Le Monde diplomatique con il manifesto per tutto il mese a 3€
        
  
il secolo biotech di Jeremy Rifkin
Gioco a rischio con l'essere vivente
Jacques Robin
La procreazione di tutti gli organismi viventi è ormai a portata di mano per l'umanità. Questa capacità mette le nostre società di fronte alla terribile domanda sul senso della vita terrestre. Ma ciò che viene messo in gioco dal controllo del"Dna ricombinato" non viene percepito né dai responsabili sociali né dall'opinione pubblica. Grande merito del nuovo libro di Jeremy Rifkin, The Biotech Century (1), è di mettere ciò in evidenza.
Ecologista, economista, antropologo, Rifkin è già noto al grande pubblico grazie al successo della sua opera precedente, La fine del lavoro (2). In un affresco considerevole, l'autore delinea la situazione attuale delle scoperte fondamentali e delle innovazioni tecnologiche legate ai successi del genio genetico sulle piste del"Dna ricombinato". Analizza anche, con precisione, le disposizioni giuridiche introdotte negli Stati uniti per brevettare la vita e aprire così le porte a una bio-pirateria universale, favorevole ai potenti.
Nelle industrie agronome e farmaceutiche, progressi folgoranti permettono, fin da oggi, la produzione su vasta scala di vegetali e di animali geneticamente modificati e di medicine ad attività genetica. Una folle corsa per conquistare parti di mercato e profitti è in atto tra le imprese e tra gli stessi ricercatori. Ma sorgono domande cruciali: la propagazione massiccia nell'ambiente di migliaia di forme di vita prodotte in laboratorio non porterà a un enorme inquinamento genetico? Un esiguo numero di società multinazionali non stanno facendo man bassa sul patrimonio genetico mondiale ?
In realtà, sono il clonaggio e la divisione del genoma umano che sollevano l'interrogativo centrale: se entriamo nell'era dell'eugenismo per confezionare dei bambini su misura, la pretesa di dirigere noi stessi l'evoluzione di ciò che vi è di più complesso tra gli esseri viventi, non mette in questione l'evoluzione stessa del cosmo? La storia dell'eugenetica negli Stati uniti, di cui Rifkin delinea un quadro terrificante, porta numerosi scienziati a considerare naturale un'"eugenetica mercantile conviviale".
Come afferma con pertinenza Rifkin, i punti fermi classici dell'etica lasciano posto a una nuova linea di separazione"tra coloro che pensano che la vita umana abbia un valore intrinseco e coloro che pensano che abbia un valore utilitaristico". Per i secondi, le nuove"transgenesi" prodotte in laboratorio per trasformare l'essere umano devono essere messe al servizio dell'utilitarismo. Al di là di qualsiasi principio di precauzione, al di là di qualsiasi riflessione scientifica e civica, questi"nuovi prodotti viventi" devono essere messi sul mercato. Se venisse accettato che l'economia capitalista di mercato regoli i bisogni e i desideri, e pretenda costituire il solo produttore di senso delle società umane, si aprirebbe la porta a eccessi irreversibili. Così, gli"effetti di soglia" del genio genetico, una volta abbandonati all'ultraliberismo, avrebbero conseguenze ancora più temibili del superamento dei"limiti" nell'utilizzazione dell'energia nucleare. Questa volta, è il destino stesso della vita che si troverebbe nelle mani di apprendisti stregoni immaturi.
note:
(1) Jeremy Rifkin, The Biotech Century. Harnessing the Gene and remaking the World, JP Tarcher, 1988. Le Siècle biotech. Le commerce des gènes dans le meilleur des mondes, tradotto dall'inglese da Alain Bories e Marc Saint-Upéry, La Découverte, Parigi, 1998, 347 pag., 145 FF.
(2) In edizione italiana: Jeremy Rifkin, La fine del lavoro, Baldini e Castoldi, 1995.