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Il peso delle parole J.-M. C.
In Urss non c'era niente di più serio che arrivare alle «parole». I discorsi non formavano ancora un «mercato», non erano passati al mixer del relativismo postmoderno, ma, come nelle società tradizionali, costituivano un ordine simbolico, in cui le convenzioni, i rituali non avevano niente di fortuito. Non a caso il Politburo, la più alta istanza del paese, discuteva molto seriamente sull'uscita di un certo film, di una specifica raccolta di poesie, di un romanzo per decidere se avrebbe educato il popolo o lo avrebbe sviato dalla retta via. Per lo stesso motivo, i «nomenklaturisti» altolocati facevano la posta alle canzoni di Vladimir Vyssotski o alle radio occidentali. Di conseguenza, si sbaglierebbe pensando che i «paroloni» lanciati da Mikhail Gorbaciov già nel 1984-1985 non fossero altro che parole. Fino a quel momento, a livello ufficiale si ammetteva che il sistema potesse essere «perfezionato». Ma la parola «riforma» restava tabù. Quando venne fuori la «perestroika», la polivalenza della parola permetteva varie traduzioni: semplice «ristrutturazione» o profonda «trasformazione»? Gorbaciov aggiunge: «Di tutta la vita economica, sociale, culturale». E la «glasnost»? L'etimologia richiama «glas» (voce) e il verbo «glatit» (rendere pubblico). Si dirà allora «pubblicità» o «trasparenza». Ma la storia c'insegna che già al tempo degli zar «glasnost» voleva dire concedere al popolo il diritto (limitato) di esprimersi. È quello che succede nel 1985. Si dirà allora «il permesso di parlare»? Ma poco per volta l'espressione delle lamentele e delle idee non ha più bisogno di autorizzazioni. A questo punto si potrebbe tradurre con «prendere la parola». E più tardi con «libertà di espressione». Durante il XXVII congresso del Pcus, nel febbraio-marzo 1986, Gorbaciov osa finalmente annunciare una «riforma radicale». Ha oltrepassato il Rubicone. È il crimine assoluto di lesa ortodossia. Ormai lanciato, il riformatore arriverà a dire: «rivoluzione». È insomma il capo del paese che annuncia la «rivoluzione»? Sembra di sognare. Un giornalista occidentale presterebbe un orecchio distratto. Ma per i funzionari sovietici, è un terremoto. E la popolazione, che ha imparato a decodificare i messaggi, comincia a capire: lassù sta succedendo veramente qualcosa. Il flusso delle parole non si fermerà più, né la conseguente cascata di derive semantiche che porteranno al disfacimento dei vecchi punti di riferimento. Così, la «sinistra» democratica di Eltsin si reincarnerà più tardi nell'Unione delle forze di destra. |