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Europa/Usa Quando i neoconservatori scompaginarono le carte Mattia Diletti
Le tesi sulla natura della contrapposizione tra Europa e America espresse da Robert Kagan in Paradiso e Potere (1) sono state riportate con enfasi da tutta la stampa europea e dibattute con grande passione, e sono ormai ben note: da una parte la kantiana Europa/Venere, che gode e ha goduto dei benefici della pace sociale garantita dal sistema di sicurezza americano, dall'altra gli Stati uniti/Marte, cardine di questo sistema e detentore supremo del potere militare che ne permette la sopravvivenza. In realtà il volume di Kagan è un testo estremamente rozzo e di scarso valore intellettuale, forse per questo definito «impagabilmente schietto e diretto». Un testo che ha il solo scopo di confortare le tesi di chi sostiene la subalternità dell'Europa agli Stati uniti, mentre la discussione sulle relazioni euroamericane aveva intrapreso tutt'altra strada. Dal Kosovo in poi, si è discusso di rivalità e competizione: solo successivamente i neo-conservatori hanno sostenuto con forza la tesi dell'irrilevanza dell'Europa. Joseph Nye (2) (ex consigliere di Clinton), Richard Haass (3) (braccio destro di Colin Powell) e lo stesso Kagan (4) sono tra coloro che hanno partecipato a questo dibattito. Kagan è autore assieme a William Kristol di un'antologia dal titolo Present Dangers (apparsa tre anni fa), dove compaiono tra gli altri due saggi firmati da Paul Wolfowitz e Richard Perle. Tra i Present danger da cui l'America deve guardarsi c'è anche l'Europa: secondo Geoffrey Geldmin (un altro ricercatore dell'American Enterprise Institute) gli Usa devono prendere atto che il processo di integrazione e unità dell'Europa è avvenuto in modo autonomo e senza la partecipazione degli Usa, mentre l'euro rappresenta l'evidenza inconfutabile della volontà dell'Europa di voler competere con gli Stati uniti e la sua specifica risposta ai processi di globalizzazione. Geldmin critica la politica di Clinton, che ha dato per scontato l'esistenza di un Occidente unito nei valori e negli obiettivi e non ha saputo dosare né bastone né carota nel tentativo di imbrigliare la volontà di emancipazione europea. Con il rischio che l'Europa superi l'invalicabile Rubicone della creazione di una forza militare autonoma.
Anche per Nye «chi assomiglia maggiormente a un avversario paritetico degli Stati uniti all'inizio del XXI secolo, è l'Unione europea». Nye cita uno studioso di Harvard, Stephen Walt, per mettere in evidenza le ragioni di un allontanamento tra Stati uniti ed Europa: «la mancanza di una minaccia comune riduce la coesione all'interno dell'alleanza [...], le differenze culturali fra le élite di entrambe le parti dell'Atlantico crescono con l'avvicendarsi delle generazioni». Sarebbero due però gli elementi che possono ritardare l'avverarsi di questo scenario: una politica accorta da parte degli Usa (non unilaterale) e la necessità dell'Europa di adeguare il proprio sistema economico alle regole del capitalismo americano, che continua a mostrarsi superiore a quello europeo. Per Nye, in sostanza, la nascita di una potenza europea è un fatto che non si può più mettere in discussione. Nelle mani degli Stati uniti sono oggi i tempi e i modi di questa trasformazione: tanto più l'atteggiamento degli Usa sarà arrogante e unilaterale, tanto più l'Europa vorrà ridurre il suo gap soprattutto dal punto di vista militare e non concederà il supporto necessario alla politica estera dell'America. Il libro di Haass invece ci ricorda le tesi dei conservatori «moderati» vicini a Powell, usciti sconfitti nella battaglia interna all'amministrazione Bush. L'idea è molto semplice: la visione del mondo degli Stati uniti è destinata a differenziarsi sensibilmente da quella dell'Europa, e quindi è giusto prenderne atto e sfruttare la base di valori che storicamente li accomuna per trovare un nuovo metodo di dialogo, con il quale risolvere le crisi internazionali ogni qual volta esse si dovessero presentare. Haass mette a confronto le posizioni di autori europei e americani su temi specifici, quali la politica energetica o quella delle sanzioni. Si parla dell'Iran, di Cuba, della Libia. L'11 settembre poteva far prevalere questa opzione ancora per molti anni (come sembrava apparire durante la guerra in Afghanistan), ma la vittoria dei neo-conservatori ha scompaginato i piani di Haass e di Powell, e forse potrà aiutare l'Europa di oggi a confrontarsi con le ambiguità che ancora la attraversano. note:
(1) Robert Kagan, Paradiso e potere, Mondadori, 2003, 12 euro. (2) Joseph Nye, Il paradosso del potere americano: perché l'unica superpotenza non può più agire da sola, Einaudi, 2002, 16,50 euro. (3) Richard Haass, Transatlantic Tension, Brookings Institution Press, 1999. (4) Robert Kagan, William Kristol, Present Dangers, San Francisco, Encounter Books, 2000. |