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SOTTO Lo sguardo vigile DELLE MULTINAZIONALI

L'avanzata degli Ogm oltre l'ingannevole controllo


Gli organismi geneticamente modificati (Ogm) fanno la loro comparsa nell'alimentazione, sia ufficialmente, con autorizzazioni concesse sotto la spinta delle lobby internazionali, sia clandestinamente, attraverso la contaminazione di filiere alimentari. All'origine della proliferazione, la mancanza di procedure indipendenti di valutazione degli effetti delle piante transgeniche sulla salute e sull'ambiente.


di AURÉLIEN BERNIER *

Chi navigando su internet visiti il sito interministeriale del governo francese dedicato agli organismi geneticamente modificati (Ogm) può scoprire, nella rubrica intitolata «Evaluer un Ogm avant sa mise sur le marché» [Valutare un Ogm prima della sua immissione sul mercato], il seguente paragrafo: «L'analisi dei rischi per la salute e l'ambiente è l'elemento fondamentale e preliminare a qualsiasi autorizzazione per l'immissione sul mercato di Ogm. È fondata su elementi scientifici pertinenti e pluridisciplinari ed è affidata a comitati di esperti indipendenti (1)». Se questa pagina fosse sottoposta al test della macchina della verità, i computer connessi lancerebbero bip di allarme a ripetizione. Sono infatti rassicurazioni in contrasto con tutta la storia della valutazione degli Ogm, la quale, nel migliore dei casi, non è stata che polvere negli occhi.
Nata nella seconda metà del ventesimo secolo, la transgenesi è una tecnologia profondamente nuova poiché permette, per la prima volta, di inserire artificialmente in una cellula una costruzione genetica estranea. Ora, tali applicazioni su esseri viventi pongono questioni sanitarie e ambientali, per non parlare di considerazioni etiche, che dovrebbero imporre una valutazione specifica del loro impatto.
Eppure, non si è mai fatta.
Negli Stati uniti, paese pioniere in materia di manipolazioni genetiche, le proposte di legge che mirano a controllare politicamente lo sviluppo delle biotecnologie compaiono alla fine degli '70 (2). Alcune di queste propongono di creare commissioni di regolazione ad hoc. Ma il Congresso prende subito una prima decisione molto significativa: nel quadro delle regolamentazioni in vigore, basteranno le agenzie federali esistenti (3) a organizzare la regolazione. Il 26 giugno 1986, il presidente Ronald Reagan firma un insieme di regole, note sotto il nome di Coordinated Framework for Regulation on Biotechnology Policy (quadro di coordinamento per la regolamentazione della politica delle biotecnologie), che apre la strada alla disseminazione degli Ogm, consacrando il principio della «equivalenza di sostanza»: non saranno sottoposti ad alcuna regolamentazione specifica i prodotti transgenici che siano comparabili agli equivalenti prodotti non transgenici, sulla sola base della loro composizione (sostanze alimentari presenti, sostanze tossiche o allergeni). Le autorità americane decidono dunque di ignorare i metodi di produzione degli Ogm e le loro eventuali conseguenze sull'ambiente e l'alimentazione.
Questa prassi costituisce un'aberrazione scientifica. Non prendere in esame modificazioni altre da quelle pianificate, significa precludersi la possibilità, ad esempio, di identificare un'eventuale interazione tra la proteina fabbricata dal nuovo gene e altre proteine dell'organismo.
Ma è proprio un meccanismo di questo tipo che è all'origine dell'encefalite spongiforme bovina (Bse), più conosciuta sotto il nome di malattia della mucca pazza, e del morbo di Creutzfeldt-Jakob. D'altronde, poteva bastare il tragico esempio del triptofano a screditare il principio su cui si basa la legislazione americana: la produzione di questa molecola d'interesse terapeutico, a partire da un batterio geneticamente modificato autorizzato dall'Agenzia per la sicurezza degli alimenti e dei medicinali (Fda) sulla base dell'equivalenza di sostanza, ha causato nel 1989 un'epidemia che è costata trentasette decessi e la paralisi a vita di mille e cinquecento persone (4).
Ma questo non ha impedito che ancora oggi in Nord America si continui ad utilizzare lo stesso metodo (5). L'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), su proposta degli Stati uniti, aveva previsto l'estensione internazionale dello sviluppo degli Ogm. Sotto la sua egida, un gruppo di «esperti» aveva redatto un Libro blu, pubblicato nel 1983 e intitolato Considerazioni sulla sicurezza in relazione al Dna ricombinato. Il suo contenuto si riassume in una sola frase, che figura nelle conclusioni: «Non c'è alcuna giustificazione scientifica per l'adozione di una legislazione riguardante in modo specifico gli organismi a Dna ricombinato». Eliminare i rischi relativi ai divari di concorrenza e agli ostacoli alla libera circolazione delle merci deve prevalere su ogni altra considerazione.
Nel 1986, la Francia si inspira a questo rapporto nel creare la Commission du génie biomoléculaire [Commissione di ingegneria biomolecolare (Cgb)], incaricata di «valutare» le conseguenze della disseminazione degli Ogm, la cui comparsa nei campi si profilava all'orizzonte.
L'Unione europea ne avrebbe sicuramente seguito l'esempio, se alcuni avvenimenti perturbatori non fossero intervenuti a modificare la situazione: ingresso di deputati Verdi nel Parlamento europeo, crisi della mucca pazza, ma anche le prime distruzioni in Europa di parcelle transgeniche.
