Un mestiere antico quanto il mondo


Peter Warren Singer
«Il commercio non può fare a meno della guerra, così come la guerra non può fare a meno del commercio» Jan Coen, governatore della compagnia olandese delle Indie orientali (1614) Quella di reclutare all'estero i combattenti per le proprie battaglie è una prassi antica quanto la guerra stessa. Quasi tutti gli imperi, dall'antico Egitto all'impero britannico della regina Vittoria, in un modo o nell'altro hanno fatto uso di milizie straniere - tant'è vero che gli episodi legati a questa realtà abbondano nella letteratura e nell'arte popolare d'ogni tempo. I soldati che combattono da una parte o dall'altra a titolo individuale, a seconda di chi offra condizioni migliori, sono comunemente chiamati «mercenari»; anche se a volte operano nel quadro di entità molto organizzate, la loro motivazione principale è in ogni caso il guadagno.
Le attività private in campo militare riflettono in buona parte lo sviluppo dell'economia e della società mercantile, al quale danno spesso un contributo determinante. Nascono così le bande militari organizzate in base ad appartenenze etniche o culturali e le prime compagnie di ventura ingaggiate in base a contratti scritti, con strutture sempre più complesse, elaborate interrelazioni finanziarie ecc. Nella storia dell'umanità, i periodi in cui gli stati hanno detenuto il monopolio della violenza non rappresentano la regola ma l'eccezione.
Come scrive Jeffrey Herbst (1), «prima del XX secolo, la privatizzazione della violenza rappresenta un aspetto ricorrente dei rapporti internazionali».
Peraltro, quello che s'intende oggi per stato esiste solo da circa 400 anni; e spesso la costruzione dei pubblici poteri è avvenuta anche grazie al mercato della violenza privata.
Le organizzazioni militari private hanno conosciuto tempi di particolare prosperità nei periodi di transizione, quando, sotto governi indeboliti, esisteva un'offerta di mercato di forze militari potenti, spesso superiori a quelle locali. In un contesto del genere, gli attori più efficienti e organizzati erano spesso le entità transnazionali.
Dopo la caduta dell'impero romano, l'Europa occidentale sprofonda nei «secoli bui», che vedono la scomparsa di ogni forma di scambio mercantile. Nel periodo feudale, quando più deboli sono le capacità di governare, sono gli obblighi imposti in relazione alle esigenze militari a costituire i meccanismi attraverso i quali si creano gli eserciti. Ma al di là delle prestazioni inerenti ai rapporti feudali, gli eserciti medievali hanno sempre annoverato nei loro ranghi molti soldati di ventura. A questi mercenari erano assegnati, spesso per periodi di tempo limitati, compiti tecnici che le truppe permanenti non erano in condizioni di svolgere. Sono quindi i gruppi di uomini esperti nel mestiere delle armi che si mettono a disposizione del miglior offerente a costituire le prime organizzazioni militari private.
Spesso questi guerrieri erano specializzati nell'uso di un'arma particolare - ad esempio la balestra - disdegnata dai signori, ma troppo difficile da maneggiare per i soldati di origine contadina. In un'epoca successiva, gli artiglieri e gli esperti di armi da fuoco costituiranno una società internazionale che custodirà gelosamente i propri segreti professionali sotto la protezione della santa patrona della categoria. Nel complesso, il sistema militare feudale si rivela assai poco efficiente, dato lo scarso numero dei capi e le carenze dovute alla mancanza di continuità nel servizio e alla scarsa qualificazione degli effettivi.
Oltre tutto, poteva accadere che l'esercito al servizio di un signore feudale fosse costituito proprio dai suoi oppositori. Questi limiti indussero i regnanti a ricorrere nuovamente ai soldati di ventura.
A partire dal XIII secolo, con lo sviluppo dell'economia urbana e delle banche, incominciano a circolare quantità crescenti di denaro.
