grandi manovre sullo stretto
L'insostenibile pesantezza del Ponte
Guglielmo Ragozzino
Con un colpo mancino gli oppositori alla costruzione del ponte sullo stretto di Messina hanno messo a disposizione dell'opinione pubblica materiali a dir poco scottanti. Si tratta di una raccolta di fotomontaggi su come sarà - sarebbe - lo Stretto una volta che il ponte fosse costruito. Sono immagini che lasciano senza fiato, vere e proprie cartoline dell'orrore. L'elemento decisivo è poi che non si tratta di caricature, di invenzioni tendenziose degli oppositori, ma di materiale che anche i proponenti del ponte potrebbero mettere in circolazione e inserire nel materiale illustrativo; propagandistico, verrebbe da dire. A fianco delle cartoline-fotomontaggio vi è una raccolta di dati ufficiali che aiutano chi lo voglia a farsi un'idea sul ponte che si sta preparando, sulla sua sostenibilità. Il risultato è appunto Il Ponte insostenibile. L'impatto ambientale del manufatto di attraversamento stabile dello Stretto di Messina a cura di Virginio Bettini, Marco Guerzoni, Alberto Ziparo che raccoglie un buon numero di scritti e riflessioni di ambientalisti e studiosi in un tentativo estremo di difendere una terra e un mare molto amati da un'aggressione incivile, ma anche pericolosa e al tempo stesso incerta. Pericolosa e incerta, nel senso che - come spiegano bene Ziparo e gli altri - l'unico fatto sicuro è il disastro ambientale, la ferita alla natura e alla storia che comunque si verificherà nel momento in cui inizierà il lavoro di costruzione del Ponte, mentre il suo completamento e il suo uso per un periodo sufficiente di stagioni e di anni sono tutt'altro che assicurati. Il libro è un lavoro collettivo nel quale ogni autore ha cercato di contribuire con le proprie conoscenze tecniche e scientifiche e la propria sensibilità politica. Se il risultato apparirà talvolta ineguale, sono talvolta i testi meno conclusi (secondo gli standard accademici) a porre impensabili domande e a offrire altri campi di riflessione alla discussione pubblica che è poi, anche più del ponte, il tema centrale del libro. Tre capitoli importanti riguardano la Valutazione di impatto ambientale (Via), i Rischi, connessi alla costruzione e l'Attraversamento democratico. Inoltre viene pubblicato, forse per la prima volta in un libro, uno spesso citato articolo di Franco Di Majo, tecnico di fama internazionale di Costruzioni ferroviarie che, dichiarandosi favorevole alla costruzione del ponte, è però preoccupato per il progetto che giudica: «Una costruzione assai improbabile, su cui il treno non salirà mai». In tema di Via, gli autori, come Ziparo o Bettini o Enrico Falqui o Lidia Liotta, giocano per così dire in casa e discutono con il massimo di competenza le antiscelte ambientali, premesse indispensabili alla costruzione e dimostrano come una Via condotta seriamente renderebbe impossibile il Ponte. Quanto ai fattori di rischio, di cui scrivono Paolo Rabitti e Teresa Crespellani, occorre intendersi. Banchieri e multinazionali, in attesa di costruire il ponte, considerano i fattori di rischio come quelli che possono determinare minori entrate (p.e. un concorrente sistema di traghetti troppo efficiente, oppure una riduzione del numero delle auto in transito sul futuro ponte) oppure costi assicurativi imbarazzanti tali da rendere perennemente in perdita la futura gestione del ponte, a meno di pedaggi altissimi che però circoscrivono gli utenti ai soli miliardari. Ne Il Ponte insostenibile invece la questione del rischio è riportata, almeno ci sembra, alle dimensioni abituali del discorso comune, badando cioè alle conseguenze per le persone e per l'opera in sé e solo dopo alle ulteriori conseguenze economiche.