Così le direttive 90/219 e 90/220, poi la loro sostituta, la 2001-2018, non riprendono il principio dell'equivalenza di sostanza e optano per una «valutazione caso per caso». La pressione dell'opinione pubblica porterà anche, nel 2003, all'adozione di un regolamento che impone l'etichettatura di prodotti contenenti più dello 0,9% di Ogm.
Tuttavia, a ben vedere, l'affidabilità del sistema europeo è molto aleatoria... Certo, l'Autorità europea per la sicurezza degli alimenti (Efsa) e, in Francia, la Cgb e l'Agence française de la sécurité sanitaire des aliments [Agenzia francese per la sicurezza sanitaria degli alimenti (Afssa)] sono incaricate dell'esame dei dossier di autorizzazione. Ma assolutamente tutti gli elementi sui quali esse si basano sono loro forniti dai richiedenti, ossia dalle multinazionali, che intendono commercializzare i propri prodotti! Non è mai stata pretesa alcuna contro-perizia indipendente. Quando sono necessarie informazioni supplementari, vengono quindi richieste a Monsanto, Pioneer e Biogemma. In un incontro concesso a Inf'Ogm nel giugno 2004, Martin Hirsch, ex direttore dell'Afssa, rivelava peraltro che i richiedenti forniscono dossier volontariamente incompleti, sperando di scoraggiare gli organismi incaricati di emettere i pareri e di abbassare ancora di più il livello del processo di «valutazione».
Colmo dell'impudenza: quando, nel 2003, l'Unione europea è stata deferita da Stati uniti, Canada e Argentina all'Organismo per la regolamentazione delle vertenze (Ord) dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto), per una legislazione sugli Ogm che i querelanti consideravano troppo vincolante, nella memoria difensiva l'Unione ha fatto valere le gravi lacune del proprio sistema di valutazione e le disfunzioni dell'Efsa (6)! Lo scorso 29 settembre, il Wto ha reso nota la sua decisione sul contenzioso: imponendo una moratoria di fatto sugli Ogm dal 1999 al 2003, l'Ue aveva infranto le regole del commercio internazionale - le sole che contano per il Wto. Ma non è stata condannata perché, nel frattempo, aveva eliminato la moratoria...
Intanto, parallelamente a questo processo di autocritica - il più discreto possibile, ovviamente - , molte varietà transgeniche sono state e continuano ad essere autorizzate, talvolta in condizioni inquietanti. Così il famoso mais della Monsanto, denominato Monsanto 863, ha beneficiato della compiacenza dell'Efsa e poi dell'accreditamento della Commissione europea, malgrado l'esito di test tossicologici discutibili (7). In Francia, nel 2006, alcune denuncie presentate ai tribunali amministrativi da associazioni e sindacati agricoli (Modef e Confédération paysanne) si sono concluse con l'annullamento di molte autorizzazioni di sperimentazione di piante transgeniche, tanto apparivano superficiali gli studi d'impatto ambientale richiesti dalla normativa. Queste sentenze, in particolare quella del tribunale amministrativo di Strasburgo, resa il 25 luglio, costituiscono una sanzione per le aziende, ma vanno interpretate soprattutto come una nota di biasimo rivolta a questa Cgb, tanto vantata dai poteri pubblici.
Del resto è veramente troppo voler definire «indipendenti» i famosi «esperti» che la compongono, considerate le numerose collusioni esistenti tra molti di loro e l'industria delle biotecnologie. Il che spiega probabilmente il lassismo con cui vengono esaminati i dossier (8).
La conclusione è evidente: le piante transgeniche, e gli alimenti che ne derivano, non sono mai stati seriamente valutati né sul piano sanitario, né sul piano ambientale. Per coronare il tutto, ora la Banca mondiale, in un recente rapporto (9), si permette di vantare i benefici economici che il cotone transgenico procurerebbe agli agricoltori, prendendo a riferimento le informazioni fornite da chi lo commercializza: il produttore di semi Monsanto! L'assenza di strumenti obiettivi di valutazione legittima l'opposizione alla disseminazione degli Ogm nell'ambiente e la richiesta di una moratoria che si accompagni a un loro stretto confinamento nei laboratori, con fini di ricerca di base. È urgente ripartire da zero per quanto riguarda tutto il processo di valutazione degli organismi provenienti dalla transgenesi, realizzando un vero servizio pubblico, la cui neutralità sia inattaccabile e che, al di là delle problematiche scientifiche, integri parametri socioeconomici, disumanamente assenti dai lavori della Cgb o dell'Efsa.
Nel marzo 2006, il Senato aveva adottato in prima lettura un progetto di legge che mirava a rendere conforme il diritto francese alla direttiva europea 2001-2018, che, tra le altre disposizioni, introduce un principio di «coesistenza» tra le filiere Ogm e non-Ogm. Con la scusa di un calendario parlamentare sovraccarico, il governo ha rinunciato a sottoporre il progetto all'Assemblea nazionale nella sessione autunnale e il senatore Jean Bizet, in un messaggio letto alla fine dei dibattiti, ha richiesto l'elaborazione di «una vera legge di base sulle biotecnologie».
Una tale legge sarebbe veramente indispensabile considerando che, in mancanza di un inquadramento, la coltura delle piante transgeniche viene fatta in modo selvaggio. Bisogna però che, alla vigilia delle scadenze elettorali del 2007, si presti ascolto alla decisa ostilità dell'opinione pubblica agli Ogm, al fine di emanare una proposta responsabile che permetta di prevenirne la disseminazione nell'ambiente.


