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Come i russi fomentano la guerra civile

Riforme di facciata in Cecenia


Di ritorno a metà aprile da un viaggio in Cecenia, António Guterres, alto commissario per i rifugiati delle Nazioni unite, ha assicurato che il «miglioramento della situazione in termini di sicurezza» dovrebbe permettere la prossima riapertura di un ufficio della sua organizzazione a Grozny. Tuttavia l'apparente normalizzazione, confermata da questo annuncio, non deve ingannare. Il potere filorusso conta sulla violenza e sulla rassegnazione.


dalla nostra inviata speciale Anne Nivat*

Quasi sette anni dopo l'inizio della seconda campagna militare russa in Cecenia, è ancora rischioso entrare come giornalista in un territorio dove è in corso l'«operazione antiterrorismo»(1). Dall'Inguscezia per raggiungere di nuovo una Cecenia «normalizzata», dove la guerra finisce per rendere banali gli orrori quotidiani, bisogna dirigersi verso est, non lungo la strada principale sulla quale si trova sempre il famigerato posto di blocco Kavkaz, ma attraverso tristi e fangose strade secondarie.
Nell'aereo che abbiamo preso a Mosca parliamo con Aza, una bella inguscia cinquantenne dai capelli rossi e truccata con cura, che va a trovare la famiglia a Sleptsovsk (alla frontiera con la Cecenia) per il matrimonio della nipote di 18 anni. Nel 1994, alla vigilia della prima campagna militare, Aza ha lasciato Grozny per Mosca.
Da allora non vi è più tornata: «Non voglio vedere questa città piena di crateri, di macerie, e rovinare così tutto i miei ricordi di infanzia e di scuola». La donna si asciuga una lacrima. «Come hanno potuto lasciare che questa guerra avvelenasse tutto, persino i nostri rapporti con un "popolo fratello"? Quando vedo questo Ramzan Kadyrov (2) pavoneggiarsi in tuta da ginnastica al Cremlino a fianco di Putin, vorrei scomparire dalla vergogna! Come hanno potuto sceglierlo? È un incapace, glielo si legge in faccia!».
Come molto ingusci, Aza ha sempre avuto un debole per Ruslan Aushev, presidente dell'Inguscezia fino alla sua destituzione nel 2003. Questo ex militare aveva cercato di mantenere delle buone relazioni con Aslan Maskhadov, il presidente indipendentista ceceno ucciso nel marzo 2005 dalle forze russe. «Tutta questa gente appartiene ormai al passato. Che peccato! - si lamenta Aza. Ma la cosa più grave è che nessuno dei problemi messi in evidenza dagli indipendentisti è stato risolto dalla guerra. Adesso che succederà?». Un interrogativo che tormenta tutti coloro, ceceni o meno, che vivono in questa regione stremata, dove quasi sette anni dall'inizio del conflitto è ancora difficile avere acqua corrente ed elettricità.
A Sleptsovsk, Muslim, 28 anni e quarto di sette figli (3), continua a vivere con i genitori dopo una «scappatella» di qualche mese in Kazakistan, dove ha lavorato in cantiere. Da quando la madre lo ha supplicato di tornare, cerca la maniera per guadagnare qualcosa ma si annoia terribilmente. Da un ex campione di pugilato ceceno fuggito a Mosca, Muslim ha recuperato cinque slot-machine. Queste macchine sono arrivate in Inguscezia quando Kadyrov ha vietato le sale giochi sul territorio ceceno. Il ragazzo cerca di ricavare qualcosa dalla sua «sala giochi», ma si lamenta della concorrenza. Anche se ha l'età per mettere su famiglia, Muslim non ha ancora trovato l'«anima gemella», con grande dispiacere dei genitori, che condizionano a questo matrimonio il suo eventuale viaggio in Polonia per raggiungere il fratello.
In compenso Ahmed, uno dei suoi amici, si sposerà all'inizio di maggio.
E ha intenzione di trasferirsi a Grozny con la moglie di 22 anni.
Secondo lui, la capitale cecena sarebbe tornata la «grande città» di un tempo. Ahmed spera di trovarvi lavoro grazie a uno zio impiegato presso l'amministrazione filorussa e ha intenzione di barattare la sua automobile, una Jiguli ultimo modello comprata nuova a 10mila dollari, con un appartamento di due stanze nel centro della città.
Muslim lo sa bene: solo chi ha questo genere di «relazioni» può trovare lavoro a Grozny. Potrebbe anche entrare a far parte delle kadyrovtsi, le guardie del corpo del primo ministro Kadyrov, ma non ne ha voglia.
Suo fratello maggiore, Anzor, sopravvive grazie a piccoli espedienti - paga ad esempio un medico per farsi dare un certificato di invalidità che dà diritto a una piccola pensione. «Il certificato costa 800 dollari, ma poi hai diritto a 30 dollari al mese sino alla fine dei tuoi giorni».
Nel centro di Grozny Una volta superata la frontiera cecena, andiamo in minibus a Grozny.
Cade una pioggia mista a neve. La radio gracchia gli abituali successi russi. In ogni macchina si sente la musica a tutto volume, come per dimenticare. Dopo l'arrivo dei telefoni cellulari, circa due anni fa, tutti ne possiedono uno. Ma a causa dei costi elevati tutti preferiscono farsi chiamare. La Cecenia, infatti, è da un punto di vista tecnico una «zona bloccata». Si sospetta che Megafon, l'unica compagnia che ha il diritto di operare nella regione, abbia contatti con i servizi segreti. A volte la sua sede a Grozny è teatro di manifestazioni di utenti insoddisfatti, che gridano «Megafon ci stai derubando!».
Più di un cliente infatti si è visto azzerare il proprio credito nell'arco di una notte.
Lungo la strada si vedono pompe di benzina nuove fiammanti della marca Leader, appartenenti alla famiglia Kadyrov. Vivaci case in mattoni rossi fiancheggiano edifici crivellati di colpi, con pareti crollate e senza tetto. Agli incroci principali sono comparsi cartelloni, indicazioni stradali e pubblicità. All'entrata della capitale le immense lettere «Grozny» sono state rifatte e rimesse al loro posto.
In città i semafori funzionano, anche se a volte gli automobilisti esitano a fermarsi.
La piazza della Minutka offre sempre lo stesso spettacolo di enormi cumuli di macerie. Qui non è stato ricostruito nulla. Dopo il tunnel si sbuca sul viale della Vittoria (in passato chiamato viale Lenin).