Paolo Rabitti discute allora di due aspetti naturali che riguardano una struttura di quelle dimensioni e collocata in quel luogo. E sono i problemi a tutti ben presenti e sempre rimossi: il rischio di terromoto e il rischio o, detta con linguaggio totalmente non scientifico e statistico, la certezza del vento forte. Nel primo caso le specifiche presentate dal progetto del ponte non soddisfano l'evento di un terremoto di tipo devastante, a giudizio dello stesso Consiglio superiore dei lavori pubblici che ha chiesto una revisione del progetto. Il ragionamento prevede che in una zona sismica i terremoti si riprodurranno. Questo è il punto di partenza scontato. Ma quando e con quale intensità?
Poiché ai pontefici non passa per la testa che sarebbe meglio non farne niente, se ci sono terremoti certi o almeno prevedibili, in anni imprecisati, la scelta è invece di fare un ponte in grado di reggere un terremoto... molto forte, il più forte che si possa pensare o inventare, un terremoto mai visto.. La previsione è che nei prossimi duemila anni (duemila anni!) potrebbe verificarsi un terremoto più forte di quello che distrusse Messina e Reggio nel 1908, entro i prossimi mille un terremoto come quello del 1908, nei prossimi quattrocento anni è prevedibile almeno uno, sempre devastante, ma leggermente meno intenso. I progettisti del ponte scelgono di attrezzare le difese per il terremoto da 400 anni e l'amministrazione replica che bisogna fare fronte a quello da mille. La differenza non è da poco, anche da un punto di vista impiantistico e strutturale, viste le devastazioni che il terremotino da 400 ha provocato in situazioni paragonabili a quelle del ponte di cui trattasi, per esempio dalla parte di Kobe, in Giappone. D'altro canto il ponte, che comunque si ha da fare, risulta ancora appesantito. Il pericolo dei mille anni da controllare è cacio sui maccheroni per i pontatori e per i cementieri, gli scavatori e tutti gli altri loro soci.
L'effetto-vento è verificabile ogni giorno, ogni mese, ogni anno.
In quota sono almeno trenta i giorni in cui treni e auto, tir e roulotte non passeranno sul ponte. Questo vuol dire che la Sicilia sarà bloccata oppure, come pensano spesso i siciliani, che per un mese ogni anno il continente sarà isolato? Niente di tutto questo, perché aerei e traghetti continueranno a funzionare, anzi, nelle settimane di vento dovranno essere in grado di sopportare anche il traffico escluso dal ponte. Ma voi investireste tutti i vostri soldi su un ponte costoso che un giorno su dieci è chiuso e poi deve essere costantemente protetto da ogni forma di attacco, visto che tutti i pazzi del mondo ne faranno il primo obiettivo della loro vita? Quanto costerà tutta questa protezione, quanto potrà incidere sui costi e quindi sul project financing che ne deriva? Anche per questo il progetto rimane molto sul vago. Anche per questo il ponte è insostenibile.
Infine il tema dell'attraversamento democratico. Marco Guerzoni riflette sul fatto che l'informazione sulle alternative possibili (tunnel di Archimede cioè tubo ancorato in alveo e potenziamento dei traghetti) è stata oscurata. Si è preferito puntare sulla soluzione che tagliasse fuori tanto Messina che Reggio a favore di un'altra, flessibile e leggera, adatta alle esigenze della popolazione. Una soluzione calata dall'alto, in nome della grande opera mondiale e del riscatto della Sicilia. Ora la Sicilia non ha niente da riscattare. Può invece dare a tutti un segnale di democrazia partecipata, offrendo a tutti informazioni sufficienti per decidere della terra e del mare, del paesaggio e della storia. C'è ancora tempo. E un libro come questo aiuta.
note:
(1) Il Ponte insostenibile, a cura di Virginio Bettini, Marco Guerzoni, Alberto Ziparo, Alinea Editrice, Firenze, 25.50 euro.