Sorgono le società mercantili, e varie città italiane devono sottostare ai condizionamenti degli investitori. È in questo contesto di trasformazione che si diffonde il sistema della condotta: un meccanismo attraverso il quale il servizio delle armi viene subappaltato a unità private, che in un primo tempo sono gestite da corporazioni di mercanti. Si tratta di fatto della soluzione più razionale ed economica, anche per evitare la mobilitazione della cittadinanza e proteggere dai disastri della guerra la sua parte più produttiva. Il ricorso ai soldati di ventura è peraltro favorito anche dai nobili, che trovano poco rassicurante il potere delle armi in mano al popolo. Così, per quasi tutto il Medioevo le città italiane adottano le prassi delle compagnie di ventura. La prima a prendere iniziativa è Venezia, all'epoca delle crociate (1095-1270), con l'ingaggio di soldati-rematori per le sue navi, seguito poco dopo dal reclutamento di truppe di terra. E questa prassi non rimane limitata all'Italia. Data la natura delle guerre del tempo, l'abilità dei soldati conta assai più del numero. In tutta Europa, i signori incominciano a privilegiare il ricorso allo scutagium («denaro della protezione»: costo per armare un soldato) per ingaggiare milizie assoldate, piuttosto che affidarsi alle masse dei sudditi. La proliferazione delle forze militari private coincide con una crescente instabilità, dovuta a cambiamenti politici e ai periodici smantellamenti degli eserciti regolari - in particolare durante la Guerra dei cent'anni (1337-1453). L'assenza di un'autorità centralizzata crea allora le condizioni ottimali per il reclutamento dei soldati di ventura. Inizialmente, questi mercenari propongono generalmente i loro servigi come «libere lance» (origine del termine tuttora usato di «free lance»). Una volta finita la guerra o esaurite le scorte di denaro, i soldati di ventura si trovano però senza una casa né un lavoro regolare. Molti formano allora «compagnie» (da «con pane», espressione riferita inizialmente al vettovagliamento) volte a facilitare gli ingaggi collettivi, o quanto meno a ottenere vitto e protezione. Le compagnie si spostavano alla ricerca di un'occupazione dovunque si profilassero imprese guerriere, e intanto sovvenivano ai propri bisogni taglieggiando le città e i villaggi. Il nome di «compagnie libere» suona come una sfida, dato che nel sistema feudale la società è ingabbiata in una rigida gerarchia sociale.
Ciò tuttavia non impedisce lo sviluppo di un ceto militare molto esteso, che si procura i mezzi di sussistenza cogliendo le occasioni offerte dalle guerre locali. Quando non ci sono guerre in atto nella loro terra d'origine, questi uomini rompono i legami d'appartenenza feudale e si improvvisano soldati di ventura, pronti a mettere la loro spada a disposizione del miglior offerente. Di fatto però, a un certo punto queste società libere finiscono per inasprire le contraddizioni e aggravare le falle del sistema feudale, contribuendo al tracollo del vecchio ordine e allo svilimento degli ideali della nobiltà legata alla nascita, della terra come base per l'esercizio dell'autorità, della Chiesa come istituzione intoccabile. L'idea che le sole ragioni valide per combattere siano la lealtà e l'onore personale non regge quando i principali attori delle guerre sono i soldati di ventura.
Da associazioni temporanee di guerrieri che pensano soprattutto a proteggere se stessi e a sfruttare le popolazioni locali, queste società libere si trasformarono via via in organizzazioni economico-militari sistematicamente assoldate da una o più regioni. Col tempo, gli accordi sottoscritti con i rispettivi committenti divengono sempre più circostanziati: vi si specifica la durata e le condizioni del servizio, il numero degli uomini, la remunerazione. Così la condotta, redatta da esperti paragonabili ai giuristi di oggi, diventa un documento di notevole precisione.
Si sviluppano inoltre vere e proprie strategie di marketing, con la diffusione intenzionale di leggende sul furore e la ferocia di queste società. Lo scopo è di crearsi una fama cruenta presso i potenziali datori di lavoro, e di dissuadere l'avversario sul campo di battaglia.
Un condottiero portava ad esempio sulla sua insegna la scritta: «Signore della Grande Compagnia, nemico di Dio, della pietà e della misericordia».
Un altro si compiaceva di raccontare che avendo sorpreso due dei suoi uomini mentre si disputavano il possesso di una giovane suora, aveva seguito l'esempio di Salomone e tagliato in due la religiosa decretando: «metà per uno».
Gli uomini di queste compagnie erano generalmente leali al loro gruppo, al paese d'origine o al committente. Ma contrariamente alle credenze popolari sul loro conto, non erano particolarmente assetati di sangue.
La loro principale preoccupazione era il guadagno, per cui privilegiavano in genere la cattura di ostaggi che promettevano di fruttare ingenti riscatti. E spesso questo tipo di tattica attenuava la ferocia dei conflitti, prolungandone però la durata. Nelle loro forme più elaborate, le guerre disputate dalle compagnie di ventura assumevano persino una dimensione artistica, con un raffinato gioco di finte e attacchi a sorpresa, mentre il grosso delle forze era tenuto in riserva fino al momento decisivo. I capi si comportavano da veri esperti nel mestiere delle armi, dando prova di un forte impegno personale in seno al rispettivo gruppo.
