|
Le Monde diplomatique con il manifesto per tutto il mese a 3€
Riviera Romagnola: hotel, alberghi, residence... Preventivi
gratuiti e offerte last minute per le tue vacanze!
Nikos Annunci immobiliari, oltre 200.000 annunci in
vendita e
affitto
Case a Milano;
Roma;
Verona;
altre cittaà.
Ricerca Hotel: offerte last minute per prenotare un hotel a Rimini e
nelle principali localitą italiane
www.abcfiere: eventi Fiera di Rimini, Fiera Bologna e informazioni sulle principali fiere in Italia.
Pianeta calcio
di Ignacio Ramonet
Dal 9 giugno al 9 luglio il nostro pianeta sarà sommerso da un'alluvione
particolare: quella del calcio. La fase finale della Coppa del Mondo,
che si svolgerà in Germania, è il più universale degli eventi sportivi
e televisivi. Le 64 partite tra le 32 squadre nazionali dei sei continenti
del globo saranno seguite da un pubblico di miliardi di telespettatori.
Il confronto raggiungerà il culmine della sua intensità domenica 9 luglio, quando all'Olympiastadion di Berlino (costruito da Hitler per i Giochi olimpici del 1936), le due ultime squadre qualificate disputeranno la finale. In quel momento si troveranno davanti agli schermi oltre due miliardi di persone (un terzo dell'umanità) in 213 paesi (più di quelli rappresentati all'Onu, che sono 191). E in quel momento per loro tutto il resto non avrà importanza. La competizione funzionerà come un formidabile paravento, capace di occultare qualunque altra vicenda. Con gran sollievo di qualcuno. Ad esempio in Francia, Jacques Chirac e Dominique de Villepin puntano evidentemente su quest'ipnotica distrazione collettiva per tentare di far dimenticare il tenebroso affare Clearstream. E tirare il fiato per un momento. «Peste emozionale (1)» per taluni, «passione esaltante (2)» per altri, il calcio è lo sport internazionale numero 1. Ma indiscutibilmente è qualcosa di più di uno sport. Altrimenti non susciterebbe un tale uragano di sentimenti contrastanti. «Un fatto sociale totale», lo ha definito il grande saggista Norbert Elias. Si potrebbe anche vederlo come una metafora della condizione umana, dato che secondo l'antropologo Christian Bromberger, rispecchia l'incertezza dello status individuale e collettivo, così come gli incerti della fortuna e del destino (3). E favorisce una riflessione sul ruolo dell'individuo e sul lavoro di squadra, prestandosi a dibattiti appassionati sulle simulazioni, i trucchi, le decisioni arbitrarie, le ingiustizie. Come nella vita, anche nel calcio il numero dei perdenti supera sempre quello dei vincitori. Perciò questo sport è sempre stato quello degli umili, che consapevolmente o inconsciamente lo vedono come una rappresentazione del loro destino. E sanno anche che amare la propria squadra vuol dire anche accettare la sofferenza. In caso di sconfitta, l'importante è mantenersi uniti, rimanere insieme. Questa passione condivisa dà la certezza di non essere mai più isolati. «You will newer walk alone» (Mai più camminerai da solo) cantano i tifosi del Liverpool, club proletario inglese. Il calcio è lo sport politico per eccellenza, dato che viene a coincidere con questioni fondamentali quali l'appartenenza, l'identità, la condizione sociale e persino - per i suoi aspetti sacrificali e la sua mistica - con la religione. Per questo gli stadi si prestano alle cerimonie nazionaliste, ai localismi e agli sconfinamenti identitari o tribali, che non di rado sfociano in atti di violenza tra tifosi fanatici. Per tutte queste ragioni - e certo anche per molte altre, più positive e festaiole - questo sport affascina le masse. Le quali a loro volta interessano non solo i demagoghi, ma soprattutto i pubblicitari. Difatti, più che una pratica sportiva il calcio oggi è uno spettacolo televisivo per un pubblico immenso, con i suoi divi pagati a peso d'oro. L'acquisto e la vendita dei calciatori rispecchiano lo stato del mercato nell'era della globalizzazione liberista: le ricchezze stanno al Sud, ma si consumano al Nord, il solo ad avere i mezzi per acquistarle. E questo mercato (che spesso è anche polvere negli occhi) dà luogo a una forma moderna di tratta degli esseri umani (si legga alle pagg. 20 e 21 l'articolo di Johann Harscoët). I mezzi finanziari messi in campo sono demenziali. Se la Francia si qualificasse per la finale, il prezzo di uno spot pubblicitario televisivo di 30 secondi arriverebbe a 250.000 euro (quindici anni di lavoro al minimo salariale!). E la Federazione Internazionale di Football (Fifa) percepirebbe non meno di 1,172 miliardi di euro solo per i diritti televisivi e le sponsorizzazioni della Coppa del Mondo in Germania. D'altra parte si prevede che il totale degli investimenti pubblicitari legati al campionato supererà i 3 miliardi di euro. Tanto denaro conduce alla follia. C'è tutta una fauna di affaristi che ruota intorno al pallone. E controlla i mercati dei trasferimenti di giocatori, o quelli delle scommesse sportive. Per assicurarsi la vittoria, alcune squadre non esitano a ricorrere a trucchi. I casi accertati sono legione, come conferma lo scandalo che attualmente scuote l'Italia. E che potrebbe costare la retrocessione alla mitica Juventus, accusata di aver comprato alcuni arbitri. Così vanno le cose in questo affascinante sport, a metà strada tra splendori impareggiabili e lerciume, col rischio del noto effetto ventilatore. Che schizza fango su tutti. |