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Opere televisive impegnate quanto il cinema
Contenuti politici e sociali nelle fiction americane
Mentre la quarta stagione di «24 CountDown» si conclude su Canal+,
per l'estate il canale tv francese TF1 ha programmato la seconda
stagione del serial di successo «Lost». Tuttavia, queste fiction,
molto popolari e spesso lanciate con eccessivo clamore, non devono
farci dimenticare che diversi canali tv programmano altre serie americane
intrise di critica sociale e di impegno politico. Il punto della
situazione...
di Martin Winckler*
Negli anni '70, la diffusione delle serie americane in Francia si
limitava ai western, alle serie poliziesche e a qualche commedia
leggera. Deliberatamente o meno, la televisione di stato evitava
con cura di programmare delle fiction più impegnate e più critiche
- in particolare storie di medici o di poliziotti. Negli anni '80,
con l'audiovisivo francese in pieno sviluppo, abbiamo visto numerose
serie finora inedite. Ciononostante, fino ai primi anni 2000, le
serie americane avevano fama di essere volgari, scarsamente fantasiose
e «politicamente corrette».
Grazie, in particolare, a un canale via cavo pioniere come Canal Jimmy che per primo ha programmato New York Police Blues, Six Feet Under e The Sopranos, lo spettatore attento e spregiudicato aveva potuto rilevare che, lungi dall'essere solo «divertimento», le serie - dalle più realistiche a quelle più scatenate - trattavano tutti i generi senza evitare i temi controversi. Oggi, alcune produzioni molto reclamizzate da distributori privati (24 Countdown, Lost, Desperate Housewives) occupano le prime pagine dei settimanali. Ma questi baobab nascondono la foresta: oggi in Francia si possono vedere opere di ottima qualità, impregnate di critica sociale e di impegno politico. Spesso ignorate dalla stampa (non ne parlano né Le Monde, né Télérama), sono quelle più appassionanti. Ecco alcuni esempi per gli amatori principianti. Le serie mediche americane si sono sempre schierate per il paziente contro il potere dei medici. Abbiamo dovuto aspettare la fine degli anni '80 per vederle sugli schermi francesi. Forse il consiglio dell'ordine dei medici temeva di dare al pubblico «una falsa idea della medicina» attraverso queste fiction, e questo spiegherebbe l'ostracismo? Anche se è pericoloso affermarlo, non possiamo non rilevare che un'opera come Emergency Room ha un forte impatto sul pubblico francese, tanto per la sua descrizione puntuale del lavoro dei medici del pronto soccorso (come ha testimoniato il dottor Patrick Pelloux stesso [1]!) quanto alle questioni etiche che solleva - accanimento terapeutico e suicidio assistito, consenso ponderato e sperimentazione forzata. Due serie mediche notevoli apparse di recente su gli schermi tv meriterebbero di raggiungere un largo pubblico: Dr House (su TF6) mette in scena, all'opposto di tutti i ritratti edificanti, un medico misantropo preso tra l'orrore della menzogna e gli errori etici di una medicina che si crede onnipotente. Grey's Anatomy (su Tf1), mostra come l'apprendimento della medicina (qui, in un gruppo di studenti di chirurgia) è una tempesta di confusione - sentimenti e ruoli - e che talvolta l'ipertecnicismo dei medici non impedisce loro di perdere il buon senso. Sulle tracce dei loro antenati del cinema progressista di prima della guerra, molti registi televisivi analizzano il posto dell'individuo nella società per descrivere le difficoltà dei semplici cittadini di fronte alla fede o allo stato. Il giurista e sceneggiatore Reginald Rose è noto in Francia soprattutto per il suo dramma Twelve Angry Men, che ispirò Sidney Lumet nel 1957 per un film impegnato con Henry Fonda. Ma non si sa che, dal 1961 al 1965, Rose affrontò