ECONOMIA

Il capitalismo del nuovo millennio - Samir Amin


Edizioni Punto Rosso, 2002, 7,74 euro
Alessandro Leogrande
Socialisme ou barbarie. Il capitalismo non può sopravvivere alle sfide (economiche, sociali, demografiche, ambientali) che saranno poste dal XXI secolo: o sarà superato da un sistema di oppressione e di sfruttamento non meno spaventoso e che probabilmente non eviterà la distruzione del pianeta o sarà superato (ed è l'unica soluzione auspicabile) dalla costruzione progressiva del socialismo, e quindi a partire da una critica radicale (molto più radicale di quelle avanzate nel corso del XX secolo) dei rapporti di produzione e dei rapporti sociali esistenti. I movimenti realmente progressisti e realmente globali, dice Samir Amin in questo interessante libricino, devono porsi un duplice obiettivo: liberare l'umanità dall'alienazione economicistica (che è l'essenza stessa del capitalismo) e eliminare l'eredità della polarizzazione economica su scala mondiale. I modi del rapporto capitale-lavoro e la struttura stessa della divisione del lavoro sono soggetti a radicale trasformazione, ma la divisione della società in classi non è superata e la distanza tra sfruttati e sfruttatori non è affatto ridotta, bensì polarizzata all'estremo su scala mondiale. Pertanto questo progetto di società non può che essere universale e avere una strategia globale. Ma da dove ripartire? L'errore dei socialismi reali e di molti paesi del terzo mondo nel XX secolo è stato quello di riorganizzare i propri assetti sociali ed economici in vista di un «recupero» rispetto ai paesi imperialisti, senza mettere in discussione la questione stessa della sviluppo ed esaurendo quasi subito la spinta alla costruzione di una società diversa. «Nell'avvenire bisognerà mettere maggiormente l'accento sul"fare diversamente", senza peraltro ignorare che alcuni aspetti del recupero restano necessari».