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Il rapporto 2001 dell'Undp

Tecnologie e sviluppo


Ph. R.
Se nei prossimi anni gli Stati uniti, come previsto, cercheranno in India circa 100mila programmatori informatici, la perdita per l'India ammonterà a quasi due miliardi di dollari all'anno. Proponendo di «tassare la fuga dei cervelli», l'undicesimo Rapporto mondiale sullo sviluppo umano (1) richiesto dal Programma delle Nazioni unite per lo sviluppo (Undp) vuole ricordare che i progressi tecnici hanno valore solo se messi al servizio dell'umanità. Nella sua prefazione, Mark Malloch Brown, amministratore dell'Undp, chiede una nuova «collaborazione» tra scienza e sviluppo. Come l'istruzione - sottolinea Malloch Brown - anche la tecnologia è il motore, e non solo la conseguenza, di un miglioramento delle condizioni economiche e sociali.
La scienza, quando dipende solo dal mercato, non sa più rispondere ai bisogni essenziali. A monte i brevetti non spingono a sviluppare prodotti per i quali non esiste una domanda solvibile. A valle una sorte di «prezzo globale» vieta alle popolazioni povere di beneficiare delle scoperte. Al mercato quindi bisogna sostituire un nuovo strumento, capace di portare la ricerca sulla strada del «bene pubblico globale».
Il rapporto è ricco di proposte per ridurre le disuguaglianze di accesso alle tecnologie. Un approccio innovatore potrebbe essere quello delle «promesse di acquisto». «Nel 1714 il governo britannico offriva 20mila sterline, una fortuna per l'epoca, a chi avesse concepito un sistema di misura della longitudine in mare. È così che nel 1735 l'orologiaio e inventore John Harrison metteva a punto il cronometro marittimo di precisione che gli permetteva di vincere il premio».
Se un fondo mondiale o regionale proponesse di comprare un medicinale contro la malaria, non c'è dubbio che l'industria farmaceutica ritroverebbe la sua vocazione iniziale (2).
Il rapporto si interessa anche a due argomenti considerati indissociabili: la gestione del rischio tecnologico e la definizione delle priorità della ricerca. «I dibattiti sulle tecnologie emergenti tendono a rispecchiare le preoccupazioni dei paesi ricchi. (...) Il libro elettronico è forse considerato una minaccia dai dipendenti delle grandi case editrici nel mondo, ma potrebbe essere una fortuna per i programmi educativi nei paesi poveri». Con un atteggiamento più polemico, il rapporto chiede un consistente sforzo da parte della ricerca pubblica per creare nuove varietà agricole - anche attraverso modifiche genetiche - per fornire complementi nutritivi e una maggiore produttività ai piccoli agricoltori del Sud. Anche se non bisogna sottovalutare i rischi, non si possono comunque trascurare i benefici potenziali per i più poveri.
note:
(1) Sakiko Kukuda-Arr (a cura di), Mettre les nouvelles technologies au service du développement humain. Rapport mondial sur le développement humain 2001, Programma delle Nazioni unite per lo sviluppo (Undp), New York, De Boeck & Larcier, Parigi, Bruxelles, luglio 2001. L'edizione italiana è curata da Rosenberg&Sellier, Torino.
(2) Per organizzare il finanziamento del software di libero accesso Chris Rasch propone un meccanismo simile: si legga «The Wall Street Performer Protocol: Using Software Completion Bonds to Fund Open Source Software Development», First Monday (rivista su internet), giugno 2001, http://firstmonday.org/