A sinistra troneggia una statua a grandezza naturale sopra un gigantesco piedistallo in marmo rosso: è Akhmad Kadyrov con la papakha (il berretto tradizionale di pelliccia) in testa e un rosario nella mano destra.
Due militari armati di kalashnikov vigilano sul monumento 24 ore su 24. Oltrepassata sulla destra la chiesa ortodossa blu pastello (uno dei primi edifici religiosi a essere stato ricostruito), si arriva nel centro di Grozny. Qui si trova il bazar, in piena attività a mezzogiorno. Sempre circondato da edifici fatiscenti, la sua parte coperta è stata parzialmente ricostruita in compensato, ma i commercianti continuano a mettere i loro banchi tutto intorno. Da Sleptsovsk abbiamo superato undici posti di blocco, cioè tre meno di due anni fa.
Per strada si vedono molti ragazzi, quasi tutti sotto i 20 anni.
Molti avevano lasciato il paese nei momenti più difficili della guerra, sotto i bombardamenti dell'inverno 1999-2000. Adesso il coprifuoco è stato tolto e si può circolare di notte, ma si tratta comunque di un'attività rischiosa. Nei piccoli caffè dove si può mangiare una scodella di laghman (pasta con verdure e carne) per 30 rubli (meno di un euro), gli studenti ci dicono di apprezzare Kadyrov, con il quale alcuni vantano di aver avuto una conversazione ripresa dalla televisione locale. «Parla in modo diretto ed è pronto ad aiutarci - afferma uno di loro. Avevamo bisogno di un autobus per andare dai nostri villaggi all'università, Ramzan ha dato degli ordini e il giorno dopo il nostro problema era stato risolto».
La maggior parte di questi ragazzi non ha voglia di lasciare la repubblica devastata, anche se capisce che «la guerra non è finita» e che «i boeviki [combattenti ceceni] possono tornare». Aslan, 17 anni, finisce per confessare un sogno: farsi assumere all'Mvd, il ministero degli Interni, «per portare un'arma in modo legale e avere un documento che mi dà il permesso di spostarmi liberalmente su tutto il territorio».
La sorella, Madina, di dieci anni più grande, alza gli occhi al cielo.
Ma Aslan continua: «Non ho scelta. Altrimenti mi piacerebbe fare affari e diventare ricco. Una cosa è certa: studiare non serve a nulla. È troppo caro, il livello degli studi è bassissimo e non c'è alcuno sbocco».
La notte a Grozny non si sentono quasi più i suoni abituali della guerra; onnipresenti fra il 2000 e il 2004, le colonne di blindati, spesso lunghe diversi chilometri, si sono fatte più rare; non si parla più delle zatchistki, le terribili operazioni di «pulizia».
Ma il rovescio della medaglia è che la città sta vivendo una terribile fase di regolamenti di conti, questa volta fra ceceni, manovrati da Mosca. In realtà il nuovo dinamismo della capitale è solo di facciata, a immagine e somiglianza della «ricostruzione» del viale della Vittoria e del vuoto della nuova classe politica asservita al capo filorusso, temuto «come Stalin ai suoi tempi», sottolineano gli abitanti.
Direttrice dell'organizzazione non governativa Eco della guerra, Zainap Gashaeva vive tra Grozny e Mosca. In aprile grazie all'aiuto tedesco ha portato a termine la costruzione di un orfanotrofio. Questa donna è rimasta molto turbata dalle affermazioni di Rashid, 33 anni, il ragazzo al quale aveva chiesto di dipingere le due scale dell'edificio: «Volevo qualcosa di allegro. Al contrario le ha fatte molto tristi e mi ha spiegato che non poteva fare altro perché era l'espressione del suo stato d'animo. Alla fine, dopo le mie insistenze, sono riuscita a fargli rifare il lavoro. Mi ha confessato di essere scettico sulla possibilità che altri politici, meno corrotti, arrivino al potere».
Nel cortile dell'orfanotrofio, dove è arrivato in bicicletta e dopo qualche ora di discussione, Rashid ci fa capire quanto sia forte la depressione nella quale si trova la gente della sua età: «Sono disgustato da tutto quello che succede nel mio paese. La religione è il mio unico rifugio. Ma non andiamo alla moschea sotto casa, dove tutti vanno solo per lamentarsi dei loro problemi, delle bestie, della pensione o delle malattie. Andiamo a casa dell'uno o dell'altro».
Per organizzare i loro incontri di preghiera, Rashid e i suoi amici si avvertono via Sms. «Non abbiamo più rispetto per i vecchi, perché non hanno più rispetto neanche per loro stessi, sono troppo compromessi con la politica. Da un punto di vista militare la guerra è probabilmente finita, ma continua con la sua pressione psicologica costante». Anche lui si è visto proporre di lavorare per le kadyrovtsi, ma ha rifiutato per paura di «sporcarsi». Anche lui non vuole lasciare la sua patria: «Se tutti se ne vanno, chi rimarrà?».
A prima vista quello che colpisce è il cambiamento. Si constata una ripresa delle attività economica (bazar, trasporti pubblici, amministrazione, cantieri di ricostruzione della città, caffè e ristoranti) e una normalizzazione politica (referendum sulla costituzione, elezioni presidenziali, elezioni parlamentari). Ma dietro queste apparenze, lo spettro della guerra ossessiona tutti. I rapporti fra la gente sono incentrati sulla diffidenza. «Prima si faceva più o meno affidamento sugli altri, ma adesso non è più così - dice dispiaciuta Zainap Gashaeva.
La gente si denuncia reciprocamente per farsi notare da questa o quella persona influente del governo o per ottenere qualcosa. In ogni modo si vive soprattutto chiusi in casa per la paura. Che succederà domani? Nessuno lo sa veramente. Il primo ministro Kadyrov riuscirà a tenere il potere o sarà ucciso come il padre (4)? Quando i boeviki contrattaccheranno o riprenderanno il potere? Tutti sono restii a impegnarsi politicamente per non rischiare rappresaglie in caso di un rovesciamento della situazione. In realtà - conclude Gashaeva - nessuno crede alla stabilità di questo regime sponsorizzato da Mosca».
Non solo i problemi messi in luce dalla guerra non sono stati risolti, ma sono addirittura diventati dei veri e propri tabù. Nessuno, infatti, osa più affermare che il primo capo di stato ceceno si chiamava Jokhar Dudaev (5). A scuola i piccoli ceceni studiano che il loro primo presidente è stato Akhmad Kadyrov, padre di Ramzan.


