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Sviluppo dei brevetti

Come una lingua formata da un alfabeto di quattro lettere, l'acido desossiribonucleico (Dna) si compone di quattro elementi ripetuti, sempre gli stessi. I geni - le parole di questa lingua - possono cambiare di funzione (o, per restare nella metafora, di senso) se si introducono artificialmente delle modifiche nella loro sequenza.
«Rage» differisce da «Page», e «Gare» non è più funzionale se è scritto «Grre». L'ingegneria genetica consiste nel sostituire, sopprimere, aggiungere delle lettere (delle sequenze di Dna), per poi osservare le caratteristiche di questi organismi geneticamente modificati (Ogm): un pomodoro più succoso, una soia meno ghiotta d'acqua, un tulipano nero... e, grazie ai brevetti, beneficiare di un'inesauribile fonte di profitti.
Anche se non conferisce alcun diritto di proprietà, il brevetto permette di proibire alla concorrenza l'uso della sequenza di Dna che produce la modifica ricercata. È autorizzato quando le sequenze rispondono alle tre condizioni legali del brevetto: novità, inventiva e applicazione industriale.
Il brevettto del vivente o di elementi del vivente non è recente: Louis Pasteur lo ha inaugurato nel 1873 con un ceppo di lievito di birra. Ma è una pratica tanto più controversa in quanto progredisce al ritmo dello sviluppo delle biotecnologie. I suoi detrattori le oppongono diverse obiezioni d'ordine tecnico: i brevetti contribuiscono ad aumentare il prezzo dei prodotti alimentari a scapito delle persone e dei paesi più poveri; possono frenare altre ricerche e sperimentazioni; riguardano invenzioni che hanno beneficiato per la loro messa a punto della ricerca pubblica a cui non danno nulla in cambio; inducono lo sviluppo di una politica agricola irrispettosa della diversità genetica naturale. Infine, provengono talvolta da una flora e una fauna esotiche, rubate a paesi che non trarranno alcun vantaggio dal loro studio. Solleva un problema morale anche il fatto che una multinazionale, un'università, un ricercatore piantino la loro bandiera su una frazione di organismo vivente o su un frammento di umano. Considerando il genoma un patrimonio comune dell'umanità, gli oppositori dei brevetti ritengono che i meccanismi cellulari e l'informazione genetica devono rimanere liberi da diritti.