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Guerre stellari, episodio III

Capitalisti sì, ma solo zen...


In competizione col cristianesimo, il buddismo tendenza new age è oggetto di un certo entusiasmo. Come un tentativo di rendere accettabile lo sviluppo del capitalismo finanziario e lo stress legato al progresso tecnologico. Persino il regista George Lucas non sfugge a questa influenza. Lo dimostra"La vendetta dei Sith", l'ultimo nato della saga di"Guerre stellari", in uscita il 20 maggio in Italia.
Slavoj Zizek
Mostrando finalmente, ne La rivincita dei Sith (episodio III della «prima trilogia»), il momento cruciale di tutta la saga di Guerre stellari (1), vale a dire la trasformazione del «gentile» Anakin in «cattivo» Darth Fenner, il regista George Lucas stabilisce un parallelo fra individuo e politica. Per quanto riguarda l'individuo, la spiegazione rientra in una sorta di buddismo pop: «Anakin si trasforma in Darth Fenner perché si attacca alle cose - spiega Lucas - . Non riesce a separarsi dalla madre. Non riesce a separarsi dalla sua ragazza. Non riesce a rinunciare agli oggetti. Questo attaccamento lo rende avido. E quando si è avidi, si è sulla via che conduce al lato oscuro perché si ha paura di perdere ciò che si possiede» (2).
L'Ordine dei Jedi (3) appare, all'opposto, come una comunità maschile chiusa, che propibisce ai suoi membri ogni specie di attaccamento, una nuova versione della comunità del Graal celebrata dal Richard Wagner nel Parsifal.
La spiegazione politica è ancora più rivelatrice: «Come ha fatto la Repubblica a trasformarsi in Impero? (Domanda parallela: come ha fatto Anakin a diventare Darth Fenner?) Come fa una democrazia a trasformarsi in dittatura? Poiché l'Impero ha conquistato la Repubblica, l'Impero è la Repubblica» (4). L'Impero nasce dalla corruzione inerente alla Repubblica: «Un bel giorno - racconta Lucas - la principessa Leila e i suoi amici si sono svegliati dicendosi:"Non c'è più la Repubblica, c'è l'Impero. Siamo noi i cattivi"» (5).
Sbaglieremmo a trascurare le connotazioni contemporanee del riferimento all'antica Roma in questa trasformazione degli stati nazionali in Impero globale. È dunque necessario situare precisamente il tema di Guerre stellari (il passaggio dalla Repubblica all'Impero) nel contesto che descrivono Antonio Negri e Michael Hardt nel loro libro Impero (6), e il passaggio dallo stato nazionale a un Impero mondiale.
Le allusioni politiche in Guerre stellari sono molteplici e contraddittorie.
Esse conferiscono alla serie il suo potere «mitico»: mondo libero contro Impero del Male; il dibattito sullo stato nazionale che richiama le tesi di Pat Buchanan (7) o di Jean-Marie Le Pen; la contraddizione che spinge persone di rango aristocratico (principessa, membri dell'Ordine elitario dei Jedi) a difendere la Repubblica «democratica» contro l'Impero del Male; e infine questa presa di coscienza essenziale del «noi siamo i cattivi».
Come affermano questi film, l'Impero del Male non è altrove; la sua apparizione dipende dal modo in cui noi, i «buoni», lo rovesceremo.
E questa questione riguarda l'attuale «guerra contro il terrorismo»: come essa ci trasformerà?
Un mito politico non è una narrazione dotata di un significato politico determinato, ma un contenitore vuoto nel quale si riversa una moltitudine di significati contraddittori. La Minaccia fantasma, episodio I di Guerre stellari, fornisce un indizio fondamentale: le caratteristiche «cristiche» del giovane Anakin - sua madre pretende che egli sia nato da una «immacolata concezione», e la corsa che egli vince rievoca manifestamente la celebre corsa del carri di Ben Hur, «conte di Cristo».
L'universo ideologico di Guerre stellari rinvia all'universo pagano della New Age (8). È logico dunque che la figura centrale del Male faccia eco a quella del Cristo. In una visione pagana l'avvento del Cristo è lo scandalo supremo. Nella misura in cui diabolos (separare, lacerare) è il contrario di symbolos (raccogliere, unificare), Cristo stesso diventa una figura diabolica, nel senso che egli porta «la spada e non la pace» e turba la realtà esistente. Secondo l'evangelista Luca, Gesù avrebbe dichiarato: «Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli e le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo» (Lc, 14, 26) (9).
