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Un fondo mondiale cooperativo per l'acqua Riccardo Petrella
Nessuno degli altisonanti proclami dei più recenti vertici internazionali (New York, Monterrey, Johannesbourg, Evian, Kyoto), circa la «priorità» da riconoscere all'accesso all'acqua per i 1.200 milioni di esseri umani che ne sono privi, si è tradotto in una qualche seria iniziativa.
Quanto alle multinazionali, che di questa «priorità» si sono servite per costruirsi un'«immagine», si continua ad aspettare che offrano un minimo sostegno disinteressato (1). Sta dunque ai cittadini creare le condizioni di una mobilitazione popolare a favore di un fondo mondiale cooperativo per l'acqua che dovrebbe essere creato e finanziato nel modo seguente: 1. Con la fiscalità generale, grazie all'assegnazione dello 0,01% del prodotto interno lordo (Pil) dei paesi membri dell'Organizzazione di cooperazione e sviluppo economico (Ocse), valutato in circa 33.000 miliardi di dollari. Il che vorrebbe dire un'entrata di oltre 3 miliardi di dollari l'anno. 2. Con una fiscalità pensata in modo specifico per l'acqua, sotto forma di 3 «centesimi»: „ il «centesimo della pace»: un centesimo per ogni dollaro speso in armamenti, il che si tradurrebbe in circa 9 miliardi di dollari l'anno; „ il «centesimo per un consumo diverso»: un centesimo di euro prelevato su ogni bottiglia di acqua minerale venduta. In tutti i paesi, infatti, l'acqua è di proprietà pubblica, ma la sua gestione è stata trasferita al capitale privato; „ il «centesimo della solidarietà»: un centesimo di euro su ogni metro cubo di acqua potabile consumata. Questa misura, già in vigore in Italia nella regione Toscana, garantirebbe circa 1 milione di euro di entrate. 3. Con l'azzeramento immediato del debito pubblico dei paesi più poveri e indebitati. 4. Con la creazione di casse di risparmio cooperative locali, nazionali, internazionali e mondiali incaricate di raccogliere il risparmio. L'acqua è, con ogni evidenza, il settore a partire dal quale esperienze innovatrici potrebbero essere promosse, sviluppate e generalizzate. Si tratterebbe, mutatis mutandis, di far crescere in Africa, Asia, America latina, così come nei paesi sviluppati, nuovi tipi di strumenti finanziari paragonabili, solo per fare alcuni esempi, a quello che fu il Mouvement des caisses populaires Desjardins nel Quebec negli anni '60-'80, alla gestione cooperativa realizzata nella città di Curitiba in Brasile, alle esperienze di mutuo soccorso operaie e contadine del XIX secolo in Europa, e alle cooperative di consumo come le attuali «coop» in Italia; 5. Con la realizzazione di economie, al nord come al sud, attraverso una gestione efficiente delle infrastrutture esistenti. Tutti a Roma il 10 dicembre In una prima fase, transitoria, il fondo mondiale cooperativo per l'acqua dovrebbe essere posto sotto l'egida di un Consiglio di sicurezza economica e finanziaria, da creare in seno alle Nazioni unite. A più lungo termine, la sua gestione dovrebbe essere affidata ad un'Autorità mondiale dell'acqua, parte integrante dell'Organizzazione mondiale per lo sviluppo umano e sociale, destinata a integrare e sostituire l'Organizzazione delle Nazioni unite per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao), l'Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo), l'Organizzazione mondiale del commercio (Wto) e l'Organizzazione delle Nazioni unite per l'istruzione, la scienza e la cultura (Unesco). Non è però necessario attendere radicali cambiamenti nel sistema istituzionale mondiale per iniziare a realizzare il progetto del diritto all'acqua per tutti entro il 2020. Il fondo, infatti, può essere istituito fin da oggi, senza che sia necessario firmare una convenzione internazionale. Casse di risparmio cooperative, fondi mutualistici, banche cooperative, collettività locali possono, già da ora, prenderne l'iniziativa. Il 10 dicembre, a Roma, una sessantina di parlamentari, amministratori locali e rappresentanti di movimenti sociali di tutto il mondo si incontreranno per rivendicare «l'accesso all'acqua, bene comune e diritto universale, individuale ed inalienabile di ogni essere umano». note:
* Professore all'Università cattolica di Lovanio (Belgio). (1) Si legga Mohammed Larbi Bouguerra, Les Batailles de l'eau. Pour un bien commun de l'humanité, coll. «Enjeux Planète», Editions de l'Atelier e Editions Charles Léopold Mayer, Parigi, 2003; e L'Eau, res publica ou marchandise, sotto la direzione di Riccardo Petrella, La Dispute, Parigi, 2003. (Traduzione di G. P.) |