Ma al di là della focalizzazione sull'aspetto economico, in generale i fatti smentiscono il giudizio sprezzante del Machiavelli, che accusava le compagnie di ventura di impegnarsi solo in conflitti «non sanguinosi».
Queste compagnie sono state protagoniste di molte delle più feroci battaglie della Guerra dei Cent'anni. Quando infine i massacri cessarono, e con essi le possibilità di trovare occupazione, le bande di mercenari si diedero a saccheggiare e incendiare le città che si rifiutavano di pagare il prezzo richiesto per la loro «protezione».
In Francia, quando il re Giovanni il Buono tenta di sciogliere le compagnie di ventura, le diverse unità si uniscono in un esercito che sbaraglia le truppe regie nella battaglia di Brignais (1362).
La sconfitta è traumatica, e il paese è percorso dal panico. Ma in mancanza di un vero programma politico, l'unità delle compagnie di ventura si dissolve rapidamente, e ciascuna, in ordine sparso, torna a dedicarsi alla propria ricerca di ingaggi. Alla fine, i re di Francia decidono di organizzare nuove battaglie contro la Spagna e l'Ungheria, al solo scopo di tenere occupate le compagnie di ventura fuori dai confini del paese.
Alla fine del XIV secolo molti di questi gruppi, alla ricerca di ingaggi più stabili, attraversano le Alpi; e l'Italia diviene il loro principale mercato. Il motivo è duplice: benché piccoli dal punto di vista dell'estensione geografica, per la loro ricchezza molti stati (o regni) italiani sono i poteri forti del momento. E dato che la loro struttura sociale è prevalentemente urbana, sono restii a sottrarre i cittadini alle loro attività produttive.
Qui le compagnie di ventura pongono le proprie armi al servizio di chi ha modo di pagare, trasformando in un vero inferno la vita di tutti gli altri; e in breve tempo assumono il controllo dei campi di battaglia italiani. Una delle maggiori è la Grande compagnia, forte di quasi 10.000 uomini. Tra le altre le più note sono la Compagnia bianca inglese (immortalata dall'omonimo racconto di Sir Conan Doyle) e la Grande compagnia catalana, che in seguito si sposterà in Grecia e detterà legge ad Atene per più di 60 anni.
I successi delle milizie venute dall'estero spingono all'imitazione i nobili italiani. Progressivamente, le compagnie di ventura straniere sono soppiantate dalle organizzazioni locali, che hanno oltre tutto il vantaggio di «giocare in casa». Nascono così i capitani di ventura o condottieri, alla testa di milizie di ogni taglia: dalle piccole bande che offrono di volta in volta i loro servigi fino ai potenti eserciti privati di famiglie quali i Gonzaga o i Colonna. Alcuni di questi condottieri - ad esempio i Visconti o gli Sforza - finiscono per prevalere sui loro stessi committenti e assumono il dominio politico delle città per le quali hanno combattuto.
Di ritorno in Francia, numerose compagnie di ventura partecipano alle guerre di frontiera, che non avevano mai cessato di imperversare.
Il loro dominio ha fine solo dopo il 1445, quando il re Carlo VII, facendo leva sull'esasperazione dei mercanti francesi, ottiene dalla classe borghese, allora nel pieno del suo sviluppo, il pagamento di una tassa speciale per garantire un lavoro stabile e un salario regolare a una parte delle compagnie di ventura, e liquidare le rimanenti.
Si costituisce così il primo esercito regolare d'Europa.
Il moderno esercito francese trae quindi la sua origine dalle bande di tedeschi, scozzesi e italiani arruolate nelle compagnie di ventura.
Il duca di Borgogna, Carlo l'Ardito, che era il maggior rivale del re di Francia, impressionato dal suo esercito regolare, si affrettò a seguirne l'esempio, dando inizio a una dinamica di portata europea.
Purtroppo per lui, i suoi soldati furono decimati nel corso di una spedizione contro i feroci svizzeri dei cantoni indipendenti.
note:
* Autore di Corporate Warriors. The Rise of the Privatized Military Industry, Cornell University Press, New York, 2003.
(1) Docente di Politica e di Affari internazionali all'università di Princeton.
(Traduzione di E. H.)