settimanalmente alla televisione temi molto spinosi come la pena di morte, l'aborto o l'eutanasia, nella sua serie sugli avvocati, The Defenders. Da allora, la televisione americana non ha mai smesso di produrre serie giudiziarie sempre più critiche. Dal 1986, un grandissimo sceneggiatore, David E. Kelley, avvocato, osserva con occhio acuto la legge e i costumi americani in numerose serie dedicate volta per volta a medici o insegnanti, sempre molto critiche sul piano sociale e politico: L.A. Law, High Secret City, Chicago Hope e, recentemente, Ally McBeal (su M6), The Practice (su Canal Jimmy), Boston Public (su France 2) e Boston Justice (su Tf1). Con uno stile molto personale che coniuga abilmente tragedia, melodramma e commedia musicale, Kelley tratta frontalmente le questioni sociali, giuridiche ed etiche più dibattute, dalla clonazione alla censura, dalle madri ospiti alla poligamia, senza dimenticare l'influenza costante della Chiesa sullo stato e sull'individuo. Senza interruzione dal 1990, la serie televisiva New York District viviseziona senza riguardi i meccanismi del sistema penale americano assumendo il punto di vista del pubblico ministero. Incaricati di inseguire i delinquenti e di applicare la legge, poliziotti e procuratori si ritrovano regolarmente in una situazione ambigua con le famiglie delle vittime, gli avvocati dei presunti colpevoli, i media e i politici. Fedele ai suoi impegni, Nyd non tratta tanto il grande banditismo quanto i crimini di prossimità e denuncia la criminalità dei colletti bianchi nelle società di Wall Street o dell'industria degli armamenti, gli errori dei medici, dei giudici, dei poliziotti e degli avvocati (!), le sperimentazioni selvagge dell'industria farmaceutica, le bugie dell'esercito e, in genere, tutti gli abusi di potere. Due «serie derivate», Law and Order. Special Victims Unit e Law and Order. Criminal Intent si ispirano a fatti realmente accaduti; lo sceneggiatore e produttore René Balcer (che fu il regista di Nyd per dieci anni, poi di Law and Order. Criminal Intent per altri cinque) si è addirittura ispirato, fra altri, all'affare Pinochet e alla storia di Jean-Claude Romand (2), e non ha esitato a parlare di detenzioni autoritarie di cittadini americani di origine araba dopo l'11 settembre. Quanto a Law and Order Special Unit, un episodio avvincente diffuso mesi fa, spiegava, in un'ora di grande ascolto, che l'uragano Katrina aveva avuto, fra altre conseguenze - taciute dalle autorità - quella di consentire a migliaia di perversi sessuali posti in libertà condizionale di darsi alla macchia e a delinquenti di impossessarsi di tonnellate di sostanze tossiche nei laboratori militari della regione sinistrata. Se 24-CountDown (Canal+) ha avuto il gradimento delle riviste e dei quotidiani francesi, questa serie d'azione considerata «addittiva» non è certo la sola a parlare della paranoia coltivata dall'amministrazione Bush. A meno di un mese degli attentati dell'11 settembre, Isaac e Ismael, fantastico episodio di The West Wing (3), prendeva in contropiede il discorso securitario e invitava la popolazione a respingere l'odio, la paura e l'intolleranza e a diffidare dagli amalgami. «Sapete che il nostro paese - spiega il consigliere in politica estera del presidente democratico della serie - ospita un gruppuscolo estremista che non ha nulla da inviare ad al Qaeda! - Quale?