Dopo anni di polemiche, perizie e consultazioni, il governo della Namibia dovrebbe prendere una decisione definitiva a proposito della costruzione di una diga idroelettrica sul Kunene, il fiume che segna il confine fra la Namibia e l'Angola. Un mega progetto che, come quelli in via di attuazione in molte altre regioni del mondo in particolare nel Laos accende le passioni. Mentre lo stato, di fronte all'imperativo dello sviluppo, privilegia le necessità economiche a scapito delle esigenze ecologiche e umane, le popolazioni costrette a spostarsi, che appartengono spesso a minoranze e sono sostenute da organizzazioni internazionali per la tutela ambientale, si oppongono al progetto.
Opuwo, nella lingua herero, significa: la fine. E' anche il nome della capitale del Kaokoland, territorio del nord-ovest della Namibia. Opuwo, una città in capo al mondo: 6.000 abitanti, un panificio, due supermercati colmi di scatolette scadute e un distributore di benzina, l'ultimo della regione. Oltre Opuwo non c'è più traccia di civiltà occidentale. Un reticolo di piste attraversa una landa selvaggia e ondulata. Bollente e desolato, il Kaokoland si apre, al nord, su uno dei paesaggi più belli del paese: le cascate di Epupa, sul Kunene, il fiume-frontiera. E' qui che vivono gli himba. Giunti dalla regione dei Grandi Laghi, si sono insediati sulle rive del Kunene verso la metà del XVI secolo e formano oggi una popolazione di 10-15.000 persone. Al contrario degli herero la loro etnia di provenienza hanno conservato modi di vita molto tradizionali. Pastori nomadi, gli himba vivono quasi esclusivamente del loro bestiame e abitano, con i loro greggi di capre e mandrie di mucche, nei"kraal", accampamenti disseminati in tutto il Kaokoland. Con la"vicenda" della diga di Epupa, gli himba, rimasti a lungo isolati e sconosciuti, sono stati catapultati sul proscenio. Il progetto, di cui si parlava già in epoca coloniale, ha realmente preso corpo dopo l'indipendenza, nel 1990. Alla Namibia, sottoposta a severe siccità e quasi priva di risorse energetiche, la diga di Epupa permetterebbe di limitare la propria dipendenza economica verso l'ex-occupante sudafricano, la cui valuta, il rand, regola tuttora il corso del dollaro namibiano.
Con l'unica centrale idroelettrica di Ruacana, a cento chilometri a monte di Epupa, il paese deve far fronte a un aumento annuo di circa il 3,5% del consumo domestico di elettricità. La Namibia importa oltre la metà dell'energia dal suo grande vicino sudafricano."Vogliamo raggiungere un'autosufficienza del 75%" spiega Paulinus Shilamba, direttore dell'energia al ministero delle miniere."La diga di Epupa, associata allo sfruttamento delle risorse eoliche e dei giacimenti di gas, dovrebbe consentirci, a medio termine, di ridurre al 25% le nostre importazioni di energia elettrica". L'opera, il cui costo è valutato in 2 535 miliardi di dollari namibiani
(1), misurerebbe 163 metri d'altezza e avrebbe una capacità di 360 megawatts. L'accordo fra la Namibia e l'Angola per la sistemazione del Kunene è stato firmato nel 1991. Diverse società, svedesi, norvegesi, svizzere e britanniche hanno risposto all'invito per la gara d'appalto e avviato gli studi tecnici. Ma il governo che si era limitato a mandare nel 1992 una lettera laconica e in inglese a"Kapika", uno dei capi del Kaokoland, si è presto scontrato con l'emergere di un' opposizione himba, sostenuta dalle organizzazioni internazionali ecologiste e di difesa dei diritti umani come Survival International, che vedono in questo progetto una catastrofe economica, sociale e culturale. La costruzione della diga e dell'invaso (capacità 11,5 miliardi di m3) richiede l'allagamento di 380 kmq di terre e di pascoli utilizzati dalle greggi degli himba. Ricchi di oltre 100.000 capi di bestiame, gli himba hanno costruito, lungo la loro storia, un sistema basato sulla transumanza del bestiame e lo sfruttamento stagionale delle terre. La perdita di