Bisogna tenere in mente che la posizione cristiana è eterogenea rispetto a quella della saggezza pagana. Il cristianesimo degli inizi considera atto elevatissimo ciò che la saggezza pagana condanna come fonte del male, ovverosia il gesto di separare, di dividere o di aggrapparsi a un elemento che compromette l'equilibrio di tutto il resto.
Ciò significa che bisognerebbe opporre la compassione buddista (o taoista) (10) all'amore cristiano. La posizione buddista è, in fin dei conti, quella dell'indifferenza - stato in cui tutte le passioni sono represse - mentre l'amore cristiano è una passione mirante a introdurre una gerarchia nell'ordine delle relazioni con gli esseri.
L'amore è violenza - e non soltanto nel senso del proverbio balcanico secondo il quale «se non mi picchia, significa che non mi ama» - , la violenza dell'amore conduce a sradicare un essere dal suo contesto.
Nel marzo 2005 il cardinale Tarcisio Bertone, sulle onde della Radio Vaticana, ha fatto una dichiarazione che condanna in maniera ferrea il romanzo Il Codice da Vinci di Dan Brown, accusato di poggiare su delle menzogne e di propagare insegnamenti errati (ovverosia che Gesù avrebbe sposato Maria Maddalena e ne avrebbe avuto dei discendenti...).
L'aspetto ridicolo della procedura non deve farci dimenticare che il contenuto della dichiarazione è, in fondo, corretto: Il Codice da Vinci inscrive il cristianesimo nella rubrica New Age dell'equilibrio fra principio maschile e femminile...
Il buddismo dei castelli di sabbia Per tornare a La Rivincita dei Sith, il film paga il suo fio a questi temi New Age non solo per la sua confusione ideologica, ma anche per la mediocrità narrativa: la trasformazione di Anakin in Darth Fenner, momento centrale di tutta la saga, non raggiunge la grandezza tragica che converrebbe. Invece di concentrarsi sull'orgoglio di Anakin come desiderio irresistibile di intervenire, di far del bene, di andare fino in fondo per coloro che ama (Amidala) e, di conseguenza, sprofondare nel lato oscuro, Anakin è semplicemente presentato come un combattente indeciso, che scivola verso il male cedendo alla tentazione del potere e cadendo sotto l'ala del imperatore cattivo. In altre parole, George Lucas non ha la forza di mettere realmente in opera i parallelismi Repubblica-Impero e Anakin-Darth Fenner. È l'ossessione stessa di Anakin per il male che lo trasforma in mostro...
Quali considerazioni trarne? Nel momento in cui la tecnologia e il capitalismo «europei» trionfano su scala planetaria, l'eredità giudeo-cristiana, come «sovrastruttura ideologica», sembra minacciata dall'assalto del pensiero «asiatico» della New Age.
Il taoismo sta per diventare l'ideologia egemonica del capitalismo mondiale. Una sorta di «buddismo occidentale» si presenta ormai come il rimedio contro lo stress della dinamica capitalista. Ci permetterebbe di staccare, di conservare la pace interiore e la serenità, e funzionerebbe in realtà come un perfetto supplemento ideologico.
Le persone non sono più capaci di adattarsi al ritmo del progresso tecnologico e degli sconvolgimenti sociali che lo accompagnano. Le cose vanno troppo velocemente. Il ricorso al taoismo o al buddismo offre una scappatoia. Invece di adattarsi al ritmo delle trasformazioni, è meglio rinunciare e «lasciarsi andare» mantenendo una distanza interiore nei confronti di questa accelerazione che non riguarda in verità il nucleo più profondo del nostro essere...
Si sarebbe quasi tentati di rispolverare, per l'occasione, il cliché marxista sulla religione come «oppio dei popoli», come supplemento immaginario alla miseria terrestre. Il «buddismo occidentale» appare così come il modo più efficace di partecipare pienamente alla dinamica capitalista mantenendo allo stesso tempo l'apparenza della sanità mentale.