- chiede uno studente incredulo - Il Ku Klux Klan - risponde il consigliere.» Proiettata dal 1999, questa serie progressista e pedagogica si è chiusa di recente dopo sette anni di feroce impegno ideologico contro il presidente. Era programmata in un'ora di grande ascolto dalla Nbc, uno dei quattro canali americani più importanti. Su France 2 invece, la si può vedere all'una del mattino. Without a Trace (su France 2) mostrava in tre minuti la paranoia post-11 settembre in un episodio della sua prima stagione; un medico noto per essere molto disponibile e attendibile, viene sospettato fin dall'inizio della serie di preparare un attentato... perché è di origine saudita. Il merito più grande - ma non l'unico - di questa serie è che descrive l'America attraverso inchieste su cittadini generalmente comuni ma presi in una rete di circostanze straordinarie. La serie mette sistematicamente in questione il posto di ognuno in una società dove tutti dovrebbero «avere le stesse opportunità» ma dove il denaro e l'origine etnica hanno una importanza cruciale e spesso decisiva. Ne testimonia un episodio diffuso negli Stati uniti nell'aprile 2006 (programmato per il prossimo anno su France 2) i cui personaggi devono indagare su le scomparse simultanee ma non collegate tra di loro di due adolescenti - un giovane nero, una ragazza bianca. Presto, dietro le pressioni di un canale tv, l'Fbi divide i suoi agenti destinando quasi tutte le risorse alla ricerca della ragazza - mentre un giornalista privo di scrupoli manipola alla televisione la madre di una delle due vittime e rifiuta di dare la parola all'altra. Spettacolari per la rappresentazione che offrono delle procedure scientifiche d'investigazione, le serie Csi - Crime Scene Investigation e le due serie derivate (Csi:Miami e Csi: Manhattan) sono attualmente l'orgoglio di Tf1, che, significativamente, preferisce proiettare Csi: Miami, la serie meno interessante delle tre, all'inizio della serata e rinvia la serie originale in fine serata. Perché, mentre Csi: Miami è una produzione chiassosa, cruenta e violentemente reazionaria, Csi è un'opera profondamente umana, in cui i tecnici dell'investigazione più sofisticata indietreggiano sempre di fronte alla durezza e alla miseria della condizione umana. Una di queste opere dimostra meglio di qualsiasi altra che le serie sono una forma di espressione artistica non meno ricca del cinema o della letteratura. Cold Case (France 2, Canal+) illustra le inchieste di una giovane ispettrice di Filadelfia, specializzata nei vecchi crimini irrisolti. Creata da una donna, Meredith Stiehm, questa serie è una interessante esplorazione storica dell'America del XX secolo. Grazie a ottime ricostituzioni di atmosfere e all'uso di canzoni d'epoca, Cold Case descrive sia la quotidianità del maccartismo e della segregazione razziale, l'epoca della guerra in Vietnam, la battaglia per l'interruzione volontaria di gravidanza, oppure l'internamento negli ospedali psichiatrici del dopoguerra. Con una grandissima conoscenza della cultura del suo pubblico, la serie non esita a rendere apertamente omaggio al cinema popolare - dal Rocky Horror Picture Show a Laura, passando per Cabaret. Dobbiamo congratularci con France 2 che ha deciso di programmarla tutte le domeniche dell'estate in serata perché Cold Case, finora sconosciuta da noi, è una delle più belle opere televisive mai prodotte. note:
* Medico; scrittore e critico. Ha pubblicato di recente: Les Miroirs obscurs, Grandes séries américaines d'aujourd'hui (ed. Au Diable vauvert, Vauvert, 2005) e Camisoles (Fleuve noir; Parigi; 2006). (1) Presidente dell'Associazione dei medici del pronto soccorso ospedalieri francesi (Amuhf). (2) Questa vicenda è il tema del romanzo di Emmanuel Carrère, L'Adversaire (Gallimard, coll. Folio, Parigi, 2002): per vent'anni Jean-Claude Romand ha lasciato credere di essere un funzionario dell'Organizzazione mondiale della salute (Oms), derubando l'intera sua famiglia prima di uccidere i genitori, la moglie e i figli. (3) Si legga «West Wing. La Casa bianca sul piccolo schermo», Le Monde diplomatique/Il manifesto, settembre 2002. (Traduzione di M. G. G.) |