Le Monde diplomatique con il manifesto per tutto il mese a 3€
        
  
libertari


ERMANNO GALLO

Il volo radente degli «indisciplinati» Nella Spagna del 1936, per sette mesi il sogno di uguaglianza e libertà, incarnato da anarchici, rivoluzionari e combattenti delle formazioni popolari armate, sembra dominare, invincibile, lo scenario della guerra civile. La «colonna Durruti», «Terra y Libertad» o la «Colonna di ferro» sono i miti della «Linea de Fuego» che avanza contro i fascisti. Poi, nel 1937, le prime capitolazioni delle milizie libertarie, di fronte all'ordine dello stato repubblicano di militarizzare tutti i «gruppi spontanei e senza capi». Sulla tormentata vicenda della Columna de Hierro, è stato ripubblicato dalle edizioni Nautilus (Torino 2006) il testo anonimo di un «incontrolado»: Protesta, testimonianza aspra di un militante, ex detenuto nelle galere monarchiche, che si trovò di fronte alla tragica alternativa: «o adeguarsi al diktat del Comando di guerra, o morire».
La leggendaria columna, definita «indisciplinata e incompetente» dalle nuove gerarchie militari, aveva ricacciato oltre la Sierra le squadre fasciste. Al suo interno pulsava un cuore libertario che aveva affratellato contadini, proletari, extralegali... insorti, armi in pugno, in nome dello stesso ideale egualitario. Protesta, che fu il libro di esordio di Nautilus nel 1981 - considerato da alcuni un apocrifo, da altri un documento collettivo in forma biografica - risulta comunque un documento ineludibile dell'epoca. L'errore più grave dei dirigenti dell'esercito antifranchista, si legge, fu di contrapporre la militarizzazione del fuoco spontaneo, popolare, alla rivoluzione. Questo «racconto» si integra dunque nel testo di Abel Paz, risultando una sorta di «capitolo inedito» del classico Omaggio alla Catalogna di George Orwell.
Alla tragedia di molti miliziani - che morirono per non morire, stretti in una tenaglia a tre punte: fascisti, istituzioni repubblicane e stalinisti, prima che la Columna de Hierro, svilita a 83ma Brigata, fosse inglobata nell'esercito popolare - fa da contrappunto il romanzo storico di Antonio Rabinad La suora anarchica (Spartaco, 2006, 14 euro). Pur essendo un libro di finzione, come dichiara l'autore, la storia di Juana, suora e rivoluzionaria, rima con precise circostanze storiche. Come dimenticare infatti, che la mitica Columna fu fondata, ad agosto del 1936, proprio nel convento delle Salesiane di Valencia, che divenne caserma provvisoria di 3.000 miliziani? La realtà e non l'immaginario, sembra dunque permeare, col suo ritmo serrato, il suo volo radente e la profezia, scritta nel vento bruciante della Sierra, la corsa di Juana e delle sue compagne verso l'ideale e la sconfitta. ... Allo scoppio della guerra civile la giovane religiosa si unisce a un gruppo femminile combattente «Donne Libere», formato da operaie, proletarie, ma anche ex prostitute e donne di malavita.
Visionaria, fedele al suo credo come al fucile, parteciperà impavida alle battaglie di Barcellona, e sarà in prima linea sul fronte d'Aragona.
Fino alla fine, in un dialogo amaro poetico fra Juana e un compagno combattente: «Un miraggio, allora?», chiede lui. «No - dice Juana con fermezza - una speranza».