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agenzie
L'ingerenza «democratica»
ge. co.
In base alla legge Foia, approvata dopo la fine dell'Amministrazione
Nixon, una giovane avvocata, Eva Golinger, ha avuto accesso a documenti
governativi, considerati top-secret, che provano l'ingerenza «democratica»
nordamericana nelle vicende politiche del Venezuela. E li ha pubblicati
in un libro, El código Chávez, ora tradotto in Italia da Ilaria Restifo,
a cura di Gian Luigi Nespoli (1). Uno scorrevole «verbale giudiziario»,
come lo definisce il cineasta Saul Landau nella postfazione, che
mostra l'impegno dell'amministrazione nordamericana per rovesciare
o deviare il governo del Venezuela, con la complicità delle oligarchie
locali. Una tattica ben collaudata nel corso del '900. L'elenco delle
«interferenze» è lungo: dal rovesciamento dei governi iraniano e
guatemalteco nei primi anni '50, all'assassinio di Patrice Lumumba
in Congo e all'invasione della Baia dei Porci a Cuba nei '60, al
Vietnam, al colpo di stato in Cile nei '70, al Nicaragua negli '80,
ad Haiti nei '90... Stesse strategie e stessi uomini - addestrati
alla Scuola militare delle Americhe e oggi in pensione dorata a Miami,
come l'attentatore Posada Carriles. Un elenco che si allunga all'oggi
attraverso l'onnipresente mano della Central Intelligence Agency
(Cia), l'agenzia di spionaggio per l'estero degli Stati uniti d'America.
Ma, come ricordano i documenti esaminati da Eva Golinger, non sempre il potente apparato militare segreto della Cia ha il ruolo preponderante nell'attuale progetto di «destabilizzazione costruttiva» perseguito da Washington. Un connubio di propaganda demonizzante e misure di embargo, decise a scapito di quei paesi che non eleggono la «democrazia giusta», prepara il quadro. E fiumi di denaro, erogati ai numerosi «enti» dalle più diverse e fittizie finalità benefiche, arrivano infine a «salvare il paese», proponendo la solita figura di comodo a rappresentare l'«opposizione democratica». Sulla base dei documenti raccolti, Eva Golinger ricorda la genesi di organismi quali la Fondazione politica americana (Apf), una coalizione di sindacati, industrie, uomini politici e accademie, tutti uniti per esportare la «democrazia» nel mondo: finanziando qualunque struttura (politica, sindacale, giornalistica) disposta a prestarsi alla bisogna. Su indicazioni dell'Apf, nell'83 viene creata la Ned, il National Endowment for Democracy Act, in base a una legge parlamentare (P.l. 98-164). I fondi della Ned servono a finanziare i progetti della Apf attraverso numerosi beneficiari, sfuggendo così a i vincoli legali. I due cubani che curano l'introduzione al libro, Rosa Miriam Elizalde e Rogelio Polanco, ricordano come uno degli strumenti della Cia - l'Agenzia Usa per lo sviluppo internazionale (Usai) - , dall'insediamento di Bush abbia ricevuto oltre 9 milioni di dollari da investire in progetti di destabilizzazione del loro paese. Tra i casi di ingerenza descritti da Golinger c'è quello di ben 67 finanziamenti, stanziati in Venezuela tra il 2004-2004, sei dei quali in uno dei quartieri poveri di Caracas - Petare - un forte bacino elettorale di Chávez: quasi 50.000 dollari vengono investiti in progetti educativi fantasma, impiegati in realtà per comprare voti durante il referendum vinto comunque da Chávez. La strategia politica, che ha fatto le prime prove in Nicaragua a scapito dei sandinisti, è la stessa messa in campo nelle cosiddette «rivoluzioni arancione», e non si ferma. Nell'ultimo numero della rivista Latinoamerica (2), diretta da Gianni Minà, un articolo di Salim Lamrani spiega come il Venezuela sia oggi fra le preoccupazioni più dirette del Pentagono: menzionato addirittura nel piano di difesa quadriennale, che di solito traccia linee generiche. Davvero grottesca suona allora la protesta di Condoleezza Rice contro le ingerenze di Chávez nelle politiche del Latinoamerica: mentre Chávez destina i soldi della vendita del petrolio per costruire un sistema sociale più equo, gli Stati uniti investono in armi; mentre il Venezuela offre 3,6 miliardi di dollari all'anno in aiuti all'America latina, Washington preferisce finanziare la cosiddetta opposizione democratica in Venezuela. Di quale democrazia si tratti, lo dimostrano i punti del programma presentati dal candidato dell'opposizione Manuel Rosales, tra i protagonisti del fallito golpe dell'aprile 2002: concentrazione dei poteri, programmi securitari, libero corso alla delazione generale. |