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Un caso di autoritarismo


Ph.S.G.

Quando è arrivata al potere, l'amministrazione di George W. Bush non aveva alcuna legittimità democratica. Bush aveva perso l'elezione a suffragio universale, l'accesso alla presidenza era avvenuto grazie a una decisione contestabile e contestata dalla Corte suprema, che aveva deciso di bloccare il nuovo conteggio dei voti in Florida.
Per numerosi giuristi specializzati in diritto costituzionale, l'arrivo di Bush rappresentava «un colpo di stato costituzionale, un accesso al potere non legale (1)». » per evitare una crisi costituzionale di grandi proporzioni che Al Gore si è piegato alla decisione della Corte.
Tuttavia, la nuova presidenza iniziava all'insegna dell'illegittimità.
Visto l'equilibrio delle forze (i repubblicani hanno perso il controllo del Senato nel luglio 2001), molti analisti si aspettavano una paralisi politica, una presidenza inevitabilmente modesta, sia sul piano interno che internazionale. » successo esattamente il contrario. Fin dall'inizio, la Casa bianca ha cercato di liberarsi di tutto quel che le impediva di agire indisturbata. Sul piano interno, piuttosto che governare al centro, come ci si aspettava, si è impegnata in una politica di confronto, destinata a polarizzare la società e ha condotto uno sforzo costante per fare arretrare l'insieme dei diritti duramente acquisiti dalle donne e dalle minoranze, durante gli anni '60 e '70. Karl Rove, consigliere politico del presidente, ora dimissionario, è stato l'artefice di questa strategia di conquista attraverso la mobilitazione delle forze più conservatrici della società con l'obiettivo di creare «una maggioranza repubblicana permanente».
Sul piano internazionale, la Casa bianca si è lanciata in una sistematica demolizione delle istituzioni e delle regole che reggono i rapporti internazionali. Nei mesi che hanno preceduto gli attentati dell'11 settembre, l'amministrazione ha annunciato l'intenzione di ritirarsi dal Trattato antimissile balistico del 1972 (Abm); ha opposto un categorico rifiuto al Trattato d'interdizione completa degli esperimenti nucleari (Tice), e ha fatto fallire il protocollo addizionale sulle armi biologiche che doveva essere negoziato a luglio del 2001. Infine, ha tentato di sabotare la creazione della Corte penale internazionale (2).
Indubbiamente, c'è una continuità tra queste prime azioni e l'assalto più deciso contro l'Organizzazione delle nazioni unite (Onu) e contro il diritto umanitario internazionale dopo l'11 settembre 2001. Il doppio programma, interno e internazionale, della destra ultranazionalista e revanscista è stato fortemente amplificato dopo gli attentati.
All'interno, gli attentati hanno sciolto i tradizionali vincoli che pesavano sull'esecutivo (la separazione dei poteri) e aperto la strada a una straordinaria concentrazione del potere. All'esterno, hanno favorito la messa in opera di un progetto imperiale. Poco dopo l'11 settembre, l'ex ministro della difesa Dondald Rumsfeld ha dichiarato al New York Times che l'avvenimento ha «creato il tipo di opportunità offerta dalla seconda guerra mondiale per rimodellare il mondo» (3).
Così, nel corso dei mesi e degli anni seguiti agli attentati, l'amministrazione si è arrogata il potere di passare sopra il diritto internazionale e la Costituzione americana. Il ministro della giustizia, Alberto Gonzales, anche lui dimissionario e probabilmente inquisito per abuso di potere, è stata una delle figure chiave di questa impresa antidemocratica.
In quanto consigliere giuridico del presidente dal 2001 al 2005, Gonzales è stato l'autore principale di una dottrina detta dell'«esecutivo unitario» che dà al presidente poteri quasi illimitati in tempo di guerra, compreso il potere di oltrepassare le Convenzioni di Ginevra e le protezioni che garantiscono contro la tortura.
Rove e Gonzales incarnano l'autoritarismo di una squadra che ha proceduto per successioni di colpi per consolidare il proprio potere. Le dimensioni interna e internazionale di questo sforzo erano e sono inseparabili, poichÈ la guerra senza limiti temporali o spaziali è servita e serve ancora da supporto alle pretese della Casa bianca di disporre dei poteri d'emergenza permanente.
L'uscita di scena di queste due figure centrali dell'amministrazione sottolinea l'indebolimento della Casa bianca dopo le elezioni legislative di novembre 2006. Tuttavia, non bisogna sottovalutare l'autonomia ancora grande dell'esecutivo, che controlla leve importanti della politica estera e della sicurezza, e che è appena riuscito una volta di più a far convalidare dalle due Camere del Congresso una legge liberticida (4).


note:

(1) Jack Balkin, «The die is cast», Balkinization (blog), 17 marzo 2003 (balkin.blogspot.com/2003_03_16_balkin_archive.html). Si veda anche Jack Balkin e Sanford Levinson, «Understanding the constitutional revolution», Virginia Law Review, Charlottesville, vol. 87, n. 6, ottobre 2001; e Bruce Ackerman, «Anatomy of a constitutional coup», London Review of Books, vol. 23, n. 3, 8 febbraio 2001.

(2) Si veda «La nuova strategia imperiale», Le Monde diplomatique/ilmanifesto, luglio 2001.

(3) The New York Times, 12 ottobre 2001.

(4) Il Protect America Act 2007 è stato votato l'estate scorsa, e dà all'esecutivo poteri pretesi di sorveglianza in materia di intelligence e di terrorismo, senza controllo giuridico.
(Traduzione di E. G.)