Ph. R.
«Una crociata di vitale importanza»: con queste parole, l'economista pakistano Mahbub ul Haq è riuscito a convincere, nell'estate del 1989, il suo collega indiano Amartya Sen (futuro premio Nobel per l'economia) a dargli man forte. Il Prodotto interno lordo (Pil) per abitante era all'epoca l'unico strumento utilizzato per misurare la ricchezza degli stati. Mahbub ul Haq deplorava allora presso il Programma delle Nazioni unite per lo sviluppo (Undp) il fatto che non venissero riconosciuti gli sforzi di quei paesi che «nonostante i loro bassi redditi, riuscivano in modo sorprendente a fissare delle priorità d'intervento in alcuni specifici settori sociali, come lo sviluppo dell'istruzione , la copertura assicurativa di base contro le malattie, la vigilanza anti-epidemica, ecc.»
(1) Il divorzio era totale tra gli economisti utilitaristi, che basavano le loro analisi sul reddito pro capite, e i difensori dei diritti dei bambini, gli ecologisti, gli avvocati dei diritti sociali e politici, le femministe, le organizzazioni umanitarie preoccupate per la fame e le epidemie, che preferivano invece un'analisi multifattoriale...
«Mahbub si è messo a capo di questo esercito di insoddisfatti - racconta Sen - e li ha condotti a riconoscere un altro indicatore che, oltre ad essere pratico, avesse una portata adeguata all'importanza delle poste in gioco».
L'indicatore dello sviluppo umano (Hdi) integra, in una sottile ponderazione, tre valori statistici socio-economici: la speranza di vita alla nascita, l'istruzione (calcolata in base al tasso di alfabetizzazione degli adulti e al tasso di scolarizzazione) e il livello di vita (prodotto interno lordo pro capite, corretto in funzione del potere d'acquisto). L'Hdi costituisce l'ossatura del Rapporto mondiale sullo sviluppo umano pubblicato ogni anno, dal 1990, dal Undp, e ha una risonanza sempre maggiore
(2). Piuttosto che concentrarsi sui redditi dei più poveri, Amartya Sen mette l'accento sulle loro «potenzialità», la «loro reale libertà di scegliersi la propria vita e di valorizzarla di conseguenza
(3)».
Libertà reali e priorità non possono essere misurate solo a partire dal reale accesso ai mezzi: sono anche frutto di circostanze storiche, di esperienze individuali, di culture, dell'ambiente tecnico e naturale, delle trasformazioni sociali e delle lotte.
Ecco perché l'Hdi non è un indicatore rigido. La scelta delle statistiche che lo compongono è una scelta sociale, frutto di una discussione costante (che per esempio ha portato, nel 1999, a modificare il metodo di ponderazione dei redditi). Ulteriori variazioni compensano poi le disuguaglianze uomini-donne (indicatore specifico al sesso dello sviluppo umano, indicatore della partecipazione delle donne). A tale scopo è stata creata ad hoc una rivista scientifica, il Journal of Human Development
(4). I dibattiti che la animano includeranno le ricerche sui «beni pubblici globali
(5)», concetto economico nuovo capace di tener conto della mondializzazione dei problemi umani e di fornire strumenti concreti per analizzare e trasformare il pianeta.
note:
(1) Amartya Sen, «A Decade of Human Development», Journal of Human Development, febbraio 2000.
(2) I numeri forniti dal Rapporto mondiale sullo sviluppo umano 2000, pubblicato il 29 giugno, si possono ritrovare su ognuna delle pagine «pays» del sito Internet di Le Monde diplomatique: http:/www.monde-diplomatique.fr
(3) Si legga Amartya Sen, Repenser l'inégalité (1992), Le Seuil, Parigi, 2000.
(4) Editore: Carfax Publishing, Taylor & Francis Ltd, Rankine Roda, Basingstoke, Hampshire, RG24 8PR, Regno Unito. Tel/Fax: 0044 (0) 1256 813002/330245. http:/www.tandf.co.uk/journals/
(5) Si legga l'articolo di Inge Kaul, «Beni pubblici globali, un concetto rivoluzionario», Le Monde diplomatique/il manifesto, giugno 2000.