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Zona franca


Ph. Re.

Cavite, una cinquantina di chilometri a sud di Manila. La zona franca di Rosario è la più importante del paese. Settantamila operai, duecentocinquanta imprese (confezione, elettronica) ammassate in uno spazio di circa trecento ettari circondate da un muro di cemento e filo spinato.
All'ingresso, un checkpoint controllato da guardie armate cui bisogna mostrare il lasciapassare. Il 10 giugno 2007, verso le 20,30, nove uomini armati di piedi di porco e di coltelli, superano il checkpoint senza essere identificati. Nessuna guardia accorre quando attaccano il picchetto di scioperanti, allestito da molti mesi dalle lavoratrici dell'azienda Chong Won SA che protestano contro degli iniqui licenziamenti.
L'indomani mattina, sempre grazie alla bizzarra cecità delle guardie, una ventina di uomini a volto coperto, armati di fucili M16 e scesi da tre macchine senza targa, attaccano nuovamente gli scioperanti.
«Ci hanno fatto stendere a terra - racconta Florencia Arevalo, la segretaria del sindacato dei lavoratori di Chong Won - ci hanno minacciati di morte, hanno rubato i telefoni, le macchine fotografiche, le borse.
Uno di loro stava per pugnalarmi, ma un altro gli ha fatto notare: "Questo non fa parte del contratto". Quando gli abbiamo detto che avremmo sporto denuncia, hanno riso e ci hanno cinicamente sfidato a chiamare la polizia. Uno dei nostri aggressori si è anche vantato di aver ricevuto due milioni di pesos [33.000 euro] per stroncare il nostro sciopero». Il giorno dopo, la polizia della zona franca ha istituito due nuovi posti di guardia per impedire agli scioperanti di tornare. Con la scusa del «giorno festivo», la polizia rifiuta di accogliere la denuncia. «Niente sindacati, niente scioperi! È la politica portata avanti dal governatore della provincia - ricorda padre Jo Dizon, direttore del Workers Assistance Center (Wac) - e sono pronti a tutto pur di raggiungere l'obiettivo...». Per concludere: nel dicembre 2006, Jesus Buth Servida, militante dell'associazione Solidarity of Cavite Workers (Scw), veniva ammazzato all'interno della sua macchina. Due mesi prima, il 3 ottobre 2006, Monsignor Alberto Ramento, vescovo di Tarlac e presidente del consiglio di amministrazione del Wac, è stato assassinato nella sua casa. Il 10 marzo, infine, Gerry Cristobal, anche lui leader sindacale e dirigente del Scw, già ferito in due precedenti attentati, cade sotto il fuoco di sicari a bordo di una Toyota verde. «Un litigio tra automobilisti», decreta la polizia!