questi pascoli significherebbe l'annientamento della loro risorsa primaria, ma anche delle riserve, costituite dai palmeti lungo le rive del Kunene, i cui frutti costituiscono, durante la siccità, un cibo indispensabile, alla stregua del granoturco, delle zucche e dei meloni che gli himba di Epupa coltivano occasionalmente."Queste terre sono loro" protesta Steyn Kum Katupa, rappresentante a Opuwo della società namibiana per i diritti umani."Nel suo progetto il governo ha promesso il reinserimento dei namibiani. Ma dove? Non ci sono altri pascoli né altri punti d'acqua. Sistemare gli himba in città significa firmare una sentenza di morte perché un himba senza bestiame è niente." I sostenitori della diga ricordano che soltanto un migliaio di himba vive in permanenza nel settore minacciato. Ma, secondo il capo Kapika, uno dei più accaniti oppositori della diga, le conseguenze dell'opera colpirebbero in realtà 10.000 persone sulle due rive del fiume."Le comunità himba soffrirebbero di gravi sconvolgimenti nel modo di vita e nei costumi" ripete senza tregua il capo Kapika nei suoi discorsi. La scomparsa dei guadi fra l'Angola e la Namibia dividerà le famiglie che vivono sulle due rive del fiume. Ma, soprattutto, 160 sepolcri ancestrali sarebbero allagati. E scrive Kapika"le tombe sono al centro dell'identità degli himba, delle relazioni sociali e di quelle con la terra. Sono un punto d'incontro fra comunità e il punto di partenza per le transumanze". Al di là del loro carattere sacro, i sepolcri sono anche molto importanti per fondare l'autorità del capo e determinano l'organizzazione della società himba. Quelli che hanno il più alto numero di antenati sepolti nella regione hanno il potere maggiore nella rappresentanza della comunità. Oltre il 60% di disoccupati Dal canto loro, le Ong mettono l'accento sullo sconvolgimento che rappresenterebbe per la società himba l'afflusso di stranieri. Il progetto prevede l'arrivo nella regione di mille lavoratori (450 namibiani, 450 angolani e un centinaio di stranieri). Vale a dire, con le famiglie, qualcosa come 5 000 persone. Questo brusco sovrappopolamento rischia di favorire lo sviluppo di flagelli come l'aids, l'alcolismo e la prostituzione.
Inoltre questo migliaio di posti promessi non favorirà gli himba, che non parlano inglese e non hanno le competenze richieste per lavorare alla diga. A questi argomenti, i fautori della diga oppongono quelli dello sviluppo. Il governo vuole approfittare di questo progetto per lo sviluppo della regione: privo di infrastrutture, abbandonato dagli investitori, il Kaokoland è fra le regioni più povere della Namibia, un paese che già conta oltre il 60% di disoccupati. Di fatto, gli abitanti herero di Opuwo sono sensibili a questo discorso. Per essi la diga, la cui costruzione dovrebbe durare cinque anni, è sinonimo di boom economico."Bisogna strappare questa regione alla povertà" ripete di continuo Paulinus Shilamba."Questa diga è un'occasione unica per il Kaokoland. Gli himba devono accettare lo sviluppo. A voi occidentali piacerebbe conservare questa immagine di un popolo folcloristico e primitivo, ma è forse normale che la gente resti povera solo per il vostro piacere? Questa gente deve andare a scuola, portare le scarpe. Io stesso provengo da una famiglia povera. E' perché ho potuto studiare che occupo oggi questo posto. Epupa porterà infrastrutture, alberghi, ristoranti, scuole. La Svezia ha costruito decine di dighe senza che nessuno trovi da ridire e noi, per un unico misero progetto, veniamo aggrediti dal mondo intero?". In effetti, la vicenda ha assunto una dimensione internazionale perché gli himba affascinano gli stranieri. Sempre di più, i loro costumi, la loro lunga resistenza di fronte a ogni occidentalizzazione, la loro bellezza, li destinano alla voracità dei turisti. Le donne himba, truccate con una mistura di ocra e di grasso rosso, i seni nudi, coperte di pesanti gioielli in ferro e