in cui si afferma che il «sindacalismo basta a se stesso» e si organizzano principi di funzionamento come la rotazione delle mansioni e il rifiuto degli incarichi sindacali permanenti. La questione dell'indipendenza dalle formazioni politiche è stata, nel XX secolo, uno dei più seri motivi di contrasto tra comunisti e anarchici.
Ma il movimento è presente anche in mobilitazioni sociali come la rivolta dei Canuts (tessitori di seta) a Lione, nel 1831. Si è a lungo cercato un ispiratore dell'insurrezione, un capo carismatico, prima di rendersi conto che questa si basava, in pratica, sulle strutture mutualiste di cui si erano dotati i capireparto e i loro operai tessili (6). Stessa cosa per la Comune di Parigi, nel 1871, alla quale parteciparono molti eredi di Proudhon, i più noti dei quali furono Eugène Varlin e Elisée Reclus.
Dalla Comune di Parigi (1871) a quella di Oaxaca in Messico (nel 2006) In questo campo, gli esempi abbondano: è raro che gli anarchici siano gli unici promotori di un movimento sociale, in genere contribuiscono a radicalizzare lotte e parole d'ordine. Così, si va a ricercare nelle diverse forme di sciopero selvaggio, o in momenti incontrollati di settori operai, l'ombra di un anarchismo che dà la precedenza al produttore, senza intermediari, anche per quanto riguarda il senso della lotta e la sua direzione. Dalla seconda metà del XX secolo, e soprattutto dagli anni '70, non si contano più le azioni che sfuggono di mano ai responsabili sindacali, come lo sciopero degli scaricatori di porto di Liverpool, filmati da Ken Loach (7). Ma, per essere onesti, bisogna riconoscere che molti contestatori non vogliono sentir parlare né di anarchia né di qualsiasi altra ideologia costituita che li riporti, in un modo o in un altro, a un impegno fuori dalla loro portata.
«Comandare ubbidendo!» La parola d'ordine, del sub-comandante Marcos, insorto nel Chiapas dal 1994 insieme agli indiani zapatisti, risuona nel cuore dei movimenti di solidarietà nei quali i libertari sono largamente presenti. Anche in Messico, pur prendendo le distanze dal sub-comandante, ancora troppo immerso, dal loro punto di vista, in una prospettiva guevarista e leninista, gli anarchici hanno contribuito con discrezione da diverse decine di anni alla ribellione sul fronte del Guerrero e a Oaxaca. Fino al giorno in cui compaiono le barricate in una città in festa, fino alla «Comune» di Oaxaca, nell'ottobre e novembre 2006! Riunendo da tre a quattrocento gruppi, reinventando ogni giorno la democrazia radicale, l'Assemblea popolare dei popoli di Oaxaca (Appo) si ribella contro il governatore Ulises Ruiz, innalza barricate, proclamandosi il solo potere legittimo, ma coprendo i muri con uno slogan straordinario: «Vogliono obbligarci a governare, non cediamo alla provocazione».
È tuttavia nel campo dei costumi, dove da sempre sono stati precursori, che si percepisce meglio l'influenza degli anarchici. L'individualismo anarchico (8), più ancora del comunismo libertario, privilegia l'integrità dell'individuo nei suoi rapporti sociali, nelle scelte personali così come nelle decisioni politiche. L'individuo è inalienabile.
Da queste idee nasceranno le principali lotte per sovvertire i rapporti sociali: l'istruzione nelle scuole libertarie, la contraccezione femminile, la vasectomia, l'aborto, l'amore libero e il cameratismo amoroso, la critica della coppia, della famiglia e degli spazi privati, il vegetarianismo, il naturismo, le comunità, la non violenza, l'ecologia con Henry David Thoreau e il suo Walden.Vita nel bosco: tutte cose destinate a cambiare la vita immediatamente, senza aspettare il «grande giorno», e che hanno avuto gran successo nelle società occidentali del XX secolo.
L'individualismo anarchico ha così resistito meglio di altri all'usura del tempo e alle sconfitte della storia. Non avendo l'economicismo come punto di riferimento di ogni sua analisi, non ha vissuto quella rimessa in discussione dei suoi principi che ha colpito le correnti comuniste. Cambiare la vita immediatamente senza aspettare il «grande giorno» L'anarchico non è un funzionario dello spirito, sosteneva Albert Camus, il quale, irridendo i «compagni di strada» di un Partito comunista francese che «aveva sempre ragione», si vedeva piuttosto come «compagno di dubbio (9)» degli anarchici. Il loro rispetto dell'individuo e della libertà risulta dunque difficilmente compatibile con l'ubbidienza, soprattutto quando l'ordine imposto è inaccettabile. In questo senso, va ricordato lo statuto di obiettore di coscienza. Il rifiuto della coscrizione (obbligatoria fino al 2001) fu strappato, nel dicembre 1963, da Louis Lecoin a Charles de Gaulle, allora presidente della Repubblica francese, al termine di una lotta iniziata nel 1958 e di uno sciopero della fame fatto a 74 anni. Lecoin sottolineò, tra l'altro, che la maggior parte degli obiettori che egli allora difendeva non erano libertari, ma Testimoni di Geova. L'anarchia è un movimento di lotta presente, oggi come ieri, su molti fronti, dall'antiglobalizzazione alla lotta dei sans-papiers, dai controvertici organizzati in contemporanea alle riunioni dei rappresentanti dei paesi più ricchi del pianeta, all'ecologia e all'antinucleare, senza dimenticare le lotte sindacali, tanto in organizzazioni come la Cgt, Force ouvrière (Fo), Solidaires, unitaires, démocratiques (Sud) - che nella Confederazione nazionale del lavoro (Cnt).


note:
* Storica, autrice dell'opera Les Funambules de l'histoire. Les Tsiganes, entre préhistoire et modernité, La Digitale, Baye, 2002, e Mémoires libertaires. Lyon, 1919-1939, L'Harmattan, Parigi, 1993.

(1) Alain Pessin, L'Imaginaire utopique aujourd'hui, Presses universitaires de France, Parigi, 2001.

(2) William Godwin, An Enquiry concerning Political Justice, and its Influence on General Virtue and Happiness, Penguin Press, 1976.

(3) Percy Bysshe Shelley, Lyrics and Shorter Poems, J. M. Dent - E. P. Dutton, Londra - New York, 1935.

(4) L'amnesia riguardo alle origini anarchiche di queste istituzioni deve molto all'oscuramento dell'analisi economica di Proudhon da parte del marxismo, dopo la seconda guerra mondiale.

(5) Fernand Pelloutier, Storia delle Borse del lavoro. Alle origini del sindacalismo, Jaca Book, 1976.

(6) Fernand Rude, Les Révoltes des canuts (1831-1834), La Découverte, Parigi, 2007.
(7) Ken Loach, The Flickerin Flame, Amip, Parallax Pictures, Bbc, La Sept-Arte, 1996.

(8) Che non bisogna confondere con l'anticonformismo, sia di destra che di sinistra, o con il movimento libertariano, vicino all'estrema destra e che chiede l'abolizione dello stato negli Stati uniti. Come sosteneva Errico Malatesta: «Tutti gli anarchici, di qualsiasi tendenza, sono in una certa misura individualisti. Ma il contrario non è affatto vero: non tutti gli individualisti, anzi, sono anarchici» (dichiarazione al congresso anarchico di Amsterdam, agosto 1907).

(9) Albert Camus et les libertaires (1948-1960), scritti riuniti e presentati da Lou Marin, Egrégores, Marsiglia, 2008.
(Traduzione di G. P.)