note:
* Membro del Coordinamento regionale Vigilance Ogm del Poitou-Charentes; coautore, con Michel Gicquel, di Transgénial!, Attac - Mille et une nuits, Parigi, 2006.

(1) www.ogm.gouv.fr/savoir_plus/fiches/fiche-21.htm.

(2) I riferimenti storici sono tratti da uno studio di Damien de Blic intitolato «L'intervention des acteurs sociaux dans le processus décisionnel des organisations internationales. Une approche sociologique à partir de deux études de cas», disponibile presso il Centro di diritto internazionale dell'Università libera di Bruxelles.

(3) United States Department of Agriculture - (Usda, ministero dell'agricoltura); Food and Drug Administration - (Fda, Agenzia per la sicurezza degli alimenti e dei medicinali); Environmental Protection Agency - (Epa, Agenzia per la protezione dell'ambiente).

(4) Si consulti a questo proposito il sito Seeds Of Deception: www.seedsofdeception.com.

(5) I principi scelti negli Stati uniti per inquadrare le biotechnologie sono stati rapidamente copiati dal Canada. A tal proposito, si veda il sito di Biotech Action Montréal: http://bam. tao.ca/fr/franc.htm.

(6) Si veda il sito degli Amici della Terra: www.amisdelaterre.org/artiche.php3?id_article=2415.

(7) Un rapporto completo di Gilles-Eric Séralini è disponibile sul sito del Comité de recherche et d'information indépendante sur le génie génétique (Crii-gen): www.crii-gen. org/moyen_action/m_moyens_comm_press.htm.

(8) Si legga Bernard Cassen, «Ogm, gli accademici al servizio dell'industria», Le Monde diplomatique/il manifesto, febbraio 2003. Si consulti anche il sito di Attac France: www.france.attac.org/article.php3?id_article=1780
(9) Cfr. Bulletin d'Inf'Ogm, n° 76, giugno 2006, da ordinare su www.infogm.org (Traduzione di G. P.)