vestite con un assemblaggio complicato di gonnelline in pelle di capra, sono presentate dai tour operators agli occidentali in cerca di autenticità, come un ideale romantico. Anche i giornalisti europei si sono impossessati dell'argomento, salvo descrivere gli himba come buoni selvaggi innocenti, incapaci di difendersi. Ma gli himba hanno imparato presto a usare i media. Nel 1997, spalleggiato dalle Ong, Kapika, il rappresentante carismatico degli himba di Epupa, va in Europa per un giro di sensibilizzazione. La visita dà i suoi frutti. Le sue recriminazioni sono capite: la Germania, l'ex-colonizzatore, promette di non investire nel progetto. Irritata, Windhoek, la capitale, accusa le Ong occidentali di manipolare gli Himba."Ma chi manipola chi?" si chiede Solenn Bardet, una giovane francese autrice di un libro in cui racconta i sei mesi che ha trascorso presso gli himba
(2):"Gli himba non sono dei cretini. Sono consapevoli del proprio valore commerciale e simbolico. Hanno imparato a giocare con la cattiva coscienza occidentale e capito che per gli europei il fatto di spostare o di allagare i sepolcri, in particolare, sarebbe vissuto come qualcosa di scandaloso". In un discorso letto il 7 febbraio 1998 a Windhoek, durante l'ultima riunione pubblica dedicata alla diga, alla presenza di tutte le parti interessate, Kapika aggiungeva:"La nostra opposizione non significa che respingiamo ciecamente ogni forma di cambiamento. Abbiamo discusso questo progetto nei minimi particolari, e siamo giunti alle nostre personali conclusioni, indipendenti da ogni influenza di gruppi stranieri". Durante la riunione, sono stati resi pubblici i risultati dello studio di fattibilità condotto da Namang: il consorzio di esperti angolesi, namibiani, svedesi e norvegesi ha esaminato tre proposte di siti per la diga sul Kunene e valutato i rischi ecologici e sociali. Secondo le loro conclusioni, il sito di Baynes, a valle delle cascate di Epupa, presenterebbe i rischi minori per l'ambiente naturale e umano, perché la zona allagata sarebbe soltanto di 57 kmq. Ma il ministero dell'energia fa notare che"Baynes è più caro, non è redditizio e non attirerà gli investitori". Lo sfruttamento massimo di questo sito è inoltre legato al funzionamento della diga angolese di Gove, completamente distrutta durante la guerra civile, la cui riparazione non figura fra le priorità dell'Angola, impegnato nella tormentata attuazione dei suoi accordi di pace. In realtà, nonostante i suoi dinieghi, sembra che lo stato abbia già deciso: la diga si costruirà a Epupa."Il governo se ne infischia totalmente degli himba" si lamenta Steyn Katupa.
"L'intera vicenda è una questione politica. Il Kaokoland non è filo-governativo. Grazie alla diga, potranno insediarvi una popolazione proveniente dall'Owambo, culla della Swapo (Organizzazione del popolo del sud-ovest africano [il partito al potere]. E' la sola cosa che gli interessa"."Questa diga è la grande realizzazione di Sam Nujoma aggiunge Solenn Bardet Un modo per lasciare il segno, il suo grande cantiere presidenziale.
" Ormai gli himba non si fanno più illusioni. Già nel 1994, Kajira Muniombara, uno dei saggi del Kaokoland, diceva al primo ministro:"Uccidi se vuoi, ma non far finta di chiedere il permesso alla gente. Almeno uccidili in modo pulito!" A Windhoek, Paulinus Shilumba, direttore per l'energia, usa toni rassicuranti:"Non si tratta di usare la forza, ma la diga sarà costruita. In ogni caso, gli himba tradizionali sono destinati a scomparire poco a poco. Il processo è già avviato". In effetti, da quattro-cinque anni, i tour operators hanno invaso la regione.
Nel Kaokoland, il numero di visitatori europei è esploso.
I giovani, sedotti da quanto percepiscono della vita moderna, cominciano a vendere i loro gioielli ai bianchi in cambio di magliette e a recarsi in città per cercarvi un lavoro."Il turismo à all'opera spiega con calma Paulinus Shilamba E' solo questione di tempo".