Se si dovesse cercare un corrispettivo all'episodio III di Guerre stellari, saremmo tentati di proporre il documentario di Alexander Oey, Sandcastles. Buddhism and Global Finance (Usa, 2003, Castelli di sabbia. Buddismo e finanza mondiale), indicatore meravigliosamente ambiguo della difficile situazione ideologica attuale, il quale alterna i commenti dell'economista Arnoud Boot, della sociologa Saskia Sassen e dell'insegnante buddista tibetano Dzongzar Khyentse Rinpoche.
Saskia Sassen e Arnoud Boot discutono dell'estensione, del potere e degli effetti della finanza mondiale. I mercati dei capitali possono, in poche ore, far salire o annientare il valore di società o di intere economie. Khyentse Rinpoche contrappone considerazioni sulla natura della percezione umana: «Liberatevi del vostro attaccamento a ciò che è solo una percezione e non esiste nella realtà». Dal canto suo, Saskia Sassen afferma: «La finanza mondiale è essenzialmente un insieme di movimenti continui. Scompare e riappare».
Nella visione buddista, l'esuberanza della ricchezza finanziaria mondiale è illusoria, tagliata fuori dalla realtà oggettiva, ovvero dalla sofferenza umana generata dalle transazioni che si realizzano nelle borse e nei consigli di amministrazione invisibili alla maggior parte di noi. Una gigantesca fortuna che può ridursi a nulla in poche ore: quale prova migliore si potrebbe avere del carattere non sostanziale della realtà? Perché deplorare che le speculazioni sui mercati a termine siano «tagliate fuori dalla realtà oggettiva» quando il principio fondamentale dell'ontologia buddista afferma che non esiste una «realtà oggettiva»?
Questo documentario fornisce dunque la giusta chiave interpretativa de La Rivincita dei Sith. La lezione critica da trarne è che non dobbiamo impegnare anima e corpo nel gioco capitalista, ma possiamo farlo... mantenendo una distanza interiore. Perché il capitalismo ci mette di fronte al fatto che la causa del nostro asservimento non è la realtà oggettiva in quanto tale (che non esiste), ma il nostro desiderio, la nostra avidità di cose materiali e l'eccessivo attaccamento che gli concediamo. Di conseguenza, ciò che dobbiamo fare è rinunciare al nostro desiderio e adottare un'attitudine di pace interiore... Non è affatto sorprendente che un tale buddismo-taoismo possa funzionare da supplemento ideologico della globalizzazione liberista: ci permette di parteciparvi mantenendo allo stesso tempo una distanza interiore... Capitalisti sì, ma distaccati, zen...
note:
* Filosofo, ricercatore presso l'Università di Lubiana (Slovenia).
Ultimi volumi pubblicati: Il paiolo in prestito, Cortina, 2004 ; Distanza di sicurezza , manifestolibri, 2005.

(1) Questa epopea cinematografica di fantascienza comprende sei film suddivisi in due trilogie. Prima trilogia: La minaccia fantasma (1999), L'attacco dei cloni (2002) e La vendetta dei Sith (2005); seconda trilogia: Guerre stellari (1977), L'Impero colpisce ancora (1980) e Il ritorno dello Jedi (1983).
(2) Citato in «Dark Victory», Time Magazine, 22 aprile 2002.
(3) L'Ordine dei Jedi, in Guerre stellari è un consesso di individui che hanno in comune la stessa fede e il rispetto per la Forza, sorta di potere extrasensoriale che consente di capire e modificare l'ambiente.
I nemici giurati dei Jedi sono i Sith.
(4) Time Magazine, op. cit.
(5) Time Magazine, op. cit
(6) Rizzoli, 2000.
(7) Patrick J.Buchanan, editorialista cattolico ultraconservatore, candidato alla presidenza degli Stati uniti nel 2000.
(8) Ciarpame pseudo filosofico, comparso negli anni 1980 in California, che tenta di rispondere alle questioni dell'esistenza facendo appello ad angeli, extraterrestri, esoterismo, simbolismo, saggezze orientali, vite anteriori, esperienze psichiche, eccetera.
(9) Il Vangelo secondo san Luca, capitolo XIV, versetto 26.
(10) Sistema di pensiero religioso e filosofico, il taoismo è un sincretismo sviluppatosi in Cina nel VI secolo a. C. Insieme al buddismo, è poi diventato una delle due grandi religioni. Il taoismo si preoccupa maggiormente dell'individuo, della sua vita spirituale e speculativa.
(Traduzione di V. C.)