note:
* Giornalista, autrice di Par les monts et les plaines d'Asie centrale, e Islamistes: comment ils nous voient, entrambi pubblicati da Fayard, Parigi, 2006.

(1) Ufficialmente tutti i giornalisti devono essere muniti di un accredito speciale (che l'autrice dell'articolo non aveva) e/o partecipare a un viaggio organizzato dal Cremlino.

(2) Figlio di Akhmad Kadyrov, presidente ceceno filorusso designato da Mosca a capo della Cecenia nel giugno 2000 e ucciso nel maggio 2004. Il 4 marzo 2006 Ramzan Kadyrov è stato nominato primo ministro.

(3) Il secondo è Islam, il protagonista di Chienne de guerre. Dopo molti anni di vagabondaggi a Mosca, ai margini della società, Islam è partito per l'Occidente. Oggi vive in Polonia, dove dall'estate 2005 beneficia dello status di rifugiato politico.

(4) In Cecenia la maggior parte della popolazione è convinta che Akhmad Kadyrov, padre di Ramzan ed ex muftì della repubblica, non sia stato ucciso dai ribelli indipendentisti (come afferma la versione ufficiale), ma più o meno direttamente dal Cremlino, che si sarebbe sbarazzato di un personaggio diventato troppo «scomodo». Molti temono che possa avvenire lo stesso con Ramzan.

(5) Jokhar Dudaev, a capo dell'insurrezione contro Mosca nel 1994, è stato ucciso nel 1996 dalle forze russe.
(Traduzione di A. D. R. )