Quando l'Ocse si contraddice
B.C.
Non ci facevamo nessuna illusione sugli"studi" pubblicati dall'Organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione economica (Ocse): realizzati attraverso un prisma ultra-liberale, questi studi mirano soltanto a"dimostrare" la fondatezza dei postulati di partenza per prescrivere sempre più liberalizzazioni, deregulation, privatizzazioni ecc. Ma questo non impedisce alla stampa di dare loro grande importanza e di diffondere presso l'opinione pubblica e i governi analisi circonfuse di aura"scientifica" scritte da prestigiosi"economisti internazionali".
Peccato! Come le altre, l'istituzione del Chateau de la Muette (1) non è esente da disfunzioni burocratiche che la portano a commettere errori.
Rilettura insufficientemente vigile? I responsabili della pubblicazione dell'ultimo rapporto sull'occupazione (2) hanno in effetti lasciato passare, nel capitolo 2, un enorme sproposito: le misure di deregulation del lavoro non avrebbero"che pochi o nessun effetto sul livello globale della disoccupazione". E' come cancellare anni di sforzi per tentare di provare il contrario e tessere l'apologia della flessibilità. Redatto dagli esperti del dipartimento affari sociali dell'Organizzazione che ingenuamente lavorano a partire da cifre precise e che, travolti dal loro slancio, arrivano a conclusioni poco riflettute il capitolo eretico ha subito suscitato la collera degli economisti che lavorano in un altro dipartimento e che possono teorizzare senza essere influenzati da volgari dati empirici. I governi spagnolo e italiano, tra gli altri, si sono inquietati per le armi che in questo modo venivano fornite ai sindacati che avrebbero potuto, per una volta, far riferimento a un documento dell'Ocse per lottare contro la deregulation e la precarizzazione del mondo del lavoro.
Il segretario generale, interrogato dal Financial Times (3), si è avventurato a minimizzare la portata del capitolo incriminato che, ha affermato,"è solo la prima tappa di uno studio in corso, che ha bisogno di dati supplementari", mentre la presentazione che ne è stata fatta costituisce"un errore di comunicazione".
In un comunicato alambiccato, si sforza di confondere le acque affermando che"focalizzare l'attenzione su questa proposta porta a dare soltanto una visione parziale dell'orientamento generale dello studio". E ricorda che la strategia raccomandata resta"la flessibilità accresciuta (...) nel tempo di lavoro, nei costi salariali e di manodopera e nella legislazione destinata a proteggere l'occupazione" (4).
note:
(1) Cfr."L'eminenza grigia del Castello", Le Monde diplomatique/ilmanifesto, marzo 1998.
(2) Ocse, Perspectives de l'emploi, Parigi, giugno 1999.
(3) Financial Times, 9 luglio 1999.
(4) Comunicato del